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“Rock Contest 2017”: intervista al direttore artistico Giuseppe Barone

Asserire che la musica italiana si trovi ormai da almeno 10 anni a questa parte in uno stato di profonda crisi non sarebbe, a ben pensarci, un’eresia. E sicuramente la base di una tale affermazione non va ricercata nei grandi numeri del mercato discografico, ma nella presunta “qualità” oggi raggiunta e unicamente identificata nei protagonisti del mainstream. Se i tormentoni estivi alla Gabbani, il rap “da imprenditori berlusconiani” alla J Ax e Fedez o l’ipocrisia dei talent show sono da considerarsi alla fine dei conti lo specchio di un Paese profondamente in crisi sotto molteplici aspetti (non solo economici), viene spontaneo tirare un sospiro di sollievo al pensiero che, come per ogni cosa in natura, esista una controparte ben più valevole dal punto di vista della qualità e degli obiettivi. Una di queste realtà continua a lasciare il segno da ben 33 anni, fornendo di fatto una possibilità concreta di visibilità a tutti quei gruppi emergenti desiderosi di cimentarsi nel panorama musicale italiano senza sottostare alle regole di produttori discografici e impresari degni di una grandiosa repulsione al Frank Zappa. Si tratta del Rock Contest, la manifestazione nata nel 1984 (ad opera di Controradio) sulla scia del fermento Punk e New Wave che al tempo si diffuse sulla scena artistica fiorentina, prima di diventare a tutti gli effetti una realtà di portata nazionale. Oggi la rassegna è cresciuta e continua ad essere un fulgido punto di riferimento per i musicisti emergenti di tutta Italia, garantendo una partecipazione completamente gratuita e assegnando ogni anno premi allettanti e funzionali allo sviluppo di una carriera musicale di livello. Noi di LoudVision (quest’anno tra i media partner della manifestazione) ci siamo fatti raccontare dal direttore artistico del Rock Contest Giuseppe Barone cosa dobbiamo aspettarci da questa edizione 2017 (in partenza il prossimo novembre, le iscrizioni resteranno aperte fino al 30 settembre) e quali sono i suoi pensieri circa l’attuale panorama musicale italiano.

Il Rock Contest ormai è una vera e propria istituzione. Quali sono le vostre aspettative per questa 29a edizione?

Beh, come sempre speriamo di riuscire ad ottenere una veritiera “istantanea” delle cose migliori della scena musicale italiana più attenta alla qualità ed alle tendenze: una scena assolutamente vitale e che abbia la capacità, come ogni anno, di far crescere cose eccellenti. Speriamo che, come accade di solito, il contest serva a puntare l’attenzione degli operatori su queste realtà e che le band sfruttino le grandi possibilità che la manifestazione offre.

Il pacchetto premi quest’anno si è ulteriormente arricchito, aggiungendo anche il Premio Fondo Sociale Europeo. Qual è l’obbiettivo in questo senso?

Sì, un premio di 3.000 E. offerto da “Giovanisì” di Regione Toscana assegnato agli autori del brano cantato in italiano che meglio esprime le aspirazioni e i desideri del mondo dei giovani o più in generale che coglie particolari aspetti della condizione giovanile. E’ un importante segnale di attenzione delle istituzioni al mondo che ruota attorno alla musica giovanile. Ma poi c’è anche il premio di 2.000 euro che SIAE offre alla miglior composizione, e molte altre novità per le quali rimando al sito www.rockcontest.it

In tutti questi anni sono molti gli artisti che si sono presentati e messi in gioco. Di quali andate particolarmente orgogliosi e quali meno?

Guarda, in qualche modo sono tutti “figli” cui vogliamo bene, e quindi alla seconda parte della domanda non saprei cosa rispondere. Di sicuro non posso negare che aver contribuito alla realizzazione di quel nuovo “classico” della musica italiana che è “Socialismo Tascabile” degli Offlaga Disco Pax ci rende particolarmente orgogliosi. Poi aver portato gli Amarcord negli studi del (disponibilissimo) Luciano Ligabue, i Manitoba che firmano per Sugar, poi la scoperta di quello che noi reputiamo uno dei più incredibili talenti nati in Italia negli ultimi anni, quell’Alberto Mariotti che ora gira come King of the Opera. Quello che ci dispiace invece vedere, quando accade, è che qualche incredibile talento non riesce a sfruttare il formidabile “volano” che viene offerto dal contest: sai, questioni caratteriali, organizzative, ma per fortuna succede sempre più di rado.

