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    Ritual

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L’uomo e la natura, il gruppo “ecosofista”

“Ritual”, il disco, è l’esordio della band omonima uscito nel 1995 per la Musea ed oggi rimasterizzato e tirato a lucido in occasione del passaggio su Tempus Fugit/InsideOut. Ritual, la band, è un animale selvaggio e spensierato, una bestia che ama la natura ed il mondo, che guarda con ironia ai propri problemi e prende le cose con allegria ma mai con superficialità. Tradotto in musica è un disco prog-rock con forti componenti folk, dove si respira l’aria fredda e pulita del nord tra movimenti veloci, composizioni fresche e refrain irresistibili. C’è una cura maniacale per ogni dettaglio (in media 3 anni di lavoro per ogni album), c’è una mano sapiente che sa miscelare partiture intricate a ritmiche lineari, ci sono canzoni che crescono mutano e si scompongono giocando all’interno del proprio significato. L’obiettivo è vedere la vita nel suo rapporto con la natura, celebrare l’interazione dell’uomo con le forze della terra; una ricerca di energia e risposte dove forse è più lecito trovarle. Gli svedesi sono in quattro ma fanno di tutto: ci sono mandole mandolini e bozouki, archi e percussioni tribali, arpeggi cristallini di chitarra acustica e sottofondi atmosferici di tastiera. Tutto è così ben messo al suo posto che scorre con una fluidità disarmante, sembra quasi il lavoro di un bambino tanto è puro e immediato. E riesce al tempo stesso ad essere così carico di significati e smaliziato da risultare pericolosamente adulto. Così i testi, semplici quanto uno sguardo al cielo, ma altrettanto vasti e profondi, nascondono con un sorriso l’amara consapevolezza del ciclo della vita (“Life Has Just Begun” o “Typhoons Decide”). Un gruppo che ha ottimi mezzi tecnici, una base ideologica solida in continuo sviluppo ed un cantante incredibile che farebbe invidia alle migliori ugole dell’universo pop. Tutto questo senza scendere a compromessi, con onestà, umiltà (“Every day offers a new perspective and hopefully a deepened understanding – of how little you really understand”) costanza, originalità e spontaneità. Un debut maturo e godibilissimo, un disco sguaiato e onesto da consigliare a chiunque, l’equilibrio perfetto arriverà con il tempo.
Nota: Per chi aveva già la versione originale Musea, il remaster Tempus Fugit presenta qualche pagina di booklet in più ed una qualità audio leggermente superiore.

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