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Ritorno alla dolcezza di un grembo oscuro

Un piccolo miracolo dell’universo metallico, un modo per riconoscere che sincera ispirazione può anche far rima con successo commerciale, che una ricerca stilistica particolare può portare ad avere un pubblico variegato e NON un piccolo pubblico. Questo sono gli Opeth, sorpresa di una qualche uggiosa stagione passata, esplosi con quel “Blackwater Park” che vedeva la partecipazione di Mr.Steve Wilson, di casa Porcupine Tree. Emozioni che corrono libere sull’onda di vibrazioni acute, insistenti.
Andiamo con ordine. Ad aprire la serata sono i sorprendenti Madder Mortem, che, nonostante un pubblico non proprio entusiasta, sfoderano una prestazione grintosa, che alterna parti decisamente cadenzate e groovy -a momenti mi hanno portato alla mente pesanti nenie made in Neurosis- ad altre più veloci e “classicamente” goth. Complimenti al gruppo per la professionalità dimostrata, la bravura nelle (de)costruzioni musicali e la particolarità della proposta – un ipotetico scenario goth metal nel solco di Atrox e co. Da tenere d’occhio.
Il momento dell’ennesima beatificazione è arrivato. Gli Opeth tornano in Italia e vengono accolti da una marea di folla adorante e dei tipi più disp(a/e)rati. Poco tempo per pensare e “Leper Affinity” si abbatte sui corpi e sulle menti, lasciando un pubblico attonito e adorante a cantare la canzone, benchè i suoni per qualche minuto lascino piuttosto a desiderare. Ringraziamenti in italiano con voce uscita dal “Dracula” di Tod Browning: avesse detto “”I am….Drac-u-la. I bid you welcome.” immaginiamo non si sarebbe meravigliato nessuno, nemmeno Bela Lugosi, forse. A seguire, “Advent” da “Morningrise”, “Deliverance” dall’ultimo, omonimo, lavoro del gruppo (che invero lascia intravedere un po’ troppa rilassatezza da parte del gruppo), “Drapery Falls” da “Blackwater Park”, “The Godhead’s Lament” da “Still Life” e via andare.
Momenti topici a mio modesto avviso sono stati l’esecuzione di “Credence” da “My Arms, Your Hearse”, in cui Mikael chiede a tutti di cantare, dicendo che questa canzone è stata eseguita pochissime volte; la reprise con “Harvest” e “Demon Of The Fall”, rispettivamente momento di dolcezza-sonorità soffuse e lamento annichilente per cotanta ferocità. Senza contare i numerosi “I Love You” e gli applausi che sorgevano spontanei tra i presenti, naturalmente.
Da aggiungere c’è poco altro, le canzoni, e le emozioni, dicono già tutto. Chi non c’era si è perso un grandissimo concerto, un’atmosfera d’incanto e tanto divertimento. Tutto qui.

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