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Riverside: Tempi moderni

I Riverside si stanno facendo rapidamente largo tra le nuove realtà del progressive, guadagnando terreno con ogni nuovo disco. Il neonato “Anno Domini High Definition” non fa eccezione, anzi si propone come un ulteriore sforzo di personalizzare e definire un “suono Riverside” unico ed inconfondibile. Ne abbiamo discusso con il chitarrista della band Piotr Grudzi?ski, che, raggiunto telefonicamente, ci ha gentilmente fornito informazioni al riguardo.

Iniziamo col parlare del vostro nuovo album. I vostri primi tre dischi erano una trilogia basata su un unico grande concept, c’è anche qui un unico livello concettuale?
Direi proprio di sì, possiamo trattare “Anno Domini High Definition” come un concept album, anche se differente dai primi tre: questa volta è un disco a sé stante, non parte di una trilogia. La grossa differenza è che all’interno del concept c’è un unico tema trattato ma da vari punti di vista, a differenza della trilogia che aveva un unico protagonista.

Di cosa trattano quindi i testi questa volta? Qual è il tema portante del disco?
Ho sempre problemi a rispondere a questa domanda poiché è Mariusz a scrivere i testi, quello che posso dirti io è che il disco parla dei tempi in cui stiamo vivendo. Parla della gente, non solo polacca ma di tutto il mondo, che oggigiorno sembra sempre aver sempre fretta e andare di corsa, magari senza nemmeno sapere perché o dove stiano correndo. Tratta anche della fretta che ci mette oggi la tecnologia, voglio dire con oggetti come i computer o i lettori multimediali che compri oggi e tra mezzo anno sono già superati e vecchi. Più o meno questi sono gli argomenti principali del disco.

Musicalmente invece il disco suona ancora più fresco ed originale dei precedenti, nei quali talvolta le influenze di gruppi come Porcupine Tree o Opeth o Pain of Salvation si facevano molto evidenti. Questa volta invece il suono è molto più genuinamente Riverside. È stata una scelta il concentrarsi sul distaccare il vostro suono dalle altre band?
Prima ti faccio una domanda io: puoi dire con certezza di non sentire alcuna influenza dei Porcupine Tree nel disco?

Be’, qua e là le ombre compaiono ma sicuramente molto meno che nei dischi precedenti…
Quello che cerco sempre di dire è che noi non abbiamo mai voluto essere “i nuovi Porcupine Tree” ma tutti dicono che siamo gruppi simili, che penso si riferisca all’avere un mood simile e due stili che possono ricollegarsi, ma personalmente trovo che suoniamo due generi non dico completamente diversi ma comunque parecchio distanti.
Dopo la fine della trilogia abbiamo deciso di provare qualcosa di completamente diverso, magari al di fuori dal nostro stile. Abbiamo cercato di sviluppare il nostro suono personale. Ovviamente dopo la fine della trilogia qualcosa doveva cambiare. Se avessimo fatto un altro disco uguale non sarebbe certo stato un bene per il gruppo e saremmo rimasti incastrati in un ruolo da cui sarebbe stato difficile uscire. Abbiamo iniziato dal cambiare il suono rendendolo un po’ più pesante, abbiamo cambiato la lunghezza del disco, nettamente accorciata rispetto ai precedenti e ridotta a 44 minuti e 44 secondi, in modo da avvicinarci alla lunghezza dei dischi degli anni ’70 in vinile, oltre a creare un piccolo gioco coi numeri visto che questo è il nostro quarto disco. Direi che abbiamo cercato di cambiare completamente approccio a varie cose, ma di mantere il nostro stile.

E si direbbe abbia funzionato…
Spero che più persone in Italia la pensino così! Finalmente potremmo venire e suonare più show magari per più persone.
[PAGEBREAK] Cambiando argomento, siete in giro da otto anni ormai, avete quattro dischi pubblicati e pareri positivi un po’ ovunque. Vi sentite parte di una qualche scena? Com’è l’ambiente rock in Polonia?
Penso che la risposta sia parecchio difficile. Noi abbiamo vari stili all’interno del nostro suono, dal progressive al metal, per questo possiamo dire di appartenere alla scena progressive metal, ma del resto se consideri il lato metal della nostra musica ci ritroviamo insieme a gruppi come i Vader che suonano musica completamente diversa. Di sicuri siamo uno dei pochi gruppi polacchi che siano riusciti ad uscire dalla nicchia e suonare in giro per il mondo quindi siamo abbastanza orgigliosi di poter rappresentare il nostro paese. Ad ogni modo né il metal né il progressive sono generi particolarmente seguiti in Polonia, le star più grosse appartengono all’ambito pop-rock e sono famose solo qui in Polonia, nessuno ne sente parlare all’esterno e siamo felici di non appartenere a questa scena.

Non poi così diverso dall’Italia quindi…
Sì, penso sia più o meno lo stesso discorso ovunque, nonostante in paesi come la Svezia gruppi come gli in Flames possano entrare al primo posto in classifica. Di certo non è mai succeso in Polonia.

Farete un tour per questo nuovo disco? Avete già pianificato delle date?
Sì certo. Stiamo puntando molto sulla promozione sperando che più paesi ci accolgano, magari grazie a quei cambiamenti di cui parlavo prima. Per ora sappiamo che suoneremo in paesi dove già abbiamo suonato come Olanda, Germania, Belgio e Francia. Vorremmo suonare il più possibile per poter portare ovunque la nostra musica. Mi sembra che verremo in Italia quest’estate in un paese che suona… qualcosa come… Cunèo…

Un’ultima domanda sul disco: i suoni sono molto vintage, molto anni ’70 e si sente molto l’influenza di quegli anni soprattutto nelle parti strumentali. È stata anche questa una scelta fatta fin dall’inizio?
Quando abbiamo iniziato a lavorare al disco le prime due cose che abbiamo avuto sono state il titolo con il concept e il desiderio di cambiare il suono. Fin dall’inizio abbiamo voluto cercare di combinare la musica degli anni ’70 con quella di oggi. Penso che ce l’abbiamo fatta e che fosse proprio il momento giusto di incorporare queste influenze vintage rock nel nostro suono.

Quindi la domanda ovvia… sei soddisfatto del disco?
Sì. Al 100%. Ovviamente chiunque ti darebbe questa risposta perché questo è il nostro nuovo disco e dobbiamo promuoverlo. La verità è che nei dischi precedenti ho sempre trovato dei difetti, questa volta invece l’album mi piace dall’inizio alla fine, penso sia veramente una delle cose migliori che abbiamo fatto.

Perfetto, abbiamo finito. Vuoi dire qualcosa ai vostri ascoltatori italiani?
Certo, ascoltate la nostra musica e spero di incontrarvi ad un concerto!

Attendiamo quindi i Riverside il 12 luglio al Parco della Gioventù di Cuneo per mostrarci la resa del nuovo disco in dimensione live, ovvero un’ottima occasione per chiunque non si sia ancora avvicinato alla loro musica.

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