Home > Rubriche > Ricette dal cinema > Ricette dal Cinema: Risotto Giallo a La La Land

Ricette dal Cinema: Risotto Giallo a La La Land

Ripenso a quel giorno, lo lasciai alla stazione bus di Greyhound, ad ovest di Santa Fe. Avevamo diciassette anni, ma era tenero ed e sincero.
Sapevo cosa che dovevo fare, lo sapevo e basta.
Le notti delle domeniche d’estate sprofondavamo nelle poltrone mentre spegnevano le luci.
Un mondo in Technicolor fatto di musica e macchine, mi attirò verso quello schermo… per rivivere dentro ogni scena.
Senza un soldo in tasca, saltai su un autobus, e venni qui. Non resta che vedere se sia stato coraggio o follia.
Magari, in quell’apatica città, a luci spente, lui un giorno si sederà, il mio volto noterà e al nostro tempo insieme ripenserà.
La collina devo scalare, in cima voglio arrivare e i riflettori sognare.
E, se deluso resterò, rimettermi in piedi dovrò. Perchè il mattino fa di nuovo capolino ed è un altro giorno di sole.
Li sento sempre, oramai, quegli echi nei canyon, non svaniranno mai, e le ballate nei bar dei clienti precedenti dicono : “devi volere di più”.
Così, busserò ad ogni porta. E, anche se la risposta sarà : “No”, o a corto di soldi io sarò, un microfono polveroso e il bagliore dei neon sarà tutto ciò che vorrò.
E, un giorno, canterò la mia canzone, un ragazzo di provincia comparirà e ad andare avanti lo spronerà.
La collina devo scalare, in cima voglio arrivare e i riflettori sognare.
E, se deluso resterò, rimettermi in piedi dovrò. Perchè il mattino fa di nuovo capolino ed è un altro giorno di sole.
Se deluso resterò… e il mattino fa capolino… è un altro giorno di sole.
Ed è appena l’inizio. E’ un altro giorno di sole.

Siamo sulla The One Ten, la Century Freeway all’intersezione della I-105 Harbor Freeway e della I-110 Interchange, in South Los Angeles, bloccati in mezzo al traffico. Improvvisamente una ragazza in abito giallo a pois bianchi e scarpe da tennis scende dall’auto e inizia a cantare, seguita da centinaia di persone che creano una coreografia coloratissima che ci racconta in poche strofe la premessa fatta di sogni e speranze, di determinazione e lotta di tutti quelli che scelgono di mettersi in gioco approdando a Los Angeles.

Inizia con questa poderosa scena La La Land di Damien Chazelle, musical contemporaneo che omaggiando i classici film musicali anni cinquanta e sessanta ne attualizza il significato con un rinnovato messaggio sul mondo dei sogni e sul prezzo da pagare per raggiungerli.
Ed è qui che Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling) hanno il primo incontro/scontro.

INVERNO.

Mia è un’aspirante attrice che, tra un’audizione e l’altra, si mantiene lavorando come cameriera presso un caffè degli studios della Warner Bros. Dopo l’ennesimo provino andato male, le coinquiline la convincono ad andare a una festa sulle colline di Hollywood, ma non essendo del migliore degli umori la ragazza decide di andarsene poco dopo essere arrivata. Mentre rincasa a piedi Mia è attirata da una musica proveniente da un locale e decide di entrarvi: Sebastian, pianista jazz che sogna di aprire un locale tutto suo, ha nuovamente dato vita a un’improvvisazione nonostante gli avvertimenti del proprietario che gli impone di suonare classici natalizi e viene licenziato proprio in quel momento. Mia cerca di congratularsi con lui per l’esibizione che l’ha spinta ad entrare, ma viene brutalmente ignorata con tanto di occhiataccia e spintone alla spalla.

PRIMAVERA.
Qualche mese dopo Mia incontra Sebastian a una festa in piscina dove sta suonando in una cover band anni ’80: si riconoscono subito e lei lo prende in giro forzandolo a suonare I Ran di A Flock of Seagulls, considerato come un vero e proprio insulto per un vero pianista. Quella stessa sera Sebastian aiuta Mia a liberarsi da un fastidioso corteggiatore e poi vanno alla ricerca della macchina della ragazza dando vita alla prima scena cantata e ballata sulle note di A Lovely Night al Cathy’s Corner nel Griffith Park, con panorama mozzafiato sulla San Fernando Valley, interrotta da una telefonata del fidanzato di Mia nel bel mezzo di uno sguardo d’intesa.

