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  • Robbie Williams: The Heavy Entertainment Show

    Robbie Williams

    Columbia Records / Sony Music

    Data di uscita: 04-11-2016

    Loudvision:
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Robbie Williams è tornato ad intrattenere con il suo dodicesimo album, “The Heavy Entertainment Show”, per la prima volta edito da Columbia Records/Sony Music. Un ritorno alle origini nelle intenzioni (“Let Me Entertain You” era l’ultimo singolo del suo album di debutto come solista nel 1998 nonché il motto del suo ultimo tour), perseguito con un sound, o meglio diversi sound, diversi dal solito.

Il suo è un heavy entertainment, nel senso di “un mezzo di intrattenimento leggero… ma con gli steroidi!”, cioè un album che vuole trascinare e far divertire in maniera sfacciata fin dalla prima traccia -la title track-, che stabilisce il tono di tutto il resto del cd: il sound eterogeneo e un po’ aggressivo può spiazzare nel risultato, ma è comunque pervaso da quell’atteggiamento spavaldo tipico del Williams intrattenitore.

Dai cori che fanno un po’ Rocky della prima canzone si passa a quelli marziali della seconda, ovvero “Party Like A Russian”, il singolo che ha introdotto l’album. La conosciamo: è l’inno all’edonismo dal ritmo cadenzato ed il testo provocatorio che stridono volutamente con i cori sovietici del sottofondo.

Guardiamo all’insieme: ci sono le ballad. “Love My Life” è quella autocelebrativa e self-empowering che sa tanto di anni ‘90, volendo anche di boyband degli anni 90  - le sue lontane radici – ed è molto più americana del resto del cd. “David Song” è invece quella malinconica con chitarra e pianoforte, come ce ne sono state tante anche nella sua stessa discografia. Un pizzico di pepe in più nell’altra traccia lenta “Motherfucker” nei ritornelli che velocizza il passo a un soffio dal rap.

Ci sono poi molte collaborazioni e due duetti. Il co-autore di “Mixed Signals” è Brandon Flowers, ma ascoltandola si direbbe che questi sia il solo autore: l’unica traccia di Williams è la sua voce, che insieme al sound tipico del frontman dei The Killers fa pensare tanto a Jon Bon Jovi.

Delle canzoni scritte con Stuart PriceSensitive” è quella dove l’influenza del musicista britannico è più evidente, mentre  “Bruce Lee” deve essere stata composta guardando il Rocky Horror Show e ascoltando i Blink 182. Altra collaborazione in fase di stesura è con Ed Sheeran per “Pretty Woman”. È divertente e spensierata, ma più che Sheeran verrebbe da pensare a KT Tunstall .

Dopo la riuscita “Swing Both Ways”, Williams ha realizzato un nuovo duetto con Rufus Wainwright, “Hotel Crazy”, dove le due voci si fondono perfettamente nell’indolenza tipica del cantautore newyorchese, descrivendo l’atmosfera surreale di questo hotel in cui non sfigurerebbero gli alter ego televisivi di Lady Gaga & Co.

Infine, “Sensational” è già sentita, soprattutto se ricordate il periodo di “Come Undone”: grande band, lo sfogo del cantante sempre più catartico man mano che la canzone avanza e cresce.

La deluxe edition dell’album contiene poi altre 5 canzoni: Time On Earth” , dall’atmosfera rarefatta, elettrica e rétro (stile Duran Duran ft Richard Sanderson, per capirci), “When You Know” dall’intro onirico e l’andamento leggero e rilassante, la svogliata “Best Intentions, la romantica Marry Me” e “I Don’t Want To Hurt You” (duetto con John Grant). Quest’ultima si staglia un po’ dalle altre tracce extra: gli squilli di tromba alla fine sono spassosi, ma in generale sembra una versione edulcorata dello stile della title track.

Insomma, è un disco che richiede diversi ascolti per essere apprezzato, forse più di qualsiasi altro dell’artista. Attinge a piene mani a sonorità degli anni 80 e 90, sguazzando nell’elettronica ed il sintetico -come un po’ fan tutti- alla costante  ricerca uno stile composito il quale, unito al fatto che nelle collaborazioni è più evidente lo stile dell’ospite che non quello di Williams, risulta in un album dall’identità sfuggevole, dove l’unico punto fermo, l’unico elemento che dà coerenza al tutto è la voce del cantante. Un po’ come se Robbie Williams volesse godersi la libertà garantita dai successi di una carriera, e avesse deciso di giocare a travestirsi in tanti modi diversi, invitando tutti noi a divertirci con lui

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