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ReVamp: Il fattore imprevisto

Anche in piena estate LoudVision non si lascia scappare l’occasione per parlare con un artista di livello internazionale. Trattasi di Floor Jansen, anima della band symphonic metal olandese ReVamp ed ex After Forever. Dopo una gestazione iniziata nel 2010 sta per essere pubblicato “Wild Card”, il secondo disco in studio. Ma non c’è solo questo, perché sullo sfondo crepita il fuoco freddo di una band celeberrima.

Ciao Floor e benvenuta su LV. La produzione del secondo album dei ReVamp sembra essere stato un processo lungo e tormentato.
Non direi tormentato. È vero, prima mi sono ammalata e abbiamo dovuto cancellare i concerti dei ReVamp, poi sono stata ingaggiata dai Nightwish per il tour mondiale. È stata certamente una sfida e una fatica gestire le varie cose. Ma quando con gli altri della band abbiamo potuto lavorare insieme c’è stata molta creatività ed è andato tutto molto bene. Abbiamo ottenuto di posticipare la pubblicazione del disco, ma solo per rendere possibile il tour dei ReVamp

“Wild Card” suona proprio aggressivo. Chi nella band ha spinto più in questa direzione?
Per questa caratteristica devo fare i nomi di Jord Otto, uno dei chitarristi, e del tastierista, Ruben Wijga. Penso però di avere spinto anch’io in questa direzione e si può sentire dall’uso della voce. In generale, fare un album più heavy era una cosa voluta da tutti.

Durante le registrazioni di “Wild Card” eri in tour coi Nightwish. Come hai potuto partecipare alla stesura dei pezzi?
Infatti. Ho raggiunto gli altri in Olanda quando l’80-90% delle canzoni era già pronto, io dovevo solo registrare le parti canore. I testi e le linee vocali sono cosa mia, ovviamente, mentre la produzione si deve a Joost Van Den Broek. Non è la prima volta che lavoro con lui è la sua opera di coordinamento è stata fondamentale. Grazie a lui non sentivo troppo il peso della distanza dallo studio mentre ero in giro con i Nightwish.

I titoli di alcuni brani riecheggiano il tema della malattia, esatto?
Proprio così, anche se limitatamente ad alcune canzoni. “The Anatomy Of A Nervous Breakdown” è un titolo che parla chiaro, sono tre canzoni connesse. L’ispirazione viene dal mio esaurimento e malattia che tante complicazioni hanno creato, come per esempio l’assoluta difficoltà a relazionarsi con le altre persone. Altre canzoni hanno qualche relazione tra di loro, ma solo parzialmente. Non c’è da parlare di concept, perché le musiche non sono state scritte in quest’ottica ma una separatamente dall’altra. Anche le tre “The Anatomy” hanno una connessione solo testuale.

La band andrà finalmente in tour?
Ci siamo aggregati al tour dei Kamelot che parte in novembre in giro per l’Europa. Passeremo anche in Italia, anche se purtroppo per un solo show. Altri faranno seguito nel 2014 e andremo anche in Sud America.

Nell’album si sentono diverse voci in growl. Chi sono?
In “Misery’s No Crime” c’è la voce death di Mark Jansen degli Epica. Ma il resto del growl è mio! È la prima volta che mi metto alla prova con questo tipo di canto ed è stata una vera sfida trovare la tecnica che unisce cantato rock, scream e grunt. Ma una volta che si impara a farlo bene non è dannoso per le corde vocali, altrimenti non l’avrei mai fatto. Quando sarà tempo di tour, comunque, non credo che ringhierò ogni sera, altri nella band possono farlo.

C’è da attendersi un video per un brano di “Wild Card”?
Abbiamo uno video prossimo all’uscita: non proprio un video clip ufficiale, ma immagini che scorrono. Non posso anticipare di che canzone si tratti.

Il tour coi Nightwish ti ha fornito nuovi spunti o idee per cantare?
Non particolarmente: tutte le parti “operistiche”, per esempio, le eseguivo già in precedenza. Piuttosto, negli ultimi due anni e mezzo ho provato cose che in passato – se mi fossero state richieste, a prescindere che fossi con ReVamp o Nightwish – non avrei saputo fare. Dicevo del growl, ma è tutta una ricerca di nuovi elementi per uno stile che sia mio e personale, che possa suonare aggressivo oppure dolce, rock o morbido. Penso che abbiamo qui qualcosa di diverso rispetto all’epoca con gli After Forever. Magari le caratteristiche della mia voce che scopro oggi erano già da qualche parte tanti anni fa, ma vengono fuori una alla volta.

È arrivata la proposta per entrare nei Nightwish?
Eh! Penso che la leggereste ovunque nel momento in cui venisse fatta. Non posso dire nulla al momento, sono decisioni che si faranno più avanti. Certo mi sono trovata benissimo durante il tour con la band.

Nella canzone “Neurasthenia” compare una voce che suona familiare...
C’è Devin Townsend che duetta con me. Voglio però citare tutti gli ospiti, dato che ho già detto di Mark. Il coro è composto da me, Marcela Bovio degli Stream Of Passione e Daniel De Jongh dei Textures. Al basso c’è Johan Van Stratum, sempre degli Stream Of Passion: il suo lavoro è stato prezioso perché ha lavorato nel pochissimo tempo rimasto dopo la fuoriuscita del precedente bassista. Riguardo a Devin, io avevo già collaborato a un suo disco. Adoro l’effetto che risulta dalle nostre voci insieme. La sua condizione per cantare per i ReVamp era di scrivere lui stesso le sue parti di testo, cosa che però non ha avuto tempo di fare. Alla fine ha cantato il mio testo, sempre a suo modo però, ed è stato fantastico.

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