Home > Interviste > Roberto Casalino: Ora tocca a me

Roberto Casalino: Ora tocca a me

Probabilmente non conoscerete Roberto Casalino, ma di certo avrete canticchiato le sue canzoni. Non ci credete? Provate un po’ a dirci che i tormentoni di Giusy Ferreri non sono passati anche nello stereo della vostra auto. Ebbene sì, quel “Novembre” che ha conquistato tutte le radio ha dietro le quinte il nome del trentenne originario di Avellino. E poi ancora Syria, Iva Zanicchi e Alessandra Amoroso, il tutto con la supervisione di mr. Tiziano Ferro: ecco perché Casalino si trova già immerso nel ciclone della musica italiana.
Lo abbiamo incontrato in occasione dell’uscita del suo primo album “L’Atmosfera Nascosta” per farci raccontare la musica che ascolta, che fa e che consiglia.

La tua formazione musicale, sino a questo momento, è avvenuta dietro le quinte di artisti amatissimi dal pubblico italiano, dal primo tour di Tiziano Ferro, fino ai recenti successi di Giusy Ferreri. Ora col tuo disco “L’Atmosfera Nascosta” passi sul palco, ci metti la faccia insomma. Cosa ti aspetti da questo esordio?
Cerco di vivere tutto ciò che accade nella mia vita con i piedi ben piantati a terra. Con questo non intendo dire che non sono un sognatore: volo con la fantasia, ma è come se ci fosse una corda che mi tiene sempre legato al suolo. Questo primo disco è frutto di tanti sacrifici ed è un lavoro che mi rappresenta al cento per cento: ogni singola canzone parla di me, delle mie emozioni, delle mie esperienze personali. Il desiderio maggiore è di aver la possibilità di far conoscere tutto questo a un pubblico sempre più vasto…e piano piano sta succedendo. Vivo tutto con serenità: ciò che di buono arriverà, sarà ben accetto.

Il genere dei tuoi lavori è un pop decisamente melodico, molto italiano. Cosa ci vuole, a parer tuo, per fare la differenza nella musica del Bel Paese?
La musica italiana è da sempre caratterizzata dalla melodia e siamo conosciuti e apprezzati nel mondo anche per questo. Non conosco la “ricetta giusta” per aver successo e distinguersi: credo che sia importante essere autentici, seguire il proprio istinto e trovare una propria personalità. È chiaro che si è sempre un po’ “influenzati” dagli artisti che ascoltiamo e che amiamo, ma ognuno di noi è “unico” nel suo genere: basta trovare la giusta chiave per esprimersi al meglio, per tirare fuori ciò che si ha dentro. E questo è un percorso che non vede mai un punto di arrivo: ogni artista è sempre in continua evoluzione.

La crisi del mercato discografico, i giovanissimi che seguono sempre di più le proposte estere… tu come lo immagini il futuro della musica leggera nostrana?
In merito alla crisi del mercato discografico, purtroppo non vedo un futuro roseo: prima si investiva su più progetti contemporaneamente, c’era la voglia di coltivare anche i cosiddetti “artisti di nicchia”. Da qualche anno, invece, è sempre più difficile emergere, trovare uno spazio, avere una possibilità per farsi ascoltare. E questo dipende da diversi fattori, non ultimo la pirateria che ha messo in ginocchio tutti. E poi, forse, si è affievolita anche un po’ la passione che spingeva tanti talent scout a girare per locali alla ricerca di gruppi interessanti, ad ascoltare i demo che ricevono. Il motivo di tutto è che non è più possibile fare tanti investimenti “a lungo termine”, che non danno un guadagno imminente.
Per quanto riguarda, invece, la musica leggera nostrana, direi che abbiamo grandissimi artisti nel nostro Paese: spesso si pensa che ciò che proviene dall’estero sia migliore di ciò che abbiamo qui, ma non è così. Oltre ai grandi cantanti che hanno raggiunto il successo e la notorietà in Europa e America Latina, credo che l’Italia abbia una scena underground invidiabile: ci sono tantissimi cantautori, tantissimi gruppi, che fanno dell’ottima musica e che non hanno ancora avuto la possibilità di farsi ascoltare dal grande pubblico… purtroppo! [PAGEBREAK]

