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RoadRunner Records: Il futuro di un mercato discografico in crisi

Abbiamo deciso di chiedere direttamente a Monte Conner, A&R e VicePresidente di RoadRunner Records, il perché di alcune cose: il perché specifico di un progetto come RR United, poi il motivo della sbalorditiva fiducia in alcune band che miracolosamente si sono dimostrate vincenti, ed infine abbiamo voluto chiedergli in quali band e verso quale genere ritiene il mercato andrà, considerata la sua leggendaria predisposizione alla novità come talent scout. Ma la chiacchierata non ha mancato di ritornare a simpatici e nostalgici episodi, e all’analisi del prodotto finale che le etichette discografiche di oggi propongono…

Prima di tutto diamo un’occhiata a questo “All Stars United”. In primo luogo, perché avete scelto di mettere insieme tra di loro così tanti musicisti piuttosto che impegnare ogni singolo gruppo a comporre un nuovo brano?
Come sai questo è il venticinquesimo anniversario per Roadrunner. L’anno scorso ho contattato i miei colleghi e ho chiesto a tutti quanti che idee ci fossero per commemorare questo anniversario. Molte etichette semplicemente fanno dei box con tutti i successi più significativi del loro passato, altri magari mettono qualche inedito. Ho sempre pensato che nessuno comprerebbe mai una cosa del genere, non perlomeno al livello di musica che proponiamo. Specificai ai miei colleghi che volevo qualcosa che non fosse mai stato fatto. Qualcuno mi mandò una mail parlandomi di far fare a tre-quattro artisti della nostra etichetta un singolo. Da lì nacque l’idea di “All Stars United”: riunire rappresentanze di tutte le band che suonano e hanno suonato per Roadrunner in un unico, mastodontico progetto. Riunire tutti questi musicisti allo scopo di fare un intero album di inediti. Combinare formazioni insospettabili. Hai presente il progetto Probot di Dave Grohl? Basilarmente l’idea è quella, solo che non ci sono musicisti fissi. Ci sono quattro capitani che abbiamo scelto, e ognuno di questi ha selezionato una serie di artisti roadrunner con cui comporre e registrare dei brani. Non c’è paragone con nessun’altro progetto commemorativo; “All Stars United” ha impiegato un anno dalla sua ideazione per compiersi, ed è un progetto mastodontico.

È un buon modo anche per i gruppi del vostro roster per stringere un legame di collaborazione più forte. Band come i Cradle Of Filth poi, da tanto volevano suonare con Josh Silver o Peter Steele…
Certamente! Per molti è significato collaborare con persone che suonano in gruppi molto stimati, quando non addirittura i propri gruppi preferiti. L’atmosfera era così emozionante per loro che credo abbia contribuito a far dare loro il meglio.

Con così tante sessioni di registrazione, mix diversi, formazioni continuamente differenti come sarà l’opera finale? Omogenea o studiata perché ogni brano suoni in modo diverso?
Non ci sarà ovviamente il caso di registrazioni a volume diverso, ma abbiamo usato differenti produttori oltre che studi differenti. Hanno contribuito musicisti storici come Josh Silver, Joey Jordison, Dino Cazares, ecc. Ci saranno diciotto brani differenti per stile, suono, e variazioni che renderanno il tutto interessante.

Guardiamo un attimo alla storia della Roadrunner adesso. Negli anni ’80 il classic heavy e il thrash reano i generi più comuni. In quel periodo, quali gruppi hanno fatto la storia e la fortuna della Roadrunner?
Io sono arrivato alla Roadrunner nel 1987, e all’epoca non era che una casa discografica underground. C’erano molti gruppi sotto contratto, tra cui si distinsero Obituary e Mercyful Fate, che sarebbero poi diventati Roadrunner. C’erano anche molti altri artisti più grandi che avevamo in licenza di distribuzione per l’Europa all’epoca, Metallica e Megadeth per farti un esempio, ma io preferisco ricordare quelli che sono stati sotto contratto con Roadrunner al 100%. Nel 1989 ci fu l’ascesa dei Sepultura, dei Deicide, e del death metal in generale. Poi negli anni ’90 c’è stata la vera grande ascesa della Roadrunner.

Con i Type O Negative per cominciare
Sì, e i Fear Factory, i Machine Head…

Un debutto interessante nel 1987 fu quello dei Carnivore di Peter Steele. Che tipo di persona era Peter Steele all’epoca?
Quando sono entrato in Roadrunner i Carnivore si stavano sciogliendo, e stava nascendo la parte più matura di Peter Steele. Inoltre all’epoca ancora non lavoravo con lui. Quella crescita che da “Slow, Deep And Hard” si è evoluta all’ormai conosciutissimo “Bloody Kisses” e così via. Peter è sempre stato un ragazzo simpatico, tranquillo, leale e onesto. Posso solo immaginare che, come vuole lo spirito hardcore, fosse più incazzato.

Siete ancora in buoni rapporti con loro?
Sì, come con tutti coloro che hanno lavorato con noi, pure se sono andati via. Vedi, i Type O Negative hanno fatto in tutto sette album con noi, Peter ha fatto anche i due album dei Carnivore, ed era giusto per lui cambiare e cercare qualcosa di nuovo. Succede, succede anche a noi, al nostro personale, non c’è nulla di male. C’è sempre un momento in cui si vuole cambiare.
[PAGEBREAK] Nel 1993 hai detto che pur essendo presto per dichiarare la fine del death metal come forma artistica, c’era poco spazio per band nuove. Il futuro era nell’industrial. Due anni dopo, i debutti di Machine Head, Fear Factory ed altri ancora ti hanno dato ragione. Come avevi intuito che quello fosse il tipo di ventata fresca che il mercato richiedeva?
Prima di tutto perché avevo queste band sotto gli occhi. Secondariamente perché se vedi il panorama musicale in quegli anni, forse non era così evidente in Italia, ma il successo di nuovi acts – nuovi per allora – come Ministry e Korn, suggeriva che il futuro avrebbe seguito quella direzione. Ed ecco, dal 1995 esplose il genere. Tra l’altro, non durò nemmeno molto, ma i Fear Factory diedero una vera propulsione alla scena, come anche i Godflesh.