[Seb] Il sole è quasi tramontato. Si accendono le luci. Un riflesso argentato che si allunga fino al mare. Ci siamo imbattuti in un panorama fatto su misura per due, che peccato che quei due siano tu ed io. Un’altra coppia qualsiasi adorerebbe questo cielo vorticoso, ma ci siamo solo tu ed io e non abbiamo nessuna speranza. Non può succedere niente. Non sei il mio tipo.
[Mia] Davvero? (ironica)
[Seb] E non c’è l’ombra di una scintilla. Che inutile..spreco di una serata perfetta.
[Mia] Dici che non c’è ombra di una scintilla? Allora chiariamo una cosa. Direi che lo decido io.
[Seb] Cosa decidi?
[Mia] E, anche se sei così carino nel tuo vestito di poliestere…
[Seb] E’ lana
[Mia] Hai ragione, non potrei mai innamorarmi di te. E, forse, tutto questo può attrarre…qualcuno che non indossa i tacchi o una qualsiasi ragazza convinta che ci sia la speranza di una storia d’amore. Ma, francamente, io non sento niente.
[Seb] E così?
[Mia] O, se possibile, meno di niente.
[Seb] Buono a sapersi. Quindi concordi?
[Mia] E’ vero
[Mia + Seb] Che inutile spreco di una serata perfetta

Il giorno dopo Seb si presenta al lavoro di Mia che stacca poco dopo e insieme fanno un giro per gli studios parlando delle loro passioni e dei rispettivi progetti per il futuro.

[Mia] E’ il momento che io ti dica una cosa. Leviamoci il pensiero…Detesto il Jazz. Tutto ok?
[Seb]Che vuol dire detesto il jazz?
[Mia] Vuol dire che quando lo ascolto non mi piace
[Seb] Si ma è troppo generico dire che odi il jazz. E che cosa hai da fare adesso?
[Mia] Niente

I due si recano al Lighthouse Cafè in Hermosa Beach e Sebastian insegna a Mia a comprendere questa musica e a lasciarsi travolgere da essa

[Seb] Non lo puoi ascoltare, lo devi vedere, devi vedere cosa c’è in gioco. Insomma, guardali bene, guarda guarda guarda… il sassofonista adesso. Ha dirottato il pezzo, va dove gli pare. Ognuno di loro sta componendo, riarrangiando, sta scrivendo, e intanto suona la melodia. Sono… E, guarda là il trombettista lui segue una sua idea e tutto questo è conflitto, e anche compromesso, ed è.. nuovo, ogni volta, nuovo di zecca ogni sera. Ed è molto molto esaltante. E sta morendo. Sta morendo, Mia. Appassisce sulla vite e il mondo dice “lasciate che muoia. ha fatto il suo tempo.” ma io non lo permetterò
[Mia] E cosa pensi di fare?
[Seb] Apro un locale tutto mio
[Mia] Davvero?
[Seb] Si dove ognuno suona quello che vuole ogni volta che vuole nel modo che vuole, a patto che sia puro jazz.

Nel mentre richiamano Mia per un ulteriore provino e Sebastian la invita, come studio, ad andare a vedere Gioventù Bruciata nel vecchio cinema Rialto della città.
Il secondo provino va male ma Mia non si fa abbattere perché sta pensando all’appuntamento al cinema con Seb per quella stessa sera: mentre la ragazza si prepara arriva il suo fidanzato per portarla a cena col fratello e la moglie, si era dimenticata di questo appuntamento. Ascoltando le conversazioni si concentra sulla musica di piano che fa da sottofondo e decide di andarsene correndo al cinema dove, a film iniziato, trova Sebastian in platea che continua a cercarla con lo sguardo. Durante il film i due si avvicinano e subito prima del bacio vengono interrotti dal bruciare della pellicola. Per rendere omaggio al film interrotto i due si dirigono all’ Osservatorio Griffith apparso proprio in Gioventù Bruciata, e qui ballano tra telescopi e cieli stellati nel Planetario Oschin in una scena molto romantica che, finalmente, porta al tanto agognato bacio.

