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  • Rh-Umornero: Umorismi Neri

    Rh-Umornero

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Tic-tac-tic-tac

Francamente stupisce leggere in rete opinioni così lontane da quelle che vengono in mente a chi vi scrive, parlando di questo album. Leggendo parole come “solido”, o “ben prodotto”, in termini entusiastici viene da chiedersi se non si sia perso di vista il punto, quandi si recensisce un album. Fermo restando che si tratta pur sempre di gusti, e che le caratteristiche sopra elencate sono realmente attribuibili al lavoro dei Rh-Umornero, non si capisce quali altre qualità possano far gridare al semi-capolavoro.

Quello che ci viene incontro ascoltando questi pezzi è un lavoro quadrato e potente, ma profondamente fuori tempo e privo di idee che si scostino dallo standard stabilito 15 anni fa dalle parti di Seattle o, ancora prima, da cera dark-wave metà anni ’80. In brani come l’apripista “L’Equilibrio” o “Punto Di Vista” la noia e il già sentito, in questo senso, oltrepassano davvero i limiti.

Con i testi, purtroppo, la situazione non migliora, pur intravedendosi netti margini di miglioramento. Le immagini descritte da Carlo De Toni sono quasi sempre di ispirazione solipsistica e autoreferenziali nella tradizione del rock italiano (Timoria, o Malfunk a voler essere un po’ cattivi), ma di tanto in tanto lasciano spazio ad idee più interessanti come ne “Il Segreto” o “Porto I Segni”, in cui l’italianità è meno inflazionata a favore di immagini più offuscate e meno palesi.

Per chiarezza: non si tratta di un disco brutto, scritto male o suonato coi piedi. “Rumorismi Neri” avrebbe fatto una gran figura anche solo una decina di anni fa… Ma il tempo passa ed evidentemente restare al passo non è sempre così facile. Se poi quella dei pisani è una scelta precisa, tanto di cappello per aver centrato un obiettivo prefissato, ma francamente là fuori c’è troppa roba più interessante da comprare.

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