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  • Ricky Warwick: Belfast Confetti

    Ricky Warwick

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Il cielo d’Irlanda

Quali rischi corre l’artista che intenda sposare un genere completamente diverso rispetto alle proprie origini, origini che gli avevano già tributato successo? Ricky Warwick, con il suo terzo album da solista, si cala nei panni della cavia da laboratorio e diventa protagonista di questo esperimento.

La storia lo vede trionfare come vocalist degli Almighty, gruppo di spicco del panorama hard-rock britannico degli anni ’90. Il presente, invece, si scrive “Belfast Confetti” e si legge folk. Un folk incontaminato e carico di passione, di certo ben lontano dall’adrenalinico fragore con cui il talentuoso irlandese si è aperto alle masse.

La nuova era asseconda la vocazione intimista del cantautore, il quale confeziona un racconto rassicurante, dai ritmi soft, che suggerisce il legame con la sua terra dalle tante contee e dal profumo di prato. La struttura musicale è minimalista ed il suo fulcro è rappresentato dalla chitarra acustica. La batteria, così come il basso, non lascia segno di sé (eccezion fatta per la traccia d’apertura) e cede il passo a strumenti che maggiormente assecondano il disegno, come l’armonica, il violino ed il pianoforte. Solo in rare occasioni il sound si concede toni più frizzanti e ciò dipende dalla scelta di voler sussurrare le emozioni, di suggerirle sottovoce a chi abbia il tempo e la voglia di ascoltare.

È scongiurato quindi il salto nel buio. O meglio, se di salto si parla, Ricky lo esegue con un paracadute più che affidabile, composto dalle sue doti tecniche e compositive che gli permettono di cambiare genere pur mantenendo inalterata la capacità attrattiva.

“La semplicità è la gloria dell’espressione” (Walt Whitman). Se siete anche voi assertori di questa visione, vietato perdersi “Belfast Confetti”: un album costruito su una chitarra acustica intrisa di terra d’Irlanda, capace di regalare serenità e spensieratezza e favorire la riscoperta di se stessi.

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Contro

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