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Rocco e i suoi attori/fratelli

Alla Casa del Cinema di Roma, Rocco Papaleo e i suoi attori ci presentano “Basilicata Coast To Coast” che segna l’esordio alla regia di Rocco Papaleo, ma anche quello di Max Gazzè nella recitazione e quello di Giovanna Mezzogiorno nel canto.
In un clima molto amichevole.

Rocco Papaleo, come nasce questo progetto e come è stato scelto il cast?
Qualche tempo fa io avevo scritto questa storiella sulla Basilicata, la mia terra natia; man mano che la facevo leggere in giro la gente cominciava a trapanarmi le orecchie dicendomi che avrei dovuto realizzare questo progetto e farlo diventare un film. Con l’aiuto di Walter Lupo, compagno di suonate nei teatri canzone (spettacoli al quale il film è molto legato), lentamente questo progetto ha preso forma divenendo un film.
A teatro però è più semplice, ti metti lì con un po’ di amici, pochi euro, e hai fatto: un film è completamente diverso.

Giovanna Mezzogiorno, come e perché hai trapanato le orecchie a Rocco?
Io e Rocco siamo amici da docici anni, abbiamo lavorato insieme nel 1998 con Michele Placido; un’esperienza che ricordo come faticosa, e Rocco mi ha sostenuto tantissimo, è stato un amico. Poi nel cinema va così, spesso le amicizie si perdono, non so perché, ma io e Rocco non ci siamo persi e siamo rimasti legati.
Qualche mese fa mi aveva fatto leggere questo racconto, io ero in partenza per la Colombia per andare a girare “L’Amore Ai Tempi Del Colera”, il racconto mi piacque tantissimo, così anche dalla Colombia iniziai il trapanamento, che è una mia specialità: mail, telefonate, messaggi…
Sono davvero contenta che Rocco abbia perseguito e portato a termine questo progetto, perché so quanto è difficile realizzare un film.
Sono orgogliosa di aver visto questo progetto germogliare e crescere.

Alessandro Gassman invece? Come sei stato coinvolto?
Io sono stato l’ultimo a prendere parte al progetto, però, e qui vi faccio rosicare, quando io ho ricevuto la proposta ero comodamente adagiato su una spiaggia delle Hawaii.
Anche io e Rocco siamo amici da molto tempo, ma aldilà di questo, la cosa che mi piace molto di “Basilicata Coast To Coast” è che è un film libero, dà un senso di libertà; poi mostra un sud atipico, io personalmente ho scoperto una regione che non conoscevo, sia paesaggisticamente, visto che sembrava di passare da un giorno all’altro dal Klondike al Deserto del Gobi, che culinariamente, e di questo ne sa qualcosa Paolo Briguglia che ha preso 10 kg durante la lavorazione del film.
Inoltre con questo film ho superato molti miei limiti, ho suonato, ho cantato, cose di cui mi vergogno moltissimo, se non a teatro.

Paolo Briguglia? Oltre alla tua dieta che cosa ci racconti della tua collaborazione?
Io ringrazio tantissimo Rocco Papaleo perché mi ha dato l’opportunità di dare adito a due mie grandi passioni: innanzitutto il canto, visto che fin da bambino mi sono divertito a strimpellare e a canticchiare, e poi camminare, ti riporta a contatto con una dimensione molto più umana.
Quindi io volevo essere da subito parte di questo progetto, a tutti i costi.
Rocco mi ha anche messo alla prova, mi ha portato con lui in Basilicata a qualche suo concerto, mi ha fatto salire sul palco e mi ha detto: “Suonaci qualcosa”, è partita un’improvvisazione su Johnny Cash che non ve la racconto nemmeno.
Poi mi ricollego a quello che diceva Alessandro del sud, io sono un attore siciliano e al sud ci sono molti attori e molta creatività che rimane inespressa, forse per un tessuto politico e sociale lento, non so…

Max Gazzè, il cantante muto…
Non è muto, è non-parlante, nel senso che è proprio una sua scelta.
Quando Rocco mi ha chiamato non ero alle Hawaii, io ero sotto la doccia, infatti non ho neanche risposto.
Anche noi ci conosciamo da tantissimo tempo, una ventina d’anni, quindi sottolineo che è un film di amici.
Quello che mi è stato offerto è un ruolo molto particolare: un musicista che decide di veicolare la comunicazione non tramite la parola ma tramite suoni e gesti atipici.
È un ruolo che mi ha dato molto, mi ha anche dato modo di riflettere su come comunicare qualcosa che è nel cuore e non nella testa.
[PAGEBREAK] Rocco Papaleo, hai parlato del teatro canzone, tu lo frequenti molto e da molto, a differenza di diversi colleghi che sembrano averlo scoperto solo dopo la morte di Gaber: qual è stata la difficoltà di renderlo sul grande schermo?
Devo un enorme ringraziamento al tecnico del suono che ha fatto un lavoro enorme per portare così bene le nostre canzoni “on the road” sullo schermo.
Il problema artistico non è da meno; dalle mie parti si dice che a teatro puoi “far piovere e far nevicare”, nel senso che puoi fare come vuoi; al cinema invece non puoi contare sull’evocazione: devi fare i conti con l’immagine, necessariamente.
E devi comunque tener presente che hai un prodotto finale da raggiungere, quindi siamo andati così, alla ventura, girando cose senza senso… diciamo che abbiamo avuto culo.

Rocco, sei entrato a gamba tesa per essere una prima esperienza; nel tuo film vediamo un sud davvero atipico, non molto arretrato, dove le donne rivendicano la loro libertà e la loro autonomia, il nome che scegliete per il gruppo è “Le pale eoliche” e nella strumentazione “da viaggio” del gruppo ci sono due pannelli solari.
C’è una forte congiunzione tra paesaggio e passo del tempo.

Bene, hai detto tutto tu… io posso giusto annuire…
La questione del meridione è molto importante per me, essendo cresciuto in Basilicata, che viene spesso considerato un Non-Luogo.
Io mi ricordo da ragazzo, quindi negli anni ’70, mio cugino che con i suoi amici avevano il mito della Beat Generation: esatto, c’era pure da noi, non siamo poi così fuori dal mondo…
O anche mio zio, che negli anni ’60 è andato con i suoi amici a Parigi…in macchina! Sono arrivati, hanno piantato le tende a Parigi e poi la mattina dopo se ne sono tornati a casa.
Quindi sono cresciuto a contatto con il mito del viaggio “on the road”.
Mi piacerebbe che questo film venisse accolto come una canzone, come uno spazio in cui ognuno possa leggere quello che vuole.

Rocco, cosa ci dici di Rita Marcotulli, con la quale hai collaborato per le musiche del film?
Io prima di fare questo film ero semplicemente innamorato di lei!
Quindi coinvolgerla nel film è stato come incontrare Padre Pio per un cattolico … solo che lei non ha le mani bucate…
A parte gli scherzi, io credo che lei sia la più grande pianista italiana e spero che la collaborazione con lei possa continuare.

Quindi ci sarà un disco?
Non lo so, non è certo un buon momento per i dischi, però sicuramente ci saranno numerose feste a casa mia nelle quali suoneremo e canteremo insieme!

Perché l’omaggio a Gian Maria Volontè?
Perché lui interpretò Carlo Levi, l’autore di “Cristo Si È fermato Ad Eboli”, che ovviamente per noi lucani è un personaggio molto forte, quindi mi piaceva l’idea di questo buffo brindisi al personaggio e all’attore che l’ha interpretato, e poi è un brindisi ad un certo tipo di attori…

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