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Ricette dal Cinema: Chelsea Buns da Shadowlands

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[Christofer] Jack ma che sorpresa!
[Jack] Perché sarebbe una sorpresa?
[Christofer] Come mai non stai esercitando il tuo mestiere?
[Jack] Di che mestiere parli, Christopher?
[Christofer] Ti vedo come una specie di ambulante medievale che vende reliquie dei santi di dubbia autenticità.
[Rettore] Per carità, Christopher, Jack non è apostolico Romano, posso garantirti io.
[Christofer] Era una metafora. Il suo mestiere è fornire risposte facili a domande difficili.
[Warny] Rupert ti posso chiedere..
[Rupert] Warny volevo farti una domanda sui libri di tuo fratello: ma lui ne conosce bambini?
[Warny] Bambini, Jack? Credo proprio di no
[Rupert] E come fa a scrivere libri sull’infanzia?

Viaggio in Inghilterra – Shadowlands è il film del 1993 diretto da Richard Attenborough che racconta la storia della relazione tra lo scrittore C. S. Lewis e la statunitense di origine ebrea Joy Gresham. Il titolo originale si rifà al ciclo di romanzi fantastici “Le cronache di Narnia” scritti da Lewis: tutti i mondi al di fuori di Narnia sono chiamati “ombre” perché sono una pallida rappresentazione della realtà nella sua pienezza.

Il professor C.S. “Jack” Lewis (Anthony Hopkins) è un uomo fortunato: stimato docente di letteratura nella Oxford dei primi anni cinquanta è un seguitissimo conferenziere su temi religiosi, convinto anglicano, e ha raggiunto il successo internazionale scrivendo i libri per bambini “Le cronache di Narnia”. Vive con il fratello Warnie (Edward Hardwicke) in una bella villa di campagna, tenuta con estrema cura da una materna governante, e i suoi unici svaghi consistono nelle lunghe chiacchierate al pub con i colleghi, persone intelligenti dalla battuta sempre pronta. La passione che trasmette nel parlare ai suoi colleghi dell’inizio del primo viaggio verso Narnia, del passaggio della bambina tra i cappotti dell’armadio, catturano tutto il pub che si ferma ad ascoltarlo incantato, ogni volta che questo succede.

Durante le lezioni, svolte con un piccolo circolo composto da pochissimi studenti, Jack prova piacere a stupirli con dissertazioni sul significato degli avvenimenti e degli eventi della vita

[Jack] l’ideale dell’amor cortese. Qual è la sua qualità essenziale? Irraggiungibilità: la gioia più intensa non sta nell’avere ma nel desiderare. Il diletto che non svanisce mai, l’incanto che è eterno, è tuo solo quando ciò che più desideri è irraggiungibile.

Il tema principale delle sue conferenze, altra importante attività che fa di Jack un uomo sufficientemente completo ai suoi occhi, senza particolari mancanze, è la sofferenza e il legame che questa ha con Dio:

[Jack] Dio non dovrebbe essere buono? Non dovrebbe amarci? Dio vuole forse che soffriamo? E se la risposta a questa domanda fosse sì, io non sono sicuro che Dio ci voglia felici. Credo che ci voglia capaci di amare ed essere amati, vuole vederci crescere. E io sostengo che proprio perché Dio ci ama ci fa il dono della sofferenza o, per dirla con altre parole, il dolore è il megafono di Dio che risvegli un mondo sordo. Vedete, noi siamo come blocchi di pietra da cui lo scultore ricava la forma degli uomini: i colpi del suo scalpello, così dolorosi per noi, sono ciò che ci rende perfetti.

Una buona abitudine che Jack mantiene con una costanza maniacale è il rispondere alle lettere dei suoi ammiratori. Uno di questi lo colpisce particolarmente, una donna americana “ebrea-comunista-cristiana” che gli scrive più volte con parole che lo colpiscono perché sembra quasi che lo descrivano davvero, che lo riconoscano e lo leggano dentro. La signora gli annuncia che sta per arrivare in Inghilterra e che desidererebbe andare ad Oxford per conoscerlo. Jack e Warnie accettano l’invito di incontrarla per un tè in un albergo ad Oxford.