A 12 anni hai scritto la tua prima canzone interamente in inglese. È una lingua che ora hai abbandonato?
Assolutamente no. L’inglese è la mia “seconda lingua”: mi piace il suono, la sua musicalità. Però sono italiano e sento la necessità di servirmi della mia lingua per esprimere al meglio le mie emozioni.

Oggi in diretta tv ci sono numerosi talent scout che accompagnano il giudizio del pubblico. Tu hai mai pensato di partecipare a programmi come “X-Factor” o “Amici”?
Non ho mai partecipato ai provini di “X-Factor” o “Amici”: credo che non starei a mio agio in situazioni simili. Riconosco, però, la forza mediatica e l’enorme visibilità che offrono programmi del genere: sono comunque una possibilità per farsi vedere e ascoltare.

Raccontaci del tuo album, di come nascono i tuoi lavori.
È un album che ha avuto una gestazione lunga: lavoro col mio produttore, Mario Zannini Quirini, dal 2003 e abbiamo tentato più volte di pubblicare il disco. È un lavoro che contiene canzoni scritte anche 8 anni fa, oltre ad alcune più recenti. Sono uno che scrive ogni volta che ne sente il bisogno: ci sono volte in cui testo e musica nascono insieme di getto, altre in cui annoto alcune frasi o melodie che poi sviluppo con calma, quando sono maggiormente ispirato. Credo che non bisogna mai avere la fretta e l’ansia di portare a termine un pezzo: ci sono brani che richiedono più tempo per nascere…e bisogna dare loro il tempo di cui necessitano. È raro che componga in studio oppure nella mia casa: la maggior parte delle mie canzoni o delle idee dalle quali, poi, parto per sviluppare un brano, nascono mentre sono in giro, mentre mi muovo in autobus per la città, mentre sono impegnato a far tutt’altro che musica. La mia quotidianità e tutto ciò che ne fa parte è fonte di ispirazione per me.

Chi è il tuo riferimento musicale?
Ci sono molti brani che hanno colorato la mia vita: ascolto musica sin da quando sono venuto al mondo. Per questo è impossibile indicare un mio unico riferimento: anche perché nella scelta di ciò che ascolto, mi faccio guidare dalle emozioni che una canzone o un artista mi trasmettono, indipendentemente dal genere musicale. Mi è sempre piaciuto il modo di scrivere di Carmen Consoli (soprattutto i suoi primi 3 album), la grinta dei Placebo, la poesia di Tracy Chapman. Mi piace molto Elisa: trovo che abbia un talento fuori dal comune, sia dal punto di vista compositivo che vocale. Della scena underground nostrana, sono un grande fan di Moltheni, un artista che meriterebbe molta più visibilità e successo di quello che realmente ha. E poi sono un fan di Madonna. Insomma, potrei andare avanti all’infinito.

Prima di salutarci, ti va di dare ai nostri lettori almeno cinque buoni motivi per ascoltare il primo album di Roberto Casalino?
L’unica cosa che mi sento di dire è che ognuno di noi ha delle atmosfere nascoste dentro di sé, che non aspettano altro che di rivelarsi in tutta la loro unicità. E a volte è proprio una canzone a fare da tramite tra il mondo esterno e ciò che abbiamo dentro. Ogni brano del mio disco è contenitore di un’emozione: chissà, magari potrete ritrovare nelle mie parole anche parte di voi e delle vostre esperienze personali! Il linguaggio dell’amore e della sofferenza è universale.

Pronti a scommettere su di lui?

Scroll To Top