Home > Interviste > Rock Contest 2018, Giuseppe Barone: La musica di qualità c’è e si esprime in generi diversi, il difficile è riconoscerla

Rock Contest 2018, Giuseppe Barone: La musica di qualità c’è e si esprime in generi diversi, il difficile è riconoscerla

Sovvertire le regole dettate dalle major discografiche è diventata oggi più che mai un’impresa ardua. Lo sanno bene gli innumerevoli aspiranti musicisti sparsi in tutto il nostro “sgangherato Stivale”, desiderosi di lasciare un segno nella storia della musica italiana, e per questo, sempre più costretti a scegliere tra l’essere la “scimmietta da circo” prestata all’audience dei talent show oppure il “tribolato artista” destinato a farsi costantemente “il mazzo” nella speranza di conquistarsi (oltre che la soddisfazione personale del proprio prodotto) uno straccio di plauso da parte delle masse. Se a questo aggiungiamo (senza prenderci troppo in giro) che la qualità della musica “made in Italy” è notevolmente peggiorata negli ultimi 20 anni (considerando soprattutto i presunti indie artists e trappers sfornati a profusione che neanche la “fabbrica dei mostri”), la necessità di essere in prima linea pur di dare una chance a chi davvero se la merita diventa una “mission” di carattere persino morale.  Il Rock Contest (manifestazione dall’anima punk nata negli anni 80) rappresenta in questo senso, ormai da 30 anni, una vera e propria oasi nel deserto per chiunque consideri ancora la “Musica” un’arte da salvaguardare dall’ignoranza e l’avidità dettate dalle regole del marketing, oltre che una vetrina in pieno spirito di controtendenza a disposizione di coloro che il proprio “sogno” se lo tengono ancora stretto. Una “mission” che Giuseppe Barone (direttore artistico della competizione) ha sposato con convinzione e ferma consapevolezza, e della quale anche quest’anno ha scelto di parlarne con noi di LoudVision (media partner dell’evento).

 

Come ha visto evolversi questi ultimi 30 anni di musica il Rock Contest?

Seguo il contest solo (si fa per dire) dal 2001, l’anno della ripartenza (ci sono stati alcuni anni di pausa, ma il primo contest è del 1984), ma non c’è dubbio che il mondo della musica emergente sia molto cambiato in questo lasso di tempo. Gli anni 80 erano anni pionieristici, coraggiosi, ma pagavano lo scotto di grosse carenze tecniche, negli anni 90 c’era un grosso innamoramento per il cantato in inglese che però ne ostacolava l’ampia diffusione a livello di pubblico. Gli emergenti di oggi invece sono assolutamente più smaliziati e preparati, a volte davvero sorprendenti. C’è molta attenzione all’immagine (entro alcuni limiti questo è un bene) e molta ai social, anche questo è un bene, a patto di non scambiare la piattaforma digitale per la vita reale, il palco e le relazioni dirette sono un’altra cosa.

Quali sono le novità più rilevanti di quest’anno?

Ogni anno la vera novità sono i nuovi gruppi in gara, che ci permettono di scattare una istantanea dello “stato dell’arte” delle nuove proposte in fatto di musica emergente. Per la serata finale poi stiamo lavorando ad un evento davvero speciale, che chiude in qualche modo un “ciclo”, ma ne riparleremo nei prossimi giorni.

Perché chi partecipa a contest di questo genere incontra difficoltà ad emergere a livello mainstream?

In tutta onestà faccio fatica a capire quali sono i contest “di questo genere”, crediamo di essere una fortunata eccezione, lontana dai talent (che cercano personaggi televisivi più che “artisti”) ma anche da tutta una serie di manifestazioni competitive che sui gruppi lucrano. Comunque dalla “nostra” scena in realtà negli ultimi tempi un po’ di fenomeni mainstream stanno emergendo (se pensi a Motta, Cosmo, Brunori…) e proprio dal Rock Contest vengono i ROS o The Street Clerks (che poi hanno intrapreso la strada di cui parlavamo sopra) ma anche gli Offlaga Disco Pax, che, se non son mai diventati mainstream hanno scritto una pagina unica della musica indipendente italiana.. L’importante è continuare ad alimentare un humus culturale creativo senza il quale questo “ricambio” non avrebbe mai avuto luogo.

Se è vero che ci sono ancora artisti validi, forse bisogna rieducare l’ascoltatore? E cosa ne pensa Giuseppe Barone della qualità della musica di oggi?

L’ascolto oggi è molto veloce, a volte superficiale, ma è proprio la funzione “antropologica” della musica ad essere cambiata. In ogni modo le cose di valore vengono notate, pur nel mare ipertrofico ed inflazionato delle produzioni. La musica di qualità, a prescindere dai gusti personali, c’è e si esprime in tanti generi diversi, il difficile è scoprirla, riconoscerla. Rieducare l’ascoltatore? Forse, ma anche una riduzione delle uscite, una maggiore selezione “a monte” potrebbe aiutare a valorizzare le eccellenze. Ma son discorsi difficili…

Se la musica ormai è puro marketing, come si possono cambiare in meglio le cose? 

Il marketing è sempre esistito, il problema è il prodotto cui viene applicato, e l’enorme forza dei format televisivi che oggi fagocitano anche il “nostro” mondo, ma anche di una critica musicale che ha smarrito la sua funzione e la sua missione. Ognuno di noi “operatori” dovrebbe fare un serio “auto-esame” ed agire di conseguenza.

Ci sono altre manifestazioni musicali che meritano attenzione?

Oh, certo, tante, tutte quelle che si muovono con passione e sincerità. Il discrimine è quello che dicevo prima: quando si lucra sugli artisti o quando i contenitori sono troppo più grandi del contenuto.

Chi può supportare davvero i nuovi artisti emergenti, visto che i vecchi produttori e le grandi major hanno fallito?

Il musicista è chiamato oggi ad essere manager di sé stesso, e a dubitare delle strutture troppo grandi, che possono snaturarne l’essenza, ma anche di molte piccole “false” etichette che promettono quello che non possono mantenere. Le istituzioni però potrebbero fare la loro parte, sostenendo le realtà che, come la nostra, forniscono un filtro ed un supporto reale nella prima fase, quella dell’esordio sulle scene e dell’inizio di una professionalizzazione. Noi siamo fortunati ad aver trovato il Comune di Firenze e la Regione Toscana con una forte sensibilità sull’argomento.

Cosa consiglia a chiunque voglia occuparsi di musica?

Chiedersi se è veramente quella la loro passione e cercare di essere molto accurati e precisi sull’identità da darsi. Quelli che funzionano sono i progetti chiari, riconoscibili.

Scroll To Top