Home > Rubriche > Ricette dal cinema > Ricette dal Cinema: viaggio culinario da Mangia Prega Ama

Ricette dal Cinema: viaggio culinario da Mangia Prega Ama

Ho un’amica, Debora, è una psicologa alla quale fu chiesto dalla città di Philadelphia di dare un aiuto psicologico a un gruppo di rifugiati cambogiani, Boat People, arrivati recentemente in città.
Debora era atterrita dall’incarico: questi cambogiani avevano patito il genocidio, la fame, l’uccisione di parenti davanti ai loro occhi, anni nei campi per rifugiati, massacranti viaggi in barca verso occidente. Come poteva lei relazionarsi con le loro sofferenze, in che modo poteva aiutarli?
Indovinate di che cosa volevano parlare queste persone con la mia amica Debora, la psicologa? Era tutto un ho conosciuto un tizio nel campo per rifugiati, pensavo che mi amasse veramente ma quando sulla barca ci hanno separati lui si è messo con mia cugina. Adesso però dice che in realtà ama me e continua a chiamarmi, ma loro due sono sposati. Che cosa devo fare, io l’amo ancora… Siamo fatti così.
“Cerchi qualcosa?” “Sono Liz Gilbert, sto scrivendo un articolo su Vali e vorrei incontrare uno sciamano. Tutti dicono che dovrei parlare con Ketut Liyer. Sono nel posto giusto?” “Aspetta”
Beh, eccomi qui con uno sciamano da nove generazioni a disposizione, e che cosa gli voglio chiedere? Come avvicinarmi a Dio? Come salvare i bambini che muoiono di fame nel mondo?
“Che piacere vederti, sono Ketut Liyer”
Nossignore. Voglio parlare della mia storia d’amore.

Inizia così Mangia Prega Ama (Eat Pray Love), film diretto nel 2010 da Ryan Murphy e basato sul romanzo autobiografico di Elizabeth Gilbert intitolato Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità.

Elizabeth “Liz” Gilbert (Julia Roberts) è una scrittrice newyorkese affermata, con una casa stupenda, un marito innamorato e amicizie solide. Il desiderio di viaggio di Liz è rinchiuso in una scatola in cui tiene ritagli del National Geographic e articoli del Times su posti che desidera vedere prima di morire: nonostante i viaggi fatti per lavoro, infatti, la donna si sente ferma in una vita che non riconosce più, sente l’irrequietudine del non essere al posto giusto e del non fare ciò che desidera.
L’annuncio del marito che, dopo aver cambiato vari lavori mosso dall’incostanza e dalla continua ricerca di altro di migliore, desidera tornare a studiare crea una frattura: in mezzo alla notte Liz si alza dal letto, scende in cucina e si rivolge a Dio chiederdogli di aiutarla a capire come uscire dalla situazione in cui si è cacciata.
Se ne va di casa chiedendo il divorzio rifugiandosi a casa di Delia (Viola Devis), la sua più intima amica per cercare di capire cosa fare della sua vita. Qualche sera dopo alla trasposizione teatrale di un suo pezzo Liz fa conoscenza con David (James Franco), attore giovane, bello e spensierato che impersona il protagonista della piéce: i due iniziano a frequentarsi e rapidamente Liz va a stare a casa sua.
David si affilia ad un gruppo di meditazione che fa capo ad una guru indiana: nella ricerca di qualcosa di superiore anche Liz si aggrega allo stesso gruppo cercando di provare sollievo e incoraggiamento con la meditazione.

[Delia] Liz, ti ricordo un paio di anni fa quando ti sei buttata anima e corpo a rinnovare la cucina? Eri completamente invasata, volevi fare la moglie e la cuoca
[Liz] Volevo che la cosa funzionasse
[Delia] Beh, io credo che canti e meditazione siano la stessa cosa con un abito diverso

Una sera al termine della cena a quattro, il marito di Delia sorride incredulo al momento dei saluti dicendole quanto prima lei somigliasse all’ex marito e quanto ora somigli al nuovo compagno: da quel momento tra i due amanti le cose iniziano a precipitare.
Liz decide quindi di partire per un viaggio: prima tappa in Italia, per riprendere in mano il desiderio di vivere con gusto; poi in India, all’ashram della guru di David per imparare la meditazione; infine a Bali per adempiere la profezia fattale dallo sciamano Ketut.