ESTATE
Mia e Sebastian vanno a vivere insieme, sostenendosi l’un l’altra nella ricerca di concretizzare le reciproche passioni. Mia inizia a scrivere un pezzo teatrale, un monologo sul mondo visto dalla sua camera da letto, abbandonando i provini, almeno per il momento; s’innamora sempre più del jazz, soprattutto se a suonarlo è Sebastian.
Una sera dopo una sua esibizione Seb e Mia vengono avvicinati da Keith (John Legend) vecchio amico del ragazzo che, avendolo sentito suonare, gli propone il posto da pianista nella sua band. Inizialmente Seb rifiuta per poi rivalutare l’offerta dopo aver sentito Mia parlare al telefono con la madre mentre lo sta giustificando per non aver apet ancora il locale jazz perché non ha la stabilità economica per poterlo fare.
La musica è però diversa, un jazz innovativo, e Seb non è convinto

[Keith] Lo so, è diverso. Tu dici che vuoi salvare il jazz. Come lo salvi il jazz se nessuno lo ascolta? il jazz muore per quelli come te. Tu suoni davanti a gente di novant’ anni, al LightHouse. Ma dove sono i ragazzi, il pubblico giovane? Sei così ossessionato da Kenny Clarke e Thelonious Monk. Quelli là erano dei rivoluzionari. Tu come puoi essere rivoluzionario se sei così tradizionalista? Resti aggrappato al passato ma il jazz parla di futuro.
Seb firma il contratto con la band, Mia si licenzia dal lavoro al caffè e affitta il teatro per il suo monologo. Stanno iniziando a gettare le reali fondamenta per i loro sogni.
Passando con l’auto Mia vede che il cinema Rialto è stato chiuso: le cose stanno cambiando. Lei è molto presa dalla costruzione del monologo e Seb parte con la band per il tour.

AUTUNNO.
Nel bel mezzo del tour, a due settimane dal monologo di Mia, Seb torna inaspettatamente a casa per una notte e fa trovare ad una Mia molto emozionata, e in preda alla mancanza folle, una cena a lume di candele. Parlando dell’ansia per il monologo e per la partenza del mattino dopo Seb propone a Mia di andare con lui, lei rifiuta perché lo spettacolo è molto vicino e, nonostante possa provare ovunque, non se la sente di lasciare le cose a casa.

[Mia] e, ti piace la musica che stai facendo?
[Seb] io non… io non so quanto abbia importanza
[Mia] ma ha importanza, perchè se vuoi rinunciare al sogno che avevi credo sia importante che ti piaccia quello che suonerai in giro per anni
[Seb] a te piace la musica che faccio?
[Mia] si, mi piace. ma non credevo piacesse a te.
[Seb] vedi è una cosa..
[Mia] hai sempre detto che Keith è il peggiore e ora te ne vai in tour con lui per anni e mi chiedevo, mi chiedevo se fossi felice
[Seb] non capisco dove vuoi arrivare, cosa stai facendo
[Mia] cosa significa cosa stai facendo?
[Seb] pensavo fosse quello che volevi, ora sembra che tu non lo voglia affatto
[Mia] che significa che era quello che volevo?
[Seb] è questo che ti aspettavi da me
[Mia] che fossi in questa band?
[Seb] che fossi in una band che avessi un lavoro stabile, che fossi…hai capito
[Mia] ma certo volevo che avessi un lavoro stabile per pensare a te stesso, alla tua vita, per poter aprire il tuo locale
[Seb] è quello che sto facendo e non capisco perché non festeggiamo!

E’ la sera del monologo e Seb viene trattenuto a causa di una sessione fotografica per la band. Arriva a spettacolo finito e trova Mia che sta portando via tutto: il monologo non è piaciuto al piccolo pubblico venuto per ascoltarla e lei non è nemmeno riuscita a racimolare i soldi per pagare il teatro. Tra le lacrime decide di mollare tutto, i suoi sogni e Seb, e tornare dai suoi genitori a Boulder City in Nevada.
Pochi giorni dopo Seb riceve una telefonata a casa: è una direttrice di casting che ha assistito al monologo di Mia e che la invita per il giorno successivo ad un provino per la parte di protagonista in un film. Quella sera Mia sente suonare insistentemente il clacson di un’auto poco distante da casa: è Sebastian che l’ha trovata, ricordando che Mia gli aveva detto di esser cresciuta davanti alla alla biblioteca, e che la vuole convincere ad andare al provino. Il mattino successivo si presenta di nuovo davanti alla porta di casa e la riporta a LA.
Al provino viene spiegato a Mia che il progetto è senza copione, un work in progress a Parigi per la durata di tre mesi di prove e quattro di riprese e che girerà completamente attorno alla protagonista. Le viene chiesto di raccontare una storia e lei, incredula, inizia a cantare la storia della zia che le ha instillato il desiderio per la recitazione.

