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Il regista coreano Im Kwon-taek presenta fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2014 la sua ultima fatica “Revivre“. Ma non è assolutamente una fatica asssistere ad un’opera che pure, per temi trattati, poteva rischiare di scottarsi per la pesantezza dei toni o il programmatico melodramma: si parla di cancro, di malattia terminale, di elaborazione del lutto.

Senza arrivare alle vette toccate in materia recentemente da Michael Haneke con il suo “Amour”, ci troviamo di fronte a un film riuscito, delicato, quasi didattico per come mostra compostamente e con grazia argomenti mille volte trattati come il distacco, la ridefinizione dei rapporti umani, la nascita di un nuovo amore.

Dopo quattro estenuanti anni di lotta in seguito alla diagnosi di un tumore la moglie di Oh, un cinquantenne, lascia il mondo. Per il funerale accorrono tante persone e alcuni dipendenti dell’azienda hanno addirittura l’ardire di presentarsi con dei documenti che richiedono la firma di Oh. Mentre discutono sulle immagini e sulle modelle da scegliere per il lancio di un nuovo prodotto per la stagione invernale, la testa di Oh è altrove. Choo Eun-joo, donna che per lungo periodo ha scombussolato i suoi sentimenti, si aggira per la casa …

È da invidiare la sensibilità orientale legata al trapasso, la totale mancanza di retorica in materia. In un film in altri punti molto rivolto alla mondo occidentale e ad esso omologato, sono proprio le sequenze più funerarie a rivendicare con orgoglio la propria specificità culturale.

Im riesce ad essere universale con una storia intima, privilegio riservato ai grandi e, in un’opera che stenta a decollare, a regalarci una seconda parte  che sfiora il sublime. Non dimenticherete mai più una scena della coppia in bagno, incontrollate funzioni corporali, mani tenere che si congiungono, atto d’amore immenso.

E nel finale (forse) perdonerete al regista e al protagonista Ho un atto senza dubbio crudele, ma che testimonia proprio quell’onestà e quella specificità di cui parlavamo poco fa. Per rivivere, bisogna chiudersi tutte le porte alle spalle.

Pro

Contro

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