All’arrivo alla sala da tè Joy Gresham (Debra Winger), non sapendo come riconoscerlo e non essendo aiutata dal cameriere, chiede ad alta voce se c’è qualcuno che si chiama Lewis, cosa che mette molto a disagio i fratelli.
Nonostante l’imbarazzo iniziale da entrambe le parti, la conversazione prosegue in modo profittevole e il tea termina con un giro all’Università e un successivo invito a casa da parte di Jack esteso anche a Douglas, figlio di Joy.

[Jack a Joy] Sa signora Gresham, io resto senza parole con lei.
[Warnie, ridendo] mioddio.

Con questo primo incontro la donna l’ha colpito e ha leggermente smosso la sua routine quotidiana composta da persone che reputa più deboli o più giovani di lui alle quali può trasmettere il suo sapere rispondendo a domande con supponente tranquillità.

Al successivo incontro vediamo l’emozione di Douglas (Joseph Mazzello) a stento contenibile: è un gran lettore e sta finalmente conoscendo l’autore dei suoi libri preferiti. Dopo una dedica che richiama alla magia, Warnie accompagna il bambino a cercare la soffitta e il guardaroba da cui i ragazzi passano per giungere a Narnia: il vedere un semplice guardaroba, nonostante fosse pronto al fatto che non sarebbe successo nulla, provoca al ragazzino una lieve delusione, ma la conoscenza con i fratelli Lewis lo lascia soddisfatto.

Durante il pomeriggio Joy declama la sua prima poesia scritta, molti anni prima, a Jack: parla di neve a Madrid durante la guerra civile spagnola

[Joy] Imbarazzato eh?
[Jack] no sono commosso
[Joy] commosso?
[Jack] Si
[Joy] commosso, giusto. E’ il massimo dato il livello. Ora mi chieda quando sono stata a Madrid. La risposta è mai.
[Jack] L’esperienza personale non è tutto
[Joy] Non sono d’accordo, io credo che l’esperienza personale sia tutto
[Jack] Allora leggere è una perdita di tempo?
[Joy] No, non è una perdita di tempo. leggere è innocuo, giusto? i libri non ci fanno mai soffrire
[Jack] E perché dovremmo cercare la sofferenza?
[Joy] E’ da quella che s’impara.
[Jack] Una cosa che ci fa soffrire non è per questo più vera o più importante
[Joy] No, credo di no
[Jack] Non sto dicendo che il dolore sia privo di scopo o neutrale ma per dare un senso al dolore ci deve esserci qualcos’altro. il dolore è uno strumento, se vuoi il dolore è il mega..
[Joy] Il megafono che risveglia un mondo sordo
[Jack] Oh che imbarazzo. Lei conosce bene i miei scritti vero?
[Joy] Li ho letti quasi tutti. La conoscevo già bene prima d’incontrarla.
[Jack] Ah, anche senza l’esperienza personale.

Jack e Joy si confidano, lui le racconta i suoi dolori passati e li invita a passare il Natale con loro, visto che sarebbero rimasti in Inghilterra lontani dal marito.

Mentre proseguono gli eventi, al pub vengono via via informati anche i colleghi di Jack che rimangono increduli nel sapere che la donna e suo figlio sarebbero stati ospiti dei Lewis per le festività natalizie.

La coabitazione tra i due scapoli, la donna e il figlio è inizialmente imbarazzata: i fratelli non sono abituati ad avere altre persone per casa eccetto la governante.
La sera stessa dell’arrivo la donna viene presentata a tutto il circolo degli insegnanti durante un ricevimento all’università: l’arguzia e trasparenza della donna, i cui modi yankee sono nuovi per la conservatrice Oxford, colpiscono e irritano lievemente alcuni colleghi.

Nei giorni successivi anche Douglas e Jack fanno amicizia, partendo dal visitare insieme di nuovo la soffitta e l’armadio.

