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Riccardo Rossi presenta THAT’S LIFE! Questa è la vita!

Giovedì 10 marzo Riccardo Rossi ha incontrato la stampa per la presentazione del suo ultimo lavoro teatrale, “THAT’S LIFE! Questa è la vita!”, in una tavola rotonda a Roma. L’opera, scritta insieme ad Alberto Di Risio (che ne cura anche la regia), andrà in scena dal 15 al 27 marzo presso la Sala Umberto di Roma e proseguirà con una tournèe in diverse città, dopo le anteprime del 12 e 13 al Teatro Moderno di Latina e il grande successo già riscosso nella doppia “data zero” del 5 e 6 marzo al Teatro Rivellino di Tuscania (VT).

Lo spettacolo della vita è rappresentato in uno one man show esilarante: nonostante ogni individuo conduca un’esistenza diversa, Rossi identifica le caratteristiche che, in varie fasce di età, li accomunano tutti, raccontando le tappe più importanti della vita e tutti gli imbarazzi e gli impacci che le accompagnano, per non prenderci troppo sul serio, per ridere delle difficoltà e di noi stessi, nonostante non manchi spazio anche per la riflessione.

L’attore romano non ha certo avuto problemi nel rompere il ghiaccio, accogliendo i giornalisti con la sua consueta e prorompente verve, intrattenendoli in quello che è si rivelato un piccolo spettacolo a loro favore che ha creato un clima disteso e confidenziale. Ogni domanda è stata in effetti occasione per creare simpatiche e vivaci gag che hanno messo in luce le grandi doti improvvisative di Riccardo Rossi e la sua capacità di cogliere spunti comici in ogni circostanza. Anche durante l’attesa iniziale Rossi è riuscito ad evitare scomodi silenzi parlando di episodi della vita del famoso produttore George Martin, considerato il “quinto Beatles” (purtroppo scomparso pochi giorni prima), raccontando nel suo stile estroso aneddoti del lavoro di Martin con Burt Bacharach e dimostrando così di avere anche una invidiabile cultura musicale. Poi si è soffermato sulla tipica usanza dei turisti di farsi fotografare sul passaggio pedonale di Abbey Road, nel tentativo di imitare la copertina del celeberrimo album omonimo dei Beatles, spesso però con tecniche discutibili e risultati comici per gli osservatori.

“Ci sono andato di domenica mattina”, ha raccontato, “pensando di trovare meno gente. Gli inglesi sono stati tutti molto gentili quando hanno visto cosa stavo facendo. Volevo che fosse perfetta. Poi mi sono messo ad osservare cosa facevano gli altri turisti: i cinesi sono incredibili, non avevano capito niente di come si fa la foto sulle strisce, andavano al contrario, da destra verso sinistra, so’ matti. E poi si giravano a guardare verso la fotocamera! Non si fa così! E io stavo lì a gridargli: ‘No camera! No look in the camera!’”.

In questo clima disteso Rossi ha poi aperto la tavola rotonda parlando del suo show:

Locandina“Ho scritto questo spettacolo insieme ad Alberto Di Risio. L’Idea in realtà era nata già durante il mio lavoro precedente, “THAT’S LIFE!” riprende il fil rouge di “L’amore è un Gambero”. Dopo aver raccontato pregi e difetti dell’amore ho pensato che lo stesso discorso si potesse estendere a tutta la vita, così l’ho divisa in fasce di età. Da 0 a 15 anni è il periodo dell’incoscienza, è un soffio: 3 anni di pannolini, 2 d’asilo, 5 di elementari, 3 di medie, 2 di pugnette ed è finita. Dai 16 ai 18 sono gli anni del liceo, gli anni del guado, dei primi amori che ti distruggono. Dai 19 ai 35 sono gli anni più belli, quelli della giovinezza. A 40 ti sposi, a 50 divorzi. Poi faccio un monologo sui 45. A 60 anni scopri la musica classica (a me piace tanto Bach, mi rilassa) e la scopri sull’aereo, in viaggio, perché a questa età i figli se ne vanno e tu inizi finalmente a viaggiare. I 70 li considero gli anni del Rock, perché i settantenni attuali sono quelli che in gioventù hanno conosciuto in prima persona il Rock, e li vedi ancora oggi a settant’anni che si sentono ventenni col giubbotto di pelle, come Keith Richards. A 80 anni te ne senti comunque 80, a 90 beato chi c’ha n’occhio e poi è finita. Chiudo con i 50, la fascia di età nella quale mi trovo. È un periodo che tuo malgrado ti costringe a fare un bilancio: volenti o nolenti a questa età si è costretti a fare gli esami medici, i checkup completi, la visita oculistica che è un giro di boa”.