ROMA: Mangia.

Arrivata a Roma prende in affitto un appartamento apparentemente disastroso: è senza acqua calda e con un’impalcatura in mezzo alla stanza perché non vi sono operai disponibili a lavorare a causa della pausa agostana. In esso Liz vede il suo cuore malandato e malfunzionante ma con potenzialità da sfruttare, proprio quello che lei desidera da questo viaggio.
Ben presto fa conoscenza con Sofi (Tuva Novotny), svedese a Roma da qualche settimana, e del suo cicerone Giovanni (Luca Argentero): con loro e altri amici inizierà a vivere la città, passando anche attraverso i piatti. In queste situazioni Liz riscopre il gusto della condivisione e dei legami sinceri e semplici.
Durante un pranzo è Liz stessa che, per mettere a frutto tutti gli insegnamenti avuti fino ad ora, procede ordinando per tutto il gruppo antipasti, primi e secondi facendoli annaffiare da abbondante vino rosso. Proprio qui inizia il gioco delle parole: mangiando assegnano a ogni città una parola che la contraddistingue (Londra: impettita; Stoccolma: conformismo; New York: ambizione, o clacson) e Sofi chiede all’amica che parola sia la sua: Liz inizia dicendo le parole che era stata, più o meno con successo, ma non riesce a trovare una parola che la definisca ora.
Una delle cose che le vogliono insegnare i nuovi amici romani è il dolce far niente: non appena ci prova, sola nel suo appartamento, a Liz tornano in mente le parole che David le aveva rivolto una notte per giustificare il loro rimanere insieme anche se da infelici e, mossa da una nuova consapevolezza del significato di rovina e riaffermazione dell’identità appresa proprio dalla città in cui sta vivendo, scrive al ragazzo una mail per chiudere definitivamente la loro relazione.
Dopo una capatina a Napoli per assaggiare la vera pizza napoletana, Giovanni porta tutti in Toscana a casa di sua madre per festeggiare il ringraziamento con una cena preparata da Liz secondo la vera tradizione americana, poco importa se l’amico incaricato di far scongelare il tacchino si accorge troppo tardi di non averlo ancora fatto: le parole di ringraziamento di Liz sono le ultime del gruppo e ben racchiudono la fase “mangia” del film

Vedere voi, persone tanto felici, che sanno come amarsi e prendersi cura l’uno dell’altra. Non posso non guardare le incredibili donne che ho conosciuto e che ammiro moltissimo e gli eccezionali uomini che si prendono cura delle loro donne e che mettono a letto i figli. Ecco, mi sento felice di vedere tutto ciò è soprattutto di farne parte. Sono la donna più fortunata del mondo


INDIA: Prega.

L’arrivo all’ashram della guru avviene attraverso un viaggio caotico che la porta in questo posto in cui tutto è regolato dalla meditazione e dal lavoro volontario. Qui Liz conosce Richard (Richard Jenkins) dal Texas, che la chiama Mandibola perché mangia a più non posso, e Tulsi (Rushita Singh) una giovane indiana che si prepara per un matrimonio combinato che non vuole. La necessità di controllo si Liz appare subito chiara al nuovo amico texano che cerca, con modi che arrivano anche al burbero, di smuoverla e aiutarla

[Richard] Devi imparare a scegliere i pensieri allo stesso modo in cui scegli i vestiti ogni giorno. Ecco questo è un potere che puoi coltivare. Se ci tieni tanto a venire qui a controllare la tua vita lavora sulla mente, è l’unica cosa che devi controllare. Se non riesci a dominare i tuoi pensieri sei nei guai per sempre.
[Liz] Io ci sto provando…
[Richard] Ecco appunto, è questo il problema. Smetti di provare, arrenditi. Va fuori in giardino e siediti lì, ferma la tua mente e poi guarda che succede. Perché non lasci che succeda e basta?

Durante il matrimonio di Tulsi, Liz ricorda il primo ballo di coppia al suo matrimonio in cui Steven aveva cambiato la canzone all’ultimo momento, come a ribellarsi a tutto ciò che Liz aveva deciso fino ad allora. Anche per Richard quello è un momento denso di ricordi: rientrati all’ashram dopo i festeggiamenti racconta la sua storia a Liz invitandola a perdonarsi perché solo in questo modo tutto il resto di può sistemare.

