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Robert Rodríguez e Frank Miller presentano Sin City – Una donna per cui uccidere

Sin City – Una donna per cui uccidere” di Robert Rodríguez e Frank Miller arriverà nei cinema italiani il 2 ottobre (qui la nostra recensione) distribuito da Lucky Red in 400 copie, metà delle quali in 3D.

Nel cast troviamo Mickey Rourke, Jessica Alba, Josh Brolin, Joseph Gordon-Levitt, Rosario Dawson e Eva Green.

I due registi sono stati a Roma per presentare il film, che arriva a quasi dieci anni di distanza dal primo “Sin City”, e incontrare i giornalisti: si è discusso del rapporto tra fumetti e cinema, di tecnologia, attori e industria hollywoodiana. Ma non chiedete a Miller un’opinione sui recenti adattamenti di “Batman”…

Quali sono state le difficoltà tecniche e cosa è cambiato rispetto al primo Sin City?
Robert Rodríguez: Quando abbiamo girato il primo “Sin City” le tecnologie usate sul set – penso ad esempio il green screen – erano delle novità, e la trupe non poteva far altro che fidarsi ciecamente di me. Ora, dopo dieci anni, si tratta di tecnologie comuni ed è stato tutto più semplice. Qui in più c’è il 3D grazie al quale abbiamo potuto dar forma cinematografica alle creazioni di Frank. Sarebbe interessante confrontare le due versioni, in 2D e in 3D. Credo che il 3D dia vita in modo più efficace all’universo astratto creato da Frank. Quello che conta, in ogni caso, è la storia. E il 3D in questo film ci consente fi guardare meglio certi elementi funzionali alla narrazione.

Frank Miller: Anch’io all’inizio mi sentivo un po’ in difficoltà sugli aspetti tecnici, ma a un certo punto ho capito che non dovevo più chiedere “Possiamo fare questa cosa?” ma solo “Come la faremo?”. Perché Frank riesce davvero a far tutto.

Frank Miller, quali sono stati i suoi riferimenti letterari e cinematografici per “Sin City”?
F. Miller: Sono cresciuto come appassionato di noir e crime fiction, i miei riferimenti sono sempre tantissimi. Anche se molto di ciò che vedete nei miei fumetti viene semplicemente dalla mia immaginazione. Per quanto riguarda il ruolo di Eva Green, l’ho immaginato come la quintessenza della femme fatale: un personaggio capace di incutere timore e che al tempo stesso risultasse tragico e sexy. Nel caso di Marv (Mickey Rourke), sono partito da questa suggestione: “Conan con un trench”, insomma una sorta di barbaro che vive in un contesto urbano.

Clive Owen sarebbe dovuto tornare a interpretare il personaggio di Dwight?
R. Rodríguez: Sì, Clive era molto impegnato ma si era reso disponibile a riprendere il ruolo di Dwight nella seconda parte di “Sin City 2″. Josh Brolin però era stato così bravo e alla fine nel film vediamo solo lui. Le performance degli attori sono state per me una grande forma di ispirazione. Li amo perché sono delle persone molto creative che adorano il proprio lavoro e il loro apporto è spesso fondamentale.

Will Eisner in passato ha dichiarato: “I fumetti non c’entrano niente con il cinema, piuttosto si avvicinano al teatro”. Frank Miller è d’accordo?
F. Miller: Will Eisner e io siamo stati amici per venticinque anni, abbiamo discusso spesso in modo acceso di questi argomenti: sì, lui vedeva i fumetti principalmente come una forma letteraria vicina al teatro, mentre io sono più aperto nei confronti del cinema. Anche se quando ho scritto e disegnato le storie di “Sin City” non pensavo che sarebbe state adattabili per il grande schermo. Il merito è tutto di Robert, perché ha saputo creare una nuova forma cinematografica e ha reso possibile questa combinazione.

In “Sin City 2″ ci sono tante scene di nudo.
R. Rodríguez: Nella storia originale di Frank, “A Dame to Kill For”, c’erano già queste scene, disegnate peraltro in maniera molto elegante. Le attrici non hanno avuto alcuna difficoltà a comprendere che erano necessarie al racconto.

F. Miller: Mi sorprende ascoltare questa osservazione proprio qui: siamo a Roma, mica in Ohio!

Per poter co-firmare ufficialmente la regia di “Sin City” con Frank Miller, Robert Rodríguez ha dovuto lasciare la Director’s Guild of America (DGA).
R. Rodríguez : Sì, la Director’s Guild ha strane regole che non conoscevo. Io poi sono anche sceneggiatore, montatore, compositore: è complicato etichettarmi secondo i regolamenti delle guilds americane. L’ho lasciata senza rimpianti e senza clamore, sono stati loro a farne un caso.

F. Miller: Robert è troppo modesto. Quando mi ha detto «La DGA vuole che tolga il tuo nome dai crediti del film, ma io a questo punto preferisco togliere il mio», gli ho risposto «No, non sarebbe giusto, il regista sei tu!». Purtroppo non è stato possibile trovare una soluzione e alla fine Robert ha dovuto lasciare la DGA.

Come avete gestito questa regia a quattro mani?
R. Rodríguez: Ci siamo divertiti tanto ed eravamo in perfetta sintonia, un unico regista con due teste. Non ricordo più nemmeno se certe idee sono state mie oppure di Frank.

F. Miller: È vero, siamo due gemelli separati alla nascita. Nelle prime fasi della nostra collaborazione abbiamo avuto qualche discussione su come ottenere un determinato risultato, ma l’obiettivo è sempre stato comune.

“Sin City” è molto diverso dai vari film recenti tratti dai fumetti Marvel e DC perché riesce a trasporre nel film la visione del disegnatore.
R. Rodríguez: Sì, per me era importante che il titolo del film fosse “Frank Miller’s Sin City”: la visione di Frank è così completa che sarebbe stato impossibile ridurla ad un adattamento.

F. Miller: Per me non c’è altro modo di portare un fumetto al cinema e mantenere così l’integrità del materiale di partenza: non potrei mai lavorare nel tritacarne di Hollywood.

Il futuro dei fumetti ormai è solo al cinema?
F. Miller: Non è facile rispondere. Ce lo dirà il tempo. Certo si influenzano a vicenda. Nel caso di “Sin City”, per me sarebbe stato impossibile disegnare Marv senza pensare a Mickey Rourke.

E cosa pensa Frank Miller delle recenti trasposizioni di Batman al cinema?
F. Miller: Non le ho viste e non mi interessano, possono fare ciò che vogliono: io ne resto fuori.

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