Home > Interviste > Riverboat Gamblers: Siamo fatti così…

Riverboat Gamblers: Siamo fatti così…

Da pochi mesi, i Riverboat Gamblers, quotata band del panorama punk rock statunitense, ha dato alla luce quello che riteniamo essere il suo prodotto più commerciale e, nello stesso tempo, intelligente e smaliziato. All’alba di questa inattesa svolta stilistica, siamo andati ad intervistare Ian MacDougall, chitarrista della band, per capire sentimenti e motivazioni dei nuovi Riverboat Gamblers.
Credendo inizialmente di farci quattro chiacchiere allegre, divagando di musica, abbiamo invece trovato un Ian freddo e sintetico. L’intervista, in un certo modo, ci dà anche uno spaccato del carattere dell’artista: molto fermo e deciso. Per quel che possa servire: divertitevi a leggere questi scambi tennistici!

Ciao Ian. È davvero un piacere conoscerti. Parliamo subito della vostra carriera e del vostro nuovo cd “Underneath The Owl” (“Sotto La Civetta”, N.d.T.).
Ma prima di tutto: perché proprio “The Owl”, “la Civetta”?
Abbiamo deciso di chiamare così l’album perché la civetta ci dà l’impressione di una minaccia, un animale che sa tutto, una cosa sinistra che ci osserva tutti dall’alto. Il più alto edificio nella nostra città è la Frost Bank, che da molti angoli sembra proprio come una civetta.

Le melodie sono il grande obiettivo e, nello stesso tempo, il traguardo di “Underneath The Owl”, e ci sembra che l’album sia più pop oriented che i precedenti. Che cosa vi ha spinto ad avvicinarvi così radicalmente alla generazione MTV?
Nulla ci ha spinto a fare qualcosa di diverso da ciò che normalmente facciamo. Noi abbiamo fans di diversi gusti musicali ed il processo di scrittura di quest’ultima release è stato il più naturale e organico che abbiamo mai avuto. Non ci sono state neanche pressioni affinché scrivessimo qualche singolo hit scalaclassifiche. Nulla di tutto ciò è filtrato nel nostro iter compositivo. Non credo, in realtà, che ci sia un così drastico cambiamento rispetto ai nostri precedenti album. Non siamo mai stati una band hardcore che suona canzoni in drop-d.

Sapevo che avresti risposto così. Ma ascoltiamo, per esempio, la traccia dal titolo “The Tearjerker”. Non ti sembra che suoni molto simile ai Keane?
Io non ho mai ascoltato né ho intenzione di ascoltare i Keane.

La gente vi conosce per i vostri show leggendari. Qual è il vostro approccio mentale prima di salire sul palco e durante lo show?
Noi saliamo sul palco solo per divertirci, per far divertire il pubblico e cercare che ciò avvenga fino alla fine dello show.

Qual è oggi, a tuo giudizio, il miglior posto del pianeta per suonare punk?
Il posto esatto dove noi lo suoniamo oggi.

Negli USA le piccole band sono solite suonare più negli house party più che nei concerti. Parlaci di questo uso così diverso dall’Europa. Cosa sono i party e come la gente vi si diverte?
Ci sono stati periodi a Denton in cui era davvero difficile poter suonare in un club, così l’alternativa era fare tutto da sé, facendo uno show a casa propria. Mi sono da sempre divertito agli house show, l’ambiente è decisamente più familiare.

Come descriveresti e sintetizzeresti in queste pagine la vostra più dissacrante ed irriverente esperienza musicale? E, invece, la più interessante?
Sono stato in diverse merdose punk band che stavano ancora crescendo: loro erano realmente dissacranti, irriverenti e scorrette musicalmente. La nostra esperienza musicale più interessante è stata andare in tour con gli X e i Rollins, decisamente un affare molto strano, ma una cosa fuori di testa, che ci ha dato comunque la possibilità di conoscere e apprezzare entrambe queste bands.

Qual è, secondo te, il punto di vista delle ultime generazioni americane sul punk rock? Forse questo genere viene poco alla volta scalzato dall’hardcore collegiale, certamente più melodico, facile e immediato?
Il punk è diventato un termine assai ampio ora, persino catalogabile nel mainstream. È una parola decisamente abusata. Ma sinceramente non me ne frega. La buona musica è buona musica. Se tu stai facendo qualcosa di diverso e interessante, non devi far altro che non ascoltare tutte queste storie.

Bene, Ian. Ti ringrazio per la tua disponibilità (si fa per dire… N.d.A.).
Grazie a te per le domande.

Scroll To Top