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Rhapsody Of Fire: Il ritorno dei bardi italiani

A pochi giorni dall’uscita del nuovo album “Frozen Tears Of Angels” abbiamo intervistato Luca Turilli, chitarrista e fondatore dei Rhapsody Of Fire.
La band, spesso criticata in Italia, sembra essere ad un punto cardine della carriera con un ritorno impetuoso alle sonorità forti e veloci dei primi album.
La chitarra di Luca Turilli, un po’ assente negli ultimi due album, torna ad essere protagonista con il suo virtuosismo e la sua potenza.
Ecco cosa ci ha svelato lo stesso Luca.

Ciao Luca, finalmente è uscito il nuovo disco dei Rhapsody Of Fire. Già ad un primo ascolto si può notare che si tratta di una produzione di notevole impatto, nel pieno dei vostri standard. Ci racconti dell’idea di “Frozen Tears Of Angels”?
Bisogna far notare che questo è il primo album di cui io e Alex siamo i produttori assoluti. Fino ad oggi abbiamo lavorato sempre con Sasha Paeth come produttore e co-produttore. Questa volta lui era impegnato con gli Avantasia e quindi l’abbiamo visto solo due giorni.
Collabora ancora con noi al missaggio dei brani perché siamo amici di vecchia data e poi perché lui è bravissimo… è in grado di fare il missaggio di qualunque genere: heavy metal, power, black.
Sul nostro lavoro posso dire che abbiamo prodotto dei brani con delle sonorità molto forti. In questo capitolo della saga volevo soffermarmi sulla personalità e sulle emozioni dei personaggi. Raccontiamo le speranze ma soprattutto le paure e le angosce che i protagonisti provano in questo viaggio attraverso terre sconosciute.
Abbiamo utilizzato, provocatoriamente, della musica forte per raccontare queste emozioni che fanno parte della vita di tutti noi.

Ma rimane sempre il messaggio positivo che caratterizza le vostre storie…
Certamente. A differenza di certe band metal noi parliamo del male che esiste e fa parte di noi, ma mandiamo il messaggio che questo male può essere sconfitto attraverso la lotta.
Io l’ho vissuto personalmente lottando contro un tumore che ho avuto da giovane, prima di fondare i Rhapsody Of Fire. Ho vissuto tra la vita e la morte e posso dire di essere miracolato. Quindi quando ascolto i brani di quest’album e penso al senso che abbiamo voluto trasmettere mi emoziono moltissimo.

Dicevi che questo è il terzo capitolo della saga; la narrazione si ferma per dar spazio all’esplorazione dei personaggi…
Esatto. I primi due album della saga erano più descrittivi e servivano da introduzione allo scenario e ai protagonisti. In “Frozen Tears Of Angels” invece abbiamo voluto osservare la storia da un altro tipo di prospettiva ovvero dall’interno dei personaggi. Infatti i testi sono molto più cupi, drammatici ed intimisti rispetto al passato.

Anche la musica è diversa dall’album precedente caratterizzato da uno stile molto orchestrale. Siete tornati alle sonorità power metal dei primi album…
In “Frozen Tears Of Angels” abbiamo ripreso le sonorità metal più dure superandole. Non abbiamo mai avuto delle ritmiche così forti.
Forse in “Dawn of Victory” e in “Power Of The Dragonflame” c’era qualcosa ma ora obbiamo raggiunto un livello superiore. Questo album rappresenta un nuovo inizio per i Rhapsody Of Fire.
Siamo riusciti a raggiungere il nostro sogno musicale di unire la potenza del metal alle sonorità orchestrali tipiche delle soundtrack. Questa per noi è la miglior espressione della musica epica.

Devo dire che, da chitarrista, mi è un po’ mancata la tua presenza in “Triumph Or Agony” ma ora sembri tornato il virtuoso di sempre.
Hai ragione (ride, ndr). Per quanto mi riguarda posso dire di aver ricominciato a suonare la chitarra riscoprendo lo stile neoclassico dei grandi musicisti come Paganini. Ho sempre fatto delle trascrizioni di opere di questo tipo quindi quando ho incontrato Tom Hess che mi ha proposto di realizzare insieme delle lezioni di chitarra neoclassica ho accettato molto volentieri. Questo mi ha dato un forte stimolo per ricominciare a suonare la chitarra.
Tieni conto che negli ultimi anni mi sono dedicato quasi esclusivamente alla composizione… avrò suonato sei mesi in dieci anni (ride, ndr). Ora suono anche con scale diverse da quelle che ho usato finora. Credo che il risultato si senta in quest’album.
[PAGEBREAK] Anche Alex Staropoli ha inserito delle novità con l’uso dei sintetizzatori.
Si, Alex all’inizio era un po’ restio ad introdurre suoni più moderni. Io già dai miei primi lavori come solista ho utilizzato le tastiere con suoni più elettronici e moderni, ispirandomi alle colonne sonore di film come “Resident Evil” e “Matrix”.
Quindi ho cercato più volte di portarlo in questa direzione e questa volta ce l’ho fatta… ho superato la sua anima conservatrice!

Anche in questo album Fabio Lione canta sia in italiano che in inglese ma qual è la sua preferenza in proposito?
Tutto è iniziato quando ho scritto il testo di “Lamento Eroico”. All’inizio l’abbiamo considerata un esperimento poi visto il successo di questa canzone abbiamo
iniziato a scrivere sempre più parti di cantato in italiano. Alla fine ci siamo accorti che sia io che Fabio preferiamo i testi in italiano (ride, ndr).
Sasha sostiene che Fabio canti molto meglio ed anch’io penso che con la sua lingua madre riesca a dare di più.

Come è nata la vostra collaborazione con Christopher Lee? C’è anche la voce di Susannah York in quest’album.
È stato l’agente di Lee a contattarci. Dopo aver recitato ne “Il Signore Degli Anelli” e in due “Star Wars” Lee si è appassionato alle saghe fantasy e quindi cercava
un band che facesse questo tipo di musica con cui collaborare. Per noi è stato un grandissimo onore… una delle cose più belle che ci è accaduta negli ultimi anni.
Susannah York invece ci è stata presentata durante un provino negli U.S.A. Lei era lì per altre ragioni e non sapevamo chi fosse finché non ci è stata presentata.
È successo tutto per caso.

Quando potremo tornare a vedervi in concerto in Italia?
Al momento il tour è in fase di pianificazione quindi non posso dire ancora nulla ma faremo sicuramente diverse date in Italia.

A presto allora!

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