Durante il pranzo di Natale, servito con marmellata di mirtilli invece che salsa di mirtilli perché la cuoca non sa come va cucinata, c’è un momento di tensione dovuto al desiderio del ragazzo di chiamare il padre in America, bloccato con fermezza da Joy: poco dopo la donna confessa a Jack che è scappata dal marito alcolizzato e infedele, violento, che si sta rifacendo una famiglia e che da lei vuole il divorzio.

[Jack] Joy se c’è qualcosa che posso fare
[Joy] Si c’è, sii mio amico
[Jack] Spero di esserlo già

La partenza degli ospiti lascia Jack e Warnie con un lieve sentimento di abbandono: l’indomani la nave attende madre e figlio per tornare in America.

La conoscenza di Joy e Douglas non ha lasciato immune Jack: nelle sue conferenze diviene pian piano visibile dalle parole e dalle allegorie che utilizza, abbinandole alla sofferenza.

[Jack] Non so se Dio ci vuole necessariamente felici. io credo che ci voglia capaci di amare ed essere amati. Vuole che cresciamo.
Da piccoli crediamo che i giocattoli ci diano tutta la felicità del mondo e la nostra stanza dei giochi è il mondo intero. Ma qualcosa, qualcosa deve spingerci fuori dalla stanza dei giochi, nel mondo degli altri. E questo qualcosa è la sofferenza.

Durante un evento di firmacopie del nuovo libro Jack vede un suo alunno rubare un libro: pochi giorni dopo si reca da lui per capire cosa sta succedendo e si propone di aiutarlo economicamente, vedendo rifiutato il suo invito

[studente] Io leggo di notte, così non perdo la concentrazione. Tutta la notte a volte.
Quando comincio un nuovo libro mi tremano le mani, gli occhi corrono avanti… prova anche l’autore quello che ho provato io? Vede anche lui quello che ho visto io? Sa mio padre diceva sempre, è un insegnante come lei, beh, non come lei, è maestro di scuola di paese
[Jack] E che cos’è che diceva suo padre?
[studente] Leggiamo per sapere che non siamo soli

Jack è così, legge e scrive per non sentirsi solo, crea storie perché ha paura di affrontare la vita reale, perché non accetta il rischio in cui ci si potrebbe imbattere quando si decide di appartenere anche ad un’altra persona.

Qualche mese dopo tra il pubblico di una delle sue conferenze riconosce Joy: la donna ha divorziato dal marito e si è trasferita a vivere a Londra con il figlio.
Ora è lei che lo invita a casa per una cena, durante la quale, vedendo lo stato e la fatica che fa per mantenersi, le chiede se la può in qualche modo aiutare. Joy lo sorprende con una richiesta che Jack deciderà di accettare, dopo averla soppesata attentamente: la donna gli chiede di sposarlo per avere la cittadinanza inglese. Questo matrimonio rimane però segreto a tutti, è un semplice contratto d’affari: solo Warnie ne è a conoscenza e nulla cambia per nessuno.

I sentimenti però si stanno modificando e durante la celebrazione alla commemorazione dei fondatori Joy cerca di scuotere Jack facendogli vedere come si sia creato un mondo in cui nessuno lo può mettere in difficoltà, in cui il dolore e il terrore non lo possono raggiungere. L’esito della conversazione non è quello sperato dalla donna: Jack non capisce perché Joy stia dicendo queste cose, perché prenda in causa i suoi studenti, i suoi lettori, i suoi amici, suo fratello, non comprende perché non possono continuare ad essere amici, nel modo in cui lui intende l’amicizia.

Pochi giorni dopo nella sua casa di Londra Joy cade per il frantumarsi di un femore mentre sta andando a rispondere al telefono: qualcosa di terribile e meraviglioso si sta per rivelare, qualcosa che sconvolgerà definitivamente le vite di tutti

[Jack] ho fatto i conti con un pezzetto di esperienza, Warnie. L’esperienza è una maestra brutale. Ma si impara.. mio dio quanto si impara.