Per Giuseppe Barone l’offerta musicale italiana è peggiorata nell’ultimo decennio?

Perché? No, la professionalizzazione, la competenza, la consapevolezza delle nuove band è estremamente buona, quasi impensabile fino a qualche tempo fa. Forse quello che viene meno è la capacità dei media di focalizzarsi sulle cose migliori, invece di disperdere energie cercando di coprire tutto. Al contrario, è uno splendido momento per la “nostra” scena, ora che artisti indipendenti italiani hanno successo e seguito più che nei decenni precedenti. Si aprono ottime prospettive per chi riesce a sfruttare il momento.

Parlare di indie è ancora possibile, dopo il tipo di evoluzione che hanno avuto alcuni artisti approdati alla scena pop italiana più comune?

Credo che, bene o male, certe distinzioni appartengano al passato. Internet, in un certo modo, ha omologato le sorgenti della musica, ed esistono nicchie e settori per ogni genere proposto, nicchie pronte ad esplodere se un buon artista se ne fa portavoce.

Una manifestazione come il Rock Contest potrebbe scalzare un giorno “vetrine” come i talent show televisivi?

Beh, mi sembra che lo abbia già fatto. I talent (lo dimostrano vendite e biglietti staccati) sono un’esperienza musicalmente conclusa, con pochi risultati ed oggi esclusivamente televisivi. Sono i talent oggi che provano a rincorrere la nostra scena, ma non possono che restare un prodotto artificiale. La nostra invece è la “cosa reale”.

Quale appello si sente di fare Giuseppe Barone a tutti gli artisti emergenti desiderosi di mettersi in gioco?

Avere le idee chiare, darsi un’identità precisa, imparare ad autopromuoversi, e dedicare alla musica tempo, tutto il tempo necessario.

E cosa si sente di dire invece alle etichette discografiche sempre meno propense ad investire nelle nuove leve?

Le grandi case discografiche hanno perso il contatto con la musica, assegnando i posti chiave a uomini di marketing, ed i risultati si sono visti. Per fortuna esistono realtà intermedie che hanno ricominciato a fare bene il proprio lavoro. Alle finali del contest noi abbiamo ogni anno rappresentanti delle migliori realtà discografiche: da questa edizione il nostro partner Sugar Music” (l’etichetta di Motta, Negramaro, M+A, Malika Ayane) guarderà con particolare attenzione ai gruppi in gara. Non ho consigli da dare quindi, ognuno crea il proprio destino.

I vecchi “leoni” della scena musicale mainstream italiana possono ancora essere utili in qualche modo per favorire un buon ricambio generazionale?

Sì, potrebbero esserlo eccome! Anzi, dovrebbero sentirla forte questa responsabilità. Devo dire che è stato molto bello e sentito il coinvolgimento nel contest di Luciano Ligabue, che ha aperto per la prima volta le porte del suo studio personale agli Amarcord (vincitori del riconoscimento per la miglior canzone in italiano nel 2015) per la registrazione del loro imminente album. E’ chiaro che i riflettori sono stati volutamente puntati su questa band, consentendole di ottenere dei risultati che saranno resi noti proprio nei prossimi giorni.

Quali saranno i presidenti di giuria di quest’anno?

Alle giurie del contest prendono parte (e in maniera assolutamente gratuita) i nomi più importanti della nuova musica italiana (Alberto Ferrari, Dario Brunori, Manuel Agnelli, Dente, Appino, Cristina Donà, Rachele Bastreghi, Max Collini, Piero Pelù, IoSonoUnCane, Giulio Favero, Mauro Ermanno Giovanardi, etc…), nonché i rappresentanti delle più importanti testate giornalistiche, i produttori, i discografici. Ma i nomi di questa edizione li renderemo noti in una prossima comunicazione appena avremo tutte le conferme.

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