Tra le tante esperienze e forme artistiche che hai sperimentato è questa quella che preferisci?

Sì, il one man show teatrale rimane la mia anima prediletta. Tutto il pubblico intorno a me diventa uno, continua ancora a darmi tanta emozione, a farmi impressione.

Tra le varie fasce di età, ce n’è una che ti diverte di più, che magari tratti con maggiore accondiscendenza e una contro la quale ti accanisci in modo particolare?

Guarda, da 0 a 15 anni eravamo burattini nelle mani dei genitori. Me la prendo di più con quelli che vanno dai 19 ai 35, “gli anni della prateria”, quando ti capita tutto ciò che serve per formarti e capire chi sei realmente. Il problema è che pensi di avere tutto il tempo a disposizione e finisci per buttarlo via. Si pensa solo a godere del momento presente senza pensare al futuro, sprecando in questo modo tante occasioni. Forse sono più accondiscendente proprio con i miei coetanei, con i cinquantenni. Le visite mediche, i pantaloni che non ti entrano più, tante cose ti costringono a fare un bilancio. Tutto ciò che la vita ti poteva dare te l’ha già dato, ma non te ne accorgi perché sei troppo preso a rincorrere gli anni della prateria, ciò che la vita non ti potrà più dare, facendo un tatuaggio per sentirti più giovane, e corri, corri, per inseguire quegli anni e per perdere ciò che la vita ti lascerà sempre attaccata: la pancia! Inizi a frequentare gli studi medici, più studi medici che amici, e te ne accorgi alla festa dei cinquant’anni: allora realizzi che il brindisi più importante è davvero quello dedicato “alla salute!”, diventa quello il valore più importante. Hai bisogno di sostegno, neanche la festa la prepari tu, sono le donne. Perché, diciamoci la verità, l’uomo non cresce mai veramente, è la donna che organizza tutto.

Di solito si tendeva a considerare i quarant’anni come un giro di boa, si parlava di “primi” e “secondi” quarant’anni. Tu invece hai scelto di dedicare un monologo particolare ai 45. Perché?

I quarant’anni ormai non sono niente, la vita si è allungata e lo spartiacque si è spostato ai 45, dopo i quali comincia a calare la vista. Ecco, la vera pietra miliare è la visita oculistica ormai e l’età spartiacque è diventata 50 anni, quando sei costretto a mettere gli occhiali.

Dopo la tua fortunata partecipazione a Cuochi e Fiamme sei diventato un esperto di cucina. Se dovessi abbinare un piatto ad ogni fascia di età, quale sarebbe?

Più che una pietanza ci sono modi di mangiare. Da giovane si mangia di brutto, di tutto, patatine, pizze e non succede niente, sopravvivi alla festa della maturità in Grecia ed a litri di ouzo. A cinquanta invece una fettina e una insalata e già ti senti pesante. In realtà scopri il buon vino a tavola a 40 anni e solo verso i 50 cominci ad apprezzare la bontà della materia prima, la buona cucina, i ristoranti, anche perché magari prima non si hanno i soldi per farlo. Oppure perché gli amici ti criticano: “Ahò, ma che fai, mangi come un vecchio?”. Poi iniziano le restrizioni e le diete imposte dai medici, si ricomincia a mangiare a 80 anni, perché pensi: “Tanto devo morire, che me frega?”