[Liz] Dunque la grande verità di tutta l’avventura qui in India sta in una frase: Dio risiede in voi, è voi.


BALI: Ama.

Arrivata dallo sciamano Ketut (Hadi Subiyanto), Liz racconta di essere stata a Roma ad abbuffarsi, in India a imparare la meditazione e di essere tornata a Bali per mettere le cose insieme. Le indicazioni di Ketut sono semplici: al mattino deve praticare la meditazione seria appresa in India, durante il giorno deve godersi Bali per tornare da lui il pomeriggio. La sera poi deve fare una meditazione semplice, sedendo in silenzio e sorridendo con viso, mente e fegato.
Girando in bicicletta si scontra con l’auto di Felipe (Javier Bardem), brasiliano residente nell’isola, causandosi una ferita alla gamba: viene portata da una guaritrice e da sua figlia, che vivono sole e raminghe dopo il divorzio di lei per maltrattamenti. Invitata per andare a ballare la sera stessa cerca di rifiutare a causa della gamba, ma dopo le rassicurazioni che non avrebbe rappresentato un problema accetta con riluttanza. Qui balla e beve con un percussionista sotto gli occhi di Felipe che l’accompagna a casa a mattino inoltrato: il pomeriggio dopo si ripresenta con un rimedio per la sbornia e si offre come guida turistica.
Anche Felipe è divorziato da molti anni e rapidamente i due diventano più intimi fino a quando lei si tira indietro, ferendo profondamente l’uomo, perché terrorizzata di perdere nuovamente l’equilibrio faticosamente raggiunto in un anno di viaggio che, ormai, sta per terminare.

Dopo aver imparato in Italia che lei stessa è la forza per riprendere in mano la vita, in India che Dio è vicino ad ogni persona che lo vuole conoscere e a Bali che è necessario riaprirsi per godere la vita, come finirà il viaggio di Liz? Troverà la parola che la descrive?

[Liz] Alla fine sono arrivata a credere in una ricerca che io chiamo La Fisica dell’Anima, una forza della natura governata da leggi reali quanto la legge di gravità. La regola di questo principio funziona più o meno così: se sei abbastanza coraggiosa da lasciarti indietro tutto ciò che ti è familiare e confortevole e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa a vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esterna che interna, se sei veramente intenzionata a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio, se accetti tutti quelli che incontri strada facendo come insegnanti, e se sei preparata soprattutto ad affrontare e perdonare alcune realtà di te stessa veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa.

E come non farsi travolgere dal ruolo che il cibo ha nel film?
All’inizio Liz riflette su come nella frenesia di una vita che non riconosce più il cibo ha perso il gusto e non rappresenta più un desiderio: anche durante la cena a casa di Delia non tocca quasi cibo e se lo fa è in un moto distratto.
In Italia si riappropria di questo piacere iniziando a osservare il cibo nei piatti degli altri prima di ricominciare a viverlo. La sua prima Amatriciana a Roma è gustata col parallelismo di una coppia che amoreggia poco distante e proprio questo è il sentimento che fa trasparire Liz gustando intimamente il piatto. La cena del ringraziamento è poi il riassunto della convivialità all’italiana: tutti attorno al tavolo a gustare pietanze fino ad addormentarsi per lo stomaco troppo pieno per poi ricominciare col tacchino.
In India Liz si è portata il desiderio italiano e inizialmente mangia il cibo con una goduriosità simile, ben presto ostacolata dal sentimento che in questa fase si vuole concentrare sulla spiritualità.
A Bali Liz mette insieme le due sfere sensoriali e il cibo torna ad essere un motore emotivo con il giusto equilibrio e desiderio.

Per questa puntata di Ricette dal Cinema ho pensato di proporvi un menu composto da pietanze attinenti alle tre tappe del film: come primo piatto Spaghetti Cacio e Pepe per l’Italia, come secondo Murgh Makhani per l’India e come dolce Dadar Gulung da Bali. Pronti? Iniziamo!

Primo piatto: Spaghetti Cacio e Pepe dall’ItaliaRicette d Cinema

Ingredienti per 4 persone:
400 grammi di spaghetti
200 grammi di pecorino romano grattugiato
10 grammi di pepe nero macinato
sale

Iniziamo cuocendo gli spaghetti in abbondante acqua salata. Versiamo in una ciotola di vetro o acciaio (no plastica!) il pecorino romano e il pepe nero. Circa due minuti prima del termine della cottura scoliamo la pasta mantenendola molto bagnata mettendola nella ciotola con la miscela di pecorino: aggiungendo un mestolo di acqua di cottura condiamola molto bene in modo che tutto si amalgami creando la famosa cremina di pecorino. Serviamo immediatamente per evitare che la pasta si freddi e che il formaggio si raggrumi.

