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For the king, for the land, for the mountains

Con “Symphony Of Enchanted Lands”, sicuramente l’album più noto della discografia dei triestini, i Rhapsody scrivono il secondo capitolo della saga di Algalord, nata dalla fervida mente di Luca Turilli e adattata in musica con l’ausilio del tastierista Alex Staropoli. Il power metal già pomposo e, come è stato poi definito, hollywoodiano dell’esordio accentua ancor di più le proprie caratteristiche e diventa spesso vera e propria colonna sonora per le gesta narrate dalla voce di Fabio Lione, intervallate da spezzoni di contorno che contribuiscono a rafforzare l’effetto filmico nonché l’atmosfera magica e grandiosa.
A cominciare dal maestoso prologo “Epic Furor” fino alla conclusiva title track, che nei suoi tredici minuti racchiude come da copione tutte le caratteristiche del suono rhapsodiano, si spazia dalla semplice narrazione alle orchestrazioni più ariose, soffermandosi spesso su vere e proprie corse al ritmo di doppia cassa. In questo contesto si sviluppa un’epica a buon mercato che avrà grande successo tra il pubblico italiano e non, aprendo un nuovo mercato e dimostrando che la semplicità può pagare nel momento in cui si unisce a un’ispirazione in grado di portare dei pezzi immediati e irresistibili direttamente a contatto anche con gli ascoltatori più distratti. Quel che è certo, oltre al fatto che un gioco del genere non può avere una longevità lunghissima, è proprio che di fronte a “Symphony Of Enchanted Lands” non si può restare inermi. Come si diceva al tempo di “Legendary Tales” a riguardo della stessa attitudine del gruppo, anche in questo caso non c’è spazio per sentimenti poco marcati: per la sua funzione nei confronti della scena italica e per l’irrefrenabilità di pezzi come “Emerald Sword”, noi consigliamo di vivere l’intensa e ardente passione che anima questo disco.

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