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In ricordo di David Bowie | Starman: Icona, Messaggio, Percorso

David Bowie non ha rappresentato solo l’artista in musica, ma ha incarnato, durante la sua carriera, le varie sfaccettature dell’arte. Egli stesso è diventato icona, mezzo e vero e proprio gesto d’arte.

La fame artistica di Bowie è onnivora, dal gusto eclettico e al tempo stesso concettuale. La sua performance spettacolare è proiettata al movimento, al gesto, all’apparire con visionarietà pur essendo, al tempo stesso, ben finalizzata ad uno scopo.

Quella di Bowie è una storia d’amore pulsante con l’arte, che sia musica, teatro, letteratura e immagine. Con la musica ha sempre sperimentato nuovi suoni pur mantenendo la sana e intelligente idea della forma canzone: i suoi brani restano in testa anche attraverso una singola nota.

La musica per David è un contenitore nel quale inserire le più svariate suggestioni e concetti. Un contenitore che ha assunto la forma del tempo e degli stili più eterogenei, dal glam rock al soul, dal funky all’elettronica.

Il terreno dell’ambiguità diventa nelle mani di David Bowie un modo di plasmare arte, di stuzzicare il fan e fomentare la critica. Allargare i punti di vista è forse il messaggio più forte che ci ha sempre voluto comunicare.

Il musicista inglese è attratto dalla danza: diventa allievo del mimo e coreografo Lindsey Kemp che lo influenza nel fare del proprio corpo un veicolo di significato teatrale. Da qui nascono le identità molteplici e i personaggi che Bowie sapeva creare dal nulla. La musica si trasforma, entra nei suoi personaggi, è viva e variabile.

Il percorso artistico diventa il concetto primo della sua musica imprevedibile. Inventa e interpreta il personaggio androgino Ziggy Stardust pieno di suggestioni che arrivano dal teatro kabuki giapponese e dallo stilista Kansai Yamamoto. Collabora con Brian Eno, posa da icona originale, pittorica e statuaria per le copertine dei suoi dischi (come in quella di “The Man Who Sold the World”, solo per citarne una), diventa il produttore di artisti come Lou Reed e Iggy Pop.

Con il primo disco intitolato “Space Oddity” si fa promotore del costante interesse musicale ed evocativo per l’astrattezza e la poesia del cosmo. Non a caso il disco viene pubblicato nel 1969, lo stesso anno della passeggiata lunare dell’astronauta americano Neil Armstrong.

Il nostro Starman pare non essere solo l’icona, la pop star, l’extraterrestre o l’uomo delle stelle, ma sembra diventare la rappresentazione della voglia di comunicare, di sottolineare la vita, il percorso. Diventano importanti i punti di vista, la strada che si percorre.

Un altro segnale, un altro messaggio da decifrare, che Bowie ci ha voluto lasciare, forse, per comunicarci proprio l’importanza di essere mezzo e non risultato. Questo, probabilmente, lo si può trovare ancora nel suo ultimo singolo “BlackStar“, ricco di possibili interpretazioni: “Non sono una stella del cinema, non sono una stella del pop, non sono una stella da ammirare”, “Non posso rispondere perché, seguimi, ti riporterò a casa…”

Ancora una volta, soprattutto alla fine, David ha cercato, forse, nessuno può dirlo con certezza, di essere il pilota della navicella spaziale con la quale ha sempre navigato sul mondo dell’arte e con la quale ci ha comunicato il bisogno dell’essere umano di esprimersi con i mezzi più disparati. La voglia conflittuale dell’artista di essere e tramutarsi e, al tempo stesso, il bisogno di trasmettere un messaggio per poter essere seguito per sempre e continuare a vivere.

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