La pellicola inizia con un pranzo alla mensa dell’università, comprensivo di corpo docente e studenti: è qui che facciamo conoscenza con i fratelli Lewis e con il piccolo gruppo di amici che Jack si è tenuto stretto.
Lo stesso gruppo lo troviamo altre volte al pub di Oxford, intento ad ordinare birre e mangiare piatti tipici che hanno il potere di rassicurare e di non sconvolgere gli equilibri sociali e personali.
Sarà il primo tè con Joy ad iniziare il cambiamento: indecisi tra panini e pasticcini non vediamo nemmeno arrivare cibo e bevanda (che invece osserviamo dai tavolini degli altri astanti), rappresentano solo un pretesto per iniziare una conversazione, per iniziare a tessere un rapporto. Non per niente è proprio Jack che, al momento dei saluti, invita la donna ad un tè a casa loro, per la volta successiva.
E fra tazze di tè offerte per occupare il tempo, per etichetta, vediamo come il rapporto tra quattro personaggi principali si evolve, passando per un pranzo di Natale con il tacchino ma senza la salsa ai mirtilli e una cena londinese casalinga (che immaginiamo composta da n ottimo arrosto con patate e verdure varie).

Per questa puntata di Ricette dal Cinema voglio, però, prendere spunto da un diversivo che Warnie utilizza per allontanare Douglas e permettere un chiarimento tra Jack e Joy: oggi prepareremo i Chelsea Buns, dolcetti al forno tipici londinesi.

Ricette dal Cinema - dolce

Ingredienti per la pasta

250g di farina manitoba
250g di farina 0
15 grammi di lievito di birra
un pizzico di sale
75 grammi di zucchero semolato
50 grammi di burro ammorbidito
1 uovo
230 millilitri di latte intero
30 grammi di zucchero di canna
80 grammi di uva sultanina
25 grammi canditi misti (facoltativi)
2 cucchiaini di mixed spice o cannella

per la glassa

40 grammi di zucchero semolato
60 millilitri di acqua

Preparazione

Iniziamo sciogliendo il lievito di birra nel latte tiepido e mettiamo nel recipiente dell’impastatrice attrezzato con l’apposito gancio le farine, lo zucchero semolato, l’uovo e il lievito sciolto nel latte. Facciamo andare l’impastatrice a bassa velocità per qualche minuto, per poi aggiungere il sale e il burro ammorbidito e continuiamo a far andare al minimo della velocità per circa 10 minuti. L’impasto deve risultare morbido ma compatto.
Mettiamo la pasta così ottenuta in una ciotola coperta e riponiamola al calduccio fino al raddoppio del suo volume. Nel frattempo mettiamo in ammollo l’uvetta.

Stendiamo l’impasto su un piano infarinato dandogli la dimensione di una sfoglia quadrata di circa 30 centimetri di lato che spennelliamo con il burro fuso per poi aggiungere su tutta la superficie il mix composto da zucchero di canna, canditi, uvetta e spezie lasciando circa 1 centimetro lungo tutti i lati.
Ora arrotoliamo la sfoglia e tagliamo 12 girelle che adagiamo su un fianco all’interno di una tortiera quadrata imburrata e infarinata: i buns dovranno essere ben distanziati tra loro perché al termine di una seconda lievitazione (da far fare ora, coprendo la teglia con pellicola trasparente per circa 30/40 minuti) raddoppieranno di volume e risulteranno uniti. Cuociamo in forno preriscaldato a 200° fino a quando la superficie risulterà bella dorata (ci vorranno circa 20-25 minuti). Una volta tolta la tortiera dal forno lasciamo intiepidire i buns all’interno della tortiera stessa per poi trasferirli tutti (non staccarli ancora!) su una gratella per dolci.
Ora è il momento della glassa: in un pentolino mettiamo l’acqua e lo zucchero portandoli ad ebollizione lentamente per poi prolungare la cottura per 1-2 minuti prima di togliere dal fuoco. La glassa dovrebbe avere una consistenza di sciroppo, quindi abbastanza corposa.
Una volta che lo sciroppo si è intiepidito spennelliamo su tutti i buns, senza abbondare troppo.

Serviamo i buns tiepidi portando in tavola direttamente la forma quadrata e staccandoli uno per volta subito prima di mangiarli.

Ricette dal Cinema Bon Appetit - dolce

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