[Mia] Noi dove siamo?
[Seb] Griffith PArk
[Mia] Noi due, dove siamo?
[Seb] Si ho capito…non lo so
[Mia] Cosa facciamo?
[Seb] No è che c’è molto da fare perché quando avrai la parte
[Mia] se avrò la parte
[Seb] quando avrai la parte dovrai metterci tutta te stessa, dovrai dare tutto. é il tuo sogno
[Mia] E tu che farai?
[Seb] io devo seguire il mio piano. Restare qui, mandare avanti le mie cose. Tu andrai a Parigi, c’è buon jazz lì. e tu ami il jazz adesso, giusto?
[Mia] si
[Seb] penso che dovremmo aspettare e vedere.
[Mia] io ti amerò per sempre
[Seb] anch’io ti amerò per sempre. Niente di che la vista eh?
[Mia] ho visto di meglio
[Seb] è orribile
[Mia] si. non ero mai stata qui di giorno.

INVERNO.
il film ci presente ora un ultimo inverno in cui scopriremo cosa è accaduto alle vite e ai sogni dei protagonisti: Mia avrà avuto la parte e sarà andata a Parigi? Seb sarà andato con lei o avrà continuato con il tour? Avrà abbandonato definitivamente il progetto del suo locale?

Due cene sono mostrate in questo film e in entrambi vi sono grandi cambiamenti emotivi: nella prima Mia è a cena con l’attuale fidanzato e non si riconosce nelle conversazioni che si stanno srotolando davanti a lei, tanto da non ascoltare più nulla concentrandosi sulla musica di sottofondo del ristorante.
Nella seconda vediamo Sebastian rientrato a casa inaspettatamente dal tour per una sola notte, che prepara una cena a sorpresa a Mia: in questa conversazione avremo il distaccamento dei due protagonisti, li vediamo prima parlare dell’ansia che Mia sta attraversando per l’imminente suo primo monologo e poi viene fuori tutta l’incredulità per il sogno apparentemente abbandonato da Seb e la frustrazione per l’aver scelto di fare un passo per compiacere l’altro senza crederci davvero.

Ma sono i colori del film che mi hanno stuzzicata per questa puntata di Ricette dal Cinema: il verde che, invadente, domina la scena in cui Mia e Seb si confrontano sulla piega che ha preso la loro vita con uno scontro che porta all’inizio della separazione, ma caratterizzante anche le sequenze i cui Mia lavora al cafè degli Studios; il rosa in declinazione delicata sul molo in cui Seb canta City of Star e acceso, quasi fuxia, nella scena del fallimento del monologo; il blu come filo conduttore per tutta la lunga sequenza finale; il giallo perfetto dell’abito di Mia che si staglia nel blu della notte al Griffith Park in A Lovely Night.
Proprio da questo giallo mi sono lasciata trasportare e, quale milanese d’adozione, potevo non proporre il Risotto Giallo alla milanese?
Iniziamo!
primo

Ingredienti per quattro persone

250 g di riso Carnaroli
800 ml di brodo di carne
mezza cipolla bianca di media grandezza
tre cucchiai di olio extravergine d’oliva
60 gr di burro
90 gr di formaggio Lodigiano tipico (un grana antico)
8 fettine di midollo di vitello
20 pistilli di zafferano
mezza bustina di polvere di zafferano

per il brodo
4 etti di carne di vitello venata di grasso (reale di vitello)
1 cipolla bianca
due carote pelate
una costa di sedano
3 foglia di alloro
10-15 grani di pepe
7 g di sale
8 dl di acqua

Iniziamo preparando il brodo. Mettiamo tutti gli ingredienti insieme in una pentola capiente con acqua fredda, accendiamo a fiamma bassissima e lasciamolo andare un paio d’ore (non deve mai bollire ma solo sobbollire). Avrà a questo punto raggiunto un bel colore dorato, filtriamolo e manteniamolo caldo per la cottura del riso.

In una casseruola mettiamo l’olio e la mezza cipolla intera che faremo appassire a fuoco bassissimo per 10-15 minuti coprendola con un coperchio perchè non si bruci. A questo punto togliamo la cipolla e facciamo tostare il riso fino a che i chicchi appaiono traslucidi, iniziamo ad aggiungere un mestolo di brodo di carne che evaporerà molto in fretta seguito da un altro mestolo. Dopo circa 3 minuti aggiungiamo lo zafferano in polvere e continuiamo a cuocere per circa 10 minuti durante i quali aggiungeremo il brodo a filo in modo che non sia troppo difficile mescolare il riso ma nemmeno troppo liquido o diventa riso bollito.
Un minuto prima di spegnere il fuoco aggiungiamo anche i pistilli di zafferano.
Spento il fuoco mantechiamo con burro e formaggio grattugiato al momento.

A parte tagliamo le fettine di midollo che possiamo scegliere di aggiungere in mantecatura o dopo come guarnizione nei piatti.

Bon Appetit - primo

Scroll To Top