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roBOt Festival 2014: da Mathew Jonson a Ricardo Villalobos, il report live

Tra i mille eventi a cui potevo pensare di assistere, mai avrei pensato che mi sarebbe toccato il roBOt Festival. Eppure, alle ore 23:15 di venerdì 3 agosto, mi sono trovato dentro al Padiglione 26 di BolognaFiere, in attesa di uno degli spettacoli di musica elettronica più celebri dell’anno. Non amo la musica house, techno e derivata. Tuttavia, ho preferito abbandonare tutti i miei preconcetti in una gabbia di ferro ed assaporare questo festival con la mente libera.

 

Partiamo dalla location: BolognaFiere, novità assoluta di quest’anno. All’interno del padiglione gli organizzatori hanno deciso di separare due aree distinte: Main room e Redbull Music Academy Stage. Nella prima, come dice il nome stesso, si sono esibiti gli artisti più importanti e amati dal popolo discotecaro: Craig Richards, Mathew Jonson e Ricardo Villalobos (gli assidui frequentatori di Ibiza hanno già drizzato le antenne); nella seconda,  i musicisti più di nicchia (o, in generale, che passano meno per mega-festival come questo) hanno trovato il proprio spazio davanti ad un pubblico che ha molto apprezzato. Non avendo il dono dell’ubiquità (non ancora), mi sono cimentato in un “avanti-indietro” tra le due “rooms”, facendo soste che duravano in linea d’aria fino a quando la mia pazienza finiva. Ho potuto quindi seguire più o meno contemporaneamente tutti i dj che si sono esibiti.

 

Altro elemento degno di nota, l’effetto scenico: immenso.  Di per sé un padiglione della Fiera mi è sembrato  un luogo piuttosto interessante per allestire un rave party; con l’aggiunta di illuminazioni efficaci, il connubio è diventato perfetto. Anche da questo punto di vista gli organizzatori hanno fatto un buon lavoro. Il tratto brillante è consistito proprio in un’ambientazione quasi minimale: uno  schermo alle spalle degli artisti su cui venivano proiettate le insegne “Robot07″, #lostmemories (simbolo di questa edizione) e i principali sponsor (Lamborghini, Redbull, Forst).

 

Ed ora veniamo agli artisti. Che dire? Cercherò di fare un’analisi oggettiva, in quanto, purtroppo, non sono amante di questo genere di musica. Per coloro che sguazzano in questo mondo a mio dire incomprensibile (e sono in tanti), la serata deve essere risultata spettacolare. L’affluenza maggiore di persone è avvenuta più o meno verso l’una, quando Craig Richards, a seguito di una performance niente male, ha lasciato il posto al ben più illustre Mathew Jonson. E’ stato proprio in quel momento che chi stava davanti al palco ha cominciato a sentirsi un po’ stretto. Durante l’ora di Jonson l’atmosfera dance dell’evento ha cominciato a salire in quanto ad intensità. Il pubblico, sempre più denso, ha  ballato all’incedere dei beat sintetizzati. Ma l’ospite più atteso ha aperto le danze verso le 2:15: Ricardo Villalobos ha stupito i fan e le fan dietro alla consolle, facendo prendere alla serata una piega ancora più techno e house di quanto io potessi davvero avere bisogno. Sì, perché, ad un certo punto, non sono riuscito più a trovare la forza di seguire l’ennesimo “tunz tunz”, finendo per annoiarmi (ma ripeto, problema mio). Della “Redbull Room” hanno meritato Copeland e Livity Sound, in quanto mi è sembrato di scorgere in loro sonorità diverse dalla norma.

 

Possiamo considerare roBot Festival come un esperimento a mio dire ben riuscito. Ogni particolare è stato studiato fino in fondo in modo accurato. Tutto bene, tutto bello. A parte la musica. RoBOt Festival è in fin dei conti diretto agli amanti del genere electronic-disco-house. Ed è a loro che mi rivolgo: se non l’avete già fatto, andate ad assistere e scrivete un report. A differenza di questo, non vi saranno difetti.

 

Main Room:

Craig Richards

Mathew Jonson

Ricardo Villalobos

 

Redbull Music Academy Stage:

Vaghe Stelle

Copeland

Livity Sound

Martyn

Legowelt

Actress

 

Pro Area:

Benji B2B Simone Romaniello

Max D Blas

Giammarco Orsino

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