Attenzione:
- Non va precedentemente preparato il condimento di pepe e pecorino da versare poi sulla pasta perché non si otterrebbe una buona amalgama con gli spaghetti.
- Più il pecorino è stagionato e più alta deve essere la temperatura dell’acqua affinché si sciolga: regolatevi per bene per quel che riguarda il quantitativo di acqua calda da utilizzare nel condire altrimenti il pecorino o non si scioglierà o risulterà troppo liquido.
- Mai rimettere la pasta sul fuoco dopo aver aggiunto il cacio e il pepe.

Secondo piatto: Murgh Makhani (o butter chicken) dall’IndiaRicette dal Cinema

Ingredienti per 4 persone:
500 g Pollo a pezzetti
1 cucchiaio di Burro chiarificato (o Ghee)
20 g di radice di Zenzero
1 Cipolla bionda
2 spicchi d’aglio
250 g di Pomodori polpa
5 cucchiai Yogurt greco
1 cucchiaino di Curcuma
1 cucchiaino di Curry piccante
1 cucchiaino di Garam Masala (misto di spezie indiano)
Coriandolo fresco tritato q.b.
Sale q.b.

Peliamo lo zenzero, la cipolla e l’aglio e frulliamoli fino ad ottenere un composto cremoso. In una padella facciamo rosolare alcuni minuti il pollo a pezzi nel burro chiarificato (o nel ghee, un burro particolarmente calorico perché privo di acqua e componenti proteici, tipico delle cucine indiane e anglosassoni). Aggiungiamo la polpa di pomodoro, tutte le spezie, il composto frullato e mezzo bicchiere d’acqua. Dopo circa mezz’ora di cottura a fuoco basso uniamo lo yogurt, regoliamo di sale e insaporiamo con il coriandolo fresco.
Serviamo il burro accompagnandolo a riso cotto al vapore secondo la tradizione indiana, oppure con un’insalata di verdure di stagione (fagiolini lessi o verdure in pentola).

Dolce: Dadar Gulung (pancake al cocco e miele) da BaliRicette dal Cinema

Ingredienti per 12 pancake
125g di farina 00
1 pizzico di sale
2 uova
200ml latte di cocco
50ml acqua
mezzo cucchiaio di estratto di pandar (o qualche goccia di colorante alimentare verde)

per il ripieno:
150g di cocco grattato
90g di zucchero di palma o zucchero di canna grezzo
75ml acqua
1 cucchiaio di cannella
1 pizzico di sale

Aggiungiamo alle uova il latte di cocco, l’acqua, il colorante alimentare e sbattiamo bene per creare un composto omogeneo. Setacciamo bene la farina dentro al composto e amalgamiamo il tutto. Lasciamo riposare per una quindicina di minuti coperto da un canovaccio e da pellicola trasparente.
Nel frattempo prepariamo il ripieno: in una casseruola su fuoco lento facciamo sciogliere lo zucchero con l’acqua e poi aggiungiamo tutti gli altri ingredienti mescolando bene avendo cura di lasciare il composto leggermente liquido.
Riscaldiamo una padella antiaderente e versiamoci in mestoloni di composto per i pancake formando un cerchio sottile che faremo dorare da entrambi i lati prima di metterlo su un piatto caldo.
Iniziando a preparare un secondo pancake in padella terminiamo il primo adagiato sul piatto mettendo un cucchiaio di ripieno nella parte bassa centrale del pancake avendo cura di lasciare 3/4 cm liberi dal bordo: pieghiamo verso il centro prima il bordo inferiore lasciato libero, coprendo i parte il ripieno, e poi i bordi sinistro e destro per terminare arrotolando su se stesso il rettangolo ottenuto. Il risultato sarà un pacchettino rettangolare da servire caldo aggiungendo, se lo desiderate, miele o caramello.
Procedere in questo modo fino al termine dei composti.

Ricette dal Cinema      … e, come dice Ketut, “see you later, arigatò

Scroll To Top