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Troppo secondo i piani

Al Jourgensen, durante la militanza nei Ministry, è sempre stato coinvolto in progetti paralleli. A maggior ragione ora che la band di Chicago ha chiuso i battenti, la sua attenzione si è spostata su una creatura fondata nel 1983 insieme a Richard Jonckheere e Luc Van Acker, da sempre deputata a dare sfogo alla vena più festaiola della sua anima: i Revolting Cocks.

“Got Cock” ne è il nono album, un disco che rispecchia in pieno lo stile della band, con un industrial metal che concede la ribalta all’elettronica e quasi ghettizza gli elementi metal in senso stretto, tanto che neppure i richiami ai Ministry risultano essere così immanenti. I testi – anch’essi come da copione – si affidano al linguaggio figurativo, brulicante di cocks, fuck e bitch e anche la copertina è un vessillo di pagana lussuria.

Al Jourgensen prosegue per la sua strada, senza cambiare di una virgola la proposta. Per questo motivo, nonostante la produzione e i contenuti abbiano una qualità accettabile, “Got Cock” non cattura l’attenzione, stanca con facilità, abbonda di campionamenti e non consente di rinvenire quella commistione tra elettronica e atmosfere seventies che doveva essere alla base del sound. In definitiva, un mezzo passo falso.

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Contro

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