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  • Revenge: Infiltration. Downfall. Death

    Revenge

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Canadian metal, just obey…

Quando la convinzione è tutto. Un credo un po’ troppo diffuso ma che ogni tanto trova anche la sua giusta dimensione, come è il caso per questi Revenge, figlio deforme (l’anagrafe ci dice nato nel 2000) di un gruppo di pazzi che si dividono tra Axis of Advance, Angelcorpse.
Il luogo di nascita è il Canada, ma non certo quello delle raffinate derivazioni pinkfloydiane che i Voivod hanno portato alla ribalta. Certo che no. Questo è un altro Canada, con un padre fondatore che di nome fa Blasphemy, il cui verbo è quello della violenza più cieca e oltranzista, in bilico tra il serio ed il demenziale.
I Revenge sembrano essere il figlio prediletto del lato distorto della nazione, reincarnazione della cult band Conqueror, che sotto nuova forma porta avanti con fierezza una proposta musicale che fa della violenza del death metal un mezzo e delle idee del black metal un fine, il tutto shakerato con un immaginario guerresco delirante e che trova applicazione nelle foto, nelle copertine in stile marziale e nel reiterato uso di tre parole puntate per i titoli.
Prendete i Myahem di “Deathcrush”, dategli una produzione migliore ma non per questo pulita, fateli suonare come se fossero un gruppo grind e avrete qualcosa di non distante dai nostri prodi canadesi. Questi 8 pezzi seguono poche e semplici regole: velocità smodate, solo dissonanti e vocals che passano senza troppi fronzoli dallo scream più ferale ad un gorgogliare degno della peggiore delle creature lovecraftiane; una tortura auditiva dall’inizio alla fine, senza punte di diamante ma dal quale emerge un feeling malsano, malato ai livelli di guardia, vero asso nella manica di un lavoro altrimenti sul binario diretto per l’oblio. Il pregio di “Infiltration.Downfall.Death” è di durare solo 30 minuti, il difetto è che comunque dopo il primo brano avrete già ascoltato tutto il disco; tutto il resto è chaos.

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