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Robert De Niro a Roma con “Remembering the Artist”

La Fondazione Cinema per Roma e il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, hanno organizzato quest’oggi una proiezione in anteprima del documentario “Remembering the Artist, Robert De Niro Sr.“, alla presenza di suo figlio, quel Robert — Travis Bickle / Jake La Motta / Vito Corleone — De Niro che tutti noi ben conosciamo.

Pochi sanno che il suo omonimo padre era uno dei più stimati esponenti della corrente dei pittori figurativi newyorkesi del secondo dopoguerra (la cosiddetta Scuola di New York, che annoverava tra i suoi componenti artisti del calibro di Jackson Pollock).

Il documentario ci mostra la figura di un uomo dotato di un enorme e stimato talento, ma che non è mai riuscito a raggiungere la fama e l’affermazione che sapeva di meritare, sia per la natura riservata del suo carattere sia per l’avvento di nuovi movimenti, come il Minimalismo o la Pop Art, che ai tempi fecero risultare il suo stile figurativo fuori moda.

Tra interviste a famosi critici d’arte e ad artisti suoi amici, c’è anche la testimonianza di un Robert De Niro mai cosi candido, sincero e commosso (una vera rarità, vista la sua ormai celebre riservatezza nei confronti dei media), il tutto accompagnato dalle sempre evocative musiche di Philip Glass. Un documento a tratti davvero toccante e di sicuro interesse.

Dopo la proiezione, tra scroscianti applausi, entra in sala il buon vecchio Bob De Niro, figura che nonostante i disastri in cui si è imbarcato negli ultimi anni (ma pare che grazie a registi come Luc Besson e David O. Russell stia ritrovando la strada) incute sempre un reverenziale rispetto. Con il suo sorriso bonario coronato dal celebre neo, si pone di buon grado a rispondere alle nostre domande.

Quest’opera, che possiamo definire di risarcimento per la fama mai raggiunta da suo padre, l’ha aiutata a pacificare il rapporto con i suoi genitori?
Ho voluto collaborare a questo film soprattutto per i miei figli e i miei nipoti, per fargli vedere cosa faceva loro nonno, o bisnonno, che avessero la percezione di che grande artista fosse, ma soprattutto per portare avanti la sua eredità. Il fatto poi che il documentario venga diffuso è meraviglioso!

Perché sente di dover risarcire suo padre? E perché si sente in debito verso sua madre?
Lo sento come un obbligo, qualcosa che devo a loro (quando si va troppo sul personale, tende a liquidare con poche parole, ndr).

Perché secondo lei suo padre, quando era in vita, non ha avuto il successo che desiderava? Si è mai interessato alla pittura?
È riconducibile ad una serie di fattori. Nella vita, puoi anche essere un grande, pieno di talento, ma non necessariamente ciò ti porterà al successo. Bisogna considerare i tempi in cui ha operato, con nuovi movimenti artistici che cambiarono radicalmente la concezione di arte: è stato l’uomo giusto nel momento sbagliato, anche se a posteriori un certo riconoscimento l’ha ottenuto. E comunque no, non ho mai provato a dipingere (risata, ndr).

Come mai non ha diretto lei stesso il documentario?
In realtà non ho mai pensato di dirigerlo, se l’avessi fatto io probabilmente ne sarebbe uscito qualcosa di completamente diverso, ma credo che Perri Peltz e Geeta Gandbhir abbiano fatto un ottimo lavoro.

Il fatto di avere come padre un artista non completamente affermato le ha fatto avere un miglior rapporto con il suo, di successo?
Con il passare degli anni mi sono avvicinato sempre di più alla sua arte, che magari da giovane non consideravo abbastanza. Anche se non ha mai avuto il riconoscimento che desiderava, è riuscito comunque, almeno in parte a realizzare quello che voleva, cioè vivere della sua arte.

In cosa si sente di assomigliare a suo padre nel rapporto con i suoi figli?
È una domanda troppo personale, ci sono molte similitudini, ad esempio con me lui era molto affettuoso, e credo di esserlo abbastanza anch’io con i miei figli.

Nel documentario lei legge alcuni estratti dai diari di suo padre, come ne è venuto in possesso?
Dopo la morte di mio padre, sono andato nel suo studio ed insieme ai miei familiari e ai miei collaboratori abbiamo esaminato ed archiviato tutto. Io non li ho letti tutti, i realizzatori hanno scelto alcuni estratti che mi hanno fatto leggere. Prima o poi voglio leggerli per intero, forse i miei figli lo faranno prima di me.

Quali sono i suoi pittori preferiti, e qual era il rapporto di suo padre con la sua professione di attore?
Non parlavamo molto del mio lavoro, a volte commentava le mie prove d’attore con altri suoi amici, e si può dire che io facessi lo stesso con i suoi dipinti. Per quanto riguarda la pittura, ovviamente sono di parte, ho una grossa collezione dei dipinti di mio padre e cerco sempre di esporli il più possibile nei ristoranti e nei vari esercizi commerciali di mia proprietà.

Si è mai sentito in colpa nei confronti di suo padre per il successo ottenuto negli anni?
Non direi, ero cosciente di questa cosa, ma lui si mostrava sempre molto felice per i miei risultati. Ho avuto una certa dose di fortuna negli anni per trovarmi dove sono adesso, lui era consapevole di questa mia fortuna, ma non provava risentimento, è sempre stato fiero di me.

Crescere in un ambiente artistico l’ha influenzata in qualche modo nella sua carriera di attore e regista?
Credo che qualche influenza l’abbia avuta, anche se io ed i miei genitori partivamo da background diversi. Spesso ci si dedica all’arte per fuggire da una vita soffocante e borghese, in molti si trasferivano a New York per trovare se stessi, e questo è ciò che i miei hanno fatto: io sono il loro prodotto.

Cosa direbbe a suo padre se fosse qui?
Spero ti sia piaciuto il documentario (risate, ndr).

Come ha vissuto il rapporto con l’omosessualità di suo padre?
Da giovane non ne sapevo nulla. L’ho scoperto anni dopo, da qualche riferimento o battuta che faceva mia madre…

Interpreterebbe mai suo padre?
Mi è stato chiesto da Jane Rosenthal di scrivere qualcosa a riguardo, magari per un opera teatrale, ma probabilmente non lo farò mai.

Lei ha interpretato nella sua carriera molte volte il ruolo di padre, ci ha messo qualcosa di suo padre in queste interpretazioni? Lavorerà ancora con Jennifer Lawrence?
Quando si recita, si tende sempre a portare nel ruolo qualcosa del proprio vissuto, quindi si, sicuramente qualcosa di mio padre ce l’ho messa. E sì, credo che tornerò a lavorare di nuovo con Jennifer Lawrence (si riferisce senza dubbio a “Joy”, il prossimo progetto di David O. Russell, ndr).

Il documentario “Remembering the Artist, Robert De Niro Sr.” sarà visibile in prima tv il 28 dicembre sul canale Sky Arte HD.

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