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  • Revenant – Redivivo

    Diretto da Alejandro González Iñárritu

    Data di uscita: 16-01-2016

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Il cacciatore di pellicce Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) viene aggredito da un orso e lasciato a morire solo e disarmato dai suoi compagni. Nonostante le gravi ferite, Glass sopravvive e, spinto da un inarrestabile desiderio di vendetta, percorre 300 chilometri per scovare l’uomo che lo ha tradito, John Fitzgerald (Tom Hardy). 

Questa è l’incredibile storia vera di Hugh Glass, raccontata nel romanzo del 2003 di Michael Punke “The Revenant: A Novel of Revenge. Una storia di sopravvivenza e vendetta, che coinvolge uomini imperfetti, umani nel senso, forse, meno nobile del termine, messi l’uno contro l’altro dalla contingenza. Pragmatica gente di frontiera, sicuramente non eroi.

Revenant – Redivivo” di Alejandro González Iñárritu si ispira molto liberamente a questa vicenda, modificandone alcuni, essenziali, particolari e scegliendo un approccio quasi manicheo.

Così, il personaggio di Glass, privato di ogni possibile ambiguità morale, viene nobilitato con un passato tragico e un figlio (Hawk, interpretato da Forrest Goodluck) nato dall’amore con una donna nativa americana, da proteggere dai pregiudizi degli uomini bianchi e in particolare da quelli di John Fitzgerald. 

Di contro, Fitzgerald, sebbene abbia anch’esso alle spalle un evento traumatico, è tratteggiato in modo abbastanza bidimensionale, come un mercenario senza morale, pronto a tutto pur di racimolare qualche soldo e salvare la pelle. È interessante notare come a lui sia affidato il discorso più interessante nel film, un monologo che verte sul fatto che in natura non ci sia giusto o sbagliato, ma solo preda e predatore, in una vicenda che mostra netti contorni morali tra eroe e antagonista.

La storia, così, rinuncia ad ogni volontà di realismo e problematicità, perdendosi troppo spesso in un simbolismo eccessivamente didascalico, mentre l’incredibile visione estetica prende il sopravvento sulla sostanza.

“Revenant” è un film tecnicamente eccezionale, in cui la stupefacente fotografia di Emmanuel Lubezki, alle prese con luci e paesaggi naturali, è in sintonia come non mai con il grande talento registico di Iñárritu, che alterna inquadrature strettissime ed opprimenti, piani sequenza da lasciare senza fiato e splendidi campi lunghi.

I momenti di forte impatto (come, ad esempio, la sequenza iniziale dello scontro o quella dell’attacco dell’orso) non mancano, ma, in questo continuo sfoggio di virtuosismo tecnico, è l’aspetto umano della vicenda ad essere messo da parte.

Per quanto Leonardo DiCaprio si impegni nell’interpretazione — per la maggior parte del tempo muta — di un ruolo non facile, talvolta caricandola di un pathos addirittura eccessivo, il dolore fisico e mentale, la fragilità e il coraggio di Hugh Glass non riescono mai ad emergere in modo convincente, mostrando invece un personaggio inarrestabile e a tratti sovrumano. Si sceglie, poi, di affidare il racconto del dramma interiore dell’uomo a una serie di visioni oniriche, rappresentazioni del suo subconscio, che ricordano in qualche modo il cinema di Terrence Malick, ma rimandano ad una dimensione contemplativa e spirituale appena abbozzata, con l’unico risultato di appesantire la narrazione.

Tom Hardy, al contrario, riesce nel difficile compito di dare credibilità ad un personaggio tagliato con l’accetta come Fitzgerald, con la sua recitazione brusca e ruvida, adatta al contesto. 

Il contesto è, naturalmente, quello di una sporca, violenta e ben poco edificante storia del regolamento di conti tra due uomini del selvaggio West, ma “Revenant”, pur non avendo paura di mostrare una certa brutalità nelle immagini, sembra quasi vergognarsene, provando con forza ad essere altro. Così, fa dell’esercizio di stile la sua ragion d’essere e cerca di portare avanti un discorso sul rapporto tra uomo e natura non abbastanza profondo da stimolare la riflessione.

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Contro

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