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L’atteso ritorno di Laurent Cantet, presentato qui a Venezia alle Giornate degli Autori, prosegue dal suo ultimo film, l’episodio “La fuente” del collettivo “7 Days in Havana” dove Cantet ha collaborato col romanziere cubano Leonardo Padura.

Ritorno a L’Avana” (meno metaforico del titolo originale “Rethour à Ithaque”) è basato su uno dei personaggi dei romanzi di Padura, che torna a Cuba dopo sedici anni di esilio, festeggiato dai suoi amici di una vita. Trascorrono una serata insieme sulla terrazza dell’amico Aldo che dà sul panorama su L’Avana. Dai bei ricordi di gioventù si arriva subito ai rimpianti e ai rancori covati troppo a lungo. Si riaprono vecchie ferite, che in nome dell’amicizia e di una buona fagiolata di mezzanotte si cerca di ricucire; ci si confronta con figli e nipoti, nuove generazioni ancora oppresse dagli stessi problemi politici di Cuba; si tira avanti fino all’alba, quando tutti i nodi vengono al pettine.

Straordinaria prova di improvvisazione e di scrittura teatrale e allo stesso tempo una spudorata disamina del regime castrista, “Ritorno a L’Avana” (che arriverà nei cinema italiani, sicuro sicuro, con Lucky Red) è una rimpatriata divertente e commovente, una seduta psicanalitica liberatoria, che se non trova risoluzioni almeno riporta la pace.

I cinque attori cubani protagonisti, celeberrimi in patria, sono perfetti e meritano la nostra menzione: Isabel Santos (Tania), Jorge Perugorría (Eddy), Fernando Hechevarría (Rafa), Néstor Jiménez (Amadeo), Pedro Julio Díaz Ferrán (Aldo, quest’ultimo il meno famoso del gruppo). Di sicuro effetto nostalgico anche le canzoni e i momenti di danza riconciliatrice

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Contro

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