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Richard Gere presenta Franny

Richard Gere è ormai una presenza familiare agli eventi cinematografici italiani: negli ultimi anni lo abbiamo incontrato più volte, da Giffoni a Roma. Oggi l’attore si trova ancora una volta nella Capitale per presentare “Franny“, il film scritto e diretto dall’esordiente Andrew Renzi che vedremo nelle sale dal 23 dicembre.

Come il precedente “Time Out of Mind“, proposto l’anno scorso proprio dal(l’ex) Festival di Roma, anche “Franny” è uno di quei piccoli progetti a basso budget caratterizzati da un approccio «fresco e spontaneo» e da tempi di lavorazione veloci (trenta giorni di riprese) che l’attore predilige in questa fase della sua carriera. Anche se, come spiega lo stesso Gere, «negli Stati Uniti consideriamo basso un budget inferiore ai 10 milioni di dollari, che immagino in Italia rappresentino già un investimento produttivo considerevole».

Il Franny del titolo, interpretato da Gere, è un uomo misterioso e molto ricco, il cui particolare equilibrio esistenziale viene messo in crisi da un grave lutto.

«Franny è un personaggio complesso, ma in fondo chi non lo è? — commenta Richard Gere sorseggiando tè durante una conferenza stampa affollatissima e calorosa — Nessuno di noi può essere spiegato in modo semplice. Come attore, ho cercato un equilibrio tra le varie sfaccettature della sua personalità, lasciando anche spazio all’umorismo, perché nella vita persino le situazioni più tragiche hanno un aspetto ironico».

Andrew Renzi, 31 anni, viene dallo Screenwriter’s Lab del Sundance, dove nel 2013 ha messo a punto la sceneggiatura di “Franny”. Gere lo descrive come «un giovane di grande talento, che ha conquistato la mia fiducia scegliendo di mettere in scena una storia che, per lui toccava corde molto personali. Ci sono script che ti arrivano tra le mani, li leggi e ti sorprendono. Con “Franny” è successo proprio così, qualcosa di simile a un innamoramento: desideri immediatamente dare vita a quel personaggio, a quel racconto».

Del resto, racconta ancora Gere, le sue scelte d’attore sono sempre state poco meditate: «Nel corso della mia carriera ho fatto scelte buone, altre meno buone, ma sono sempre state scelte istintive».

E il futuro? Vorrebbe lavorare in televisione? Lo vedremo mai in un film italiano?

«In tv vedo cose ottime: le serie di HBO, Showtime, Netflix… Ma personalmente amo molto vivere l’esperienza della sala cinematografica: uscire di casa, andare al cinema sedersi al buio con altri sconosciuti di fronte allo schermo. Per quanto riguarda l’Italia, sì, mi piacerebbe. Con Claudio (Masenza, che siede al suo fianco durante l’incontro con la stampa, ndr) parlo spesso di un prossimo film con Bernanrdo Bertolucci. Ma potrei anche scegliere un progetto diverso, di registi meno noti. Nella scelta di un ruolo entrano in gioco tante variabili e finora non ho mai trovato l’occasione giusta per prendere parte a un film nel vostro Paese». Paese che, osserva divertito Gere, lo accoglie sempre con affetto e «totalmente casino».

Foto: Lucky Red

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