C’è spazio per l’improvvisazione nello spettacolo?

Sì, ma mi allargo poco, altrimenti il pubblico rischia di perdere il filo. Lo spettacolo dura già un’ora e mezza e penso vada bene così. Non voglio uscire troppo fuori dal seminato, dalla storia: al teatro ancora si raccontano delle storie, per questo funziona ancora. Magari un giorno potrò riutilizzare alcuni monologhi, faccio questi pezzi nella speranza di poter fare un giorno “Cavalli di Battaglia” come Proietti.

L’osservazione deve essere stata molto importante nella costruzione dello spettacolo: quanto tempo hai speso osservando la gente comune? Hai usato di più il materiale ottenuto dalle persone vicine, parenti e amici, o quello fornito dagli estranei?

Io sono un grande osservatore, sono molto attento a ciò che mi circonda e a chi mi circonda. Per costruire lo spettacolo ho imparato ad appuntarmi le cose che vedo, a girare sempre con un taccuino. Credo che l’osservazione dovrebbe appartenere sempre a chi fa questo lavoro: intorno a noi c’è una quantità enorme di materiale sul quale costruire qualcosa che faccia ridere a teatro. Sempre riferendomi ai cinquant’anni, non avete idea di quante cose si possano notare perfino negli studi medici. In questo periodo purtroppo comincia ad essere necessario accompagnare i genitori. Vedi il medico che chiede in che giorno siamo, in che mese siamo, e tuo padre poveretto si gira verso di te cercando un suggerimento, ma tu non puoi darglielo per non far arrabbiare il dottore.

Cuochi e Fiamme è stato un grande successo, perfino le repliche continuano ad andare bene e il pubblico ti richiama a gran voce: c’è qualche possibilità che il programma possa riprendere, magari con il trio originale?

Non sapevo di essere reclamato a gran voce, ma so che le repliche sono ancora in onda, è incredibile, tre anni di repliche. Quella edizione di Cuochi e Fiamme è stata davvero ben riuscita, una esperienza straordinaria, anche per la sintonia che c’era tra noi tre, davvero un bel trio. Purtroppo non credo ci siano possibilità di ricostituirlo: Fiammetta Fadda è andata via, Chiara Maci (come sapete) ha avuto un bambino. Per motivi personali ognuno ha preso una strada diversa.

Considerata la tua passione per la cucina, volevo chiederti se segui Masterchef Italia e se sei d’accordo con l’esclusione di Lorenzo in finale.

Si è creato un po’ un caso mediatico, in effetti… Certo che lo seguo, sempre! Io sono Masterchef addicted! Mi sono perfino comprato la giacca bianca da chef, ogni volta che va in onda il programma la indosso e mi metto davanti al televisore.

Riccardo Rossi ha parlato anche del suo recente esordio come regista cinematografico, in “La prima volta (di mia figlia)” (2015), rimarcando come, rispetto a quello del teatro, il mondo del cinema sia completamente differente: al cinema il botteghino è solo una delle voci, poi ci sono i passaggi in tv, i dvd, ecc. Per il teatro andare avanti economicamente è molto più difficile. Un lavoro che Rossi ha particolarmente apprezzato è stato “Perfetti Sconosciuti” (2016) di Paolo Genovese. Rossi, artista davvero poliedrico, ha ricordato anche la fortunata collaborazione televisiva con Fiorello, del quale è stato ospite fisso e perfino autore in “Fiorello Show” (2009), tessendone le lodi come grande stratega della televisione e grande osservatore.

La tavola rotonda si è chiusa con la stessa simpatia e cordialità con la quale ha preso avvio.

Con queste premesse, “THAT’S LIFE! Questa è la vita!” si preannuncia come uno spettacolo scoppiettante, esuberante, capace di coinvolgere davvero tutti.

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