Andiamo ai giorni più recenti: Slipknot, Nickelback e Killswitch Engage. Cosa è stato nei loro casi l’elemento chiave che ha funzionato?
Per gli Slipknot ha funzionato il mix di speed metal, death metal e nu-metal, almeno inizialmente. Molti sono stati delusi dalla mancanza di progresso in “Iowa”, ma con “Vol. 3″ le cose sono di nuovo cambiate. Band come questa vivono di una maturazione, sopravvivono se crescono, evitando l’errore di ripetere. Se vedi, in tanti casi che non sono tacciati di “tradimento delle origini”, si critica l’immobilismo artistico. Gli Slipknot stanno evolvendosi e continueranno a farlo, nella giusta direzione. Per i Nickelback, loro sono un progetto hard rock, e funzionò soprattutto il loro primo disco. È stata la prima volta che ci siamo trovati con un gruppo di queste dimensioni, di questo genere, e da loro non puoi che aspettarti un’evoluzione in fatto di cura del suono e di arrangiamenti. Per il resto, sono una rock band e il loro meccanismo di funzionamento è diverso rispetto a quello degli Slipknot, per esempio. I Killswitch Engage sono un’altra band leggendaria per Roadrunner, soprattutto per il loro songwriting, motivo per cui ho ragione di credere si evolveranno nel tempo.

Recentemente avete acquisito anche due gruppi dalla più che decennale esperienza: Cradle Of Filth e Opeth. Due band fortemente europee, che si apprezzano non solo musicalmente ma anche visivamente, due prodotti complessi e articolati, poco diretti. Avete intenzione di portarli ad essere più conosciuti in America o siete già soddisfatti del target che hanno?
Abbiamo messo sotto contratto questi due gruppi quando avevano già una fan-base e un loro stile. Non abbiamo intenzione di cambiare il loro risultato, modificare il loro stile: ci vanno bene così, gli forniamo una produzione e una pubblicità adeguata affinché possano curare al meglio artisticamente il loro progetto e perché possano raggiungere la maggior audience possibile attraverso una forte e capillare distribuzione. Il nostro lavoro si ferma lì, la musica resta di competenza della band. “Nymphetamine” è a mio giudizio l’album migliore che i Cradle Of Filth abbiano mai fatto, pulito e ben strutturato nelle canzoni. “Ghost Reveries” è un album fantastico, e spero che basti come prova che Roadrunner non ha nessuna intenzione di cambiare i percorsi musicali di nessuno per fargli raggiungere magari più visibilità, o rendere le proposte più mainstream. Noi vogliamo soltanto far conoscere meglio i nostri gruppi a più persone possibile.

Roadrunner è una delle prime etichette ad aver messo a disposizione non soltanto un sito, ma anche sezioni di domande e risposte o attività da street teamer per mettere i fan in contatto più diretto con i loro artisti preferiti. Credi che una comunicazione diretta con chi acquista musica sia una strategia vincente?
Questo si applica non solo alla musica, ma in qualsiasi campo, e ti rende in grado di capire cosa non va e quali sono le necessità, che cosa vuole la gente per soddisfare i propri gusti ed esigenze.

Nel XXI° secolo, pensi che il prodotto CD sia superato? Pensi che le strategie di chi mette materiale online accessibile solo dal cd originale, sezioni speciali a pagamento nei siti ufficiali, prodotti come il dual disc o il DVD-Audio possano mettere questo tipo di formato in pensione?
Credo che sempre più persone si interessino all’intera visione della band, perciò anche quella dell’immagine, dei video, dei concerti. Ma se ci pensi bene, ciò che è fondamentale è un prodotto ben mixato e ben suonato. Il CD è lontano dall’andare in pensione, è anzi la spina dorsale di tutto quello che può ruotare intorno ad un gruppo. Il download legale dei brani è un fallimento totale. Il formato DUAL DISC e DVD propongono l’audio 5.1 ma chi si compra un disco nella prospettiva di sentirselo in Dolby Digital? Contrapponilo al numero di persone che dal proprio CD passa alla forma compressa del proprio lettore da viaggio e capirai che questi formati che necessitano di apparecchiature poco immediate non sono il futuro, anche se il mercato sembra andare in quella direzione. Il CD rimarrà un prodotto fondamentale anche per i prossimi anni per chi andrà a comprare musica.

Dei gruppi passati e presenti chi ha superato il test del tempo, e chi lo passerà?
Quelli di cui abbiamo parlato: Type O Negative, Chimaria, Killswitch Engage, Opeth. Credo comunque in tutti gli artisti che sono sotto nostro contratto, te ne ho citati alcuni adesso soprattutto per i loro meriti presenti.

Credo di non avere più curiosità non convenzionali da chiederti. Il resto, lo si può leggere nel booklet della raccolta, giusto?
Grazie mille Massimiliano per l’intervista, davvero gradevole ed originale!

Spezziamo una lancia a favore di quanto detto da Conner: sebbene il mercato dell’industria discografica sia in crisi, sicuramente il CD sarà l’ultimo dei formati che andremo a perdere e che piangeremo, quando tutto sarà dentro lettori mp3 con HDD grandi il doppio della vostra collezione.

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