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Rock dentro

È partito il viaggio nelle sale cinematografiche di “Non Pensarci”, il film di Gianni Zanasi presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia nella sezione “Giornate degli Autori” (tre premi: Pasinetti, Fedic e Arca) che, secondo un’opinione diffusa, sarebbe stato bene inserire in concorso. Prodotto da Beppe Caschetto e Rita Rognoni in collaborazione con La7 (si tratta del primo film prodotto dalla rete televisiva, e l’eccesso di ottimismo lo interpreta come il segnale che il duopolio Rai-Mediaset ha i giorni contati), il film viene distribuito dalla 01 in 200 copie, e venduto in 17 paesi (Ausralia compresa) forte del plauso di pubblico e critica ottenuto a Venezia. Al cinema Lumiere della Cineteca di Bologna aspettiamo il regista (che nel frattempo ha sbagliato cinema…), tornato a dirigere un film a distanza di quasi dieci anni da “A Domani” e “Fuori Di Me”, girati quasi contemporaneamente tra il ’99 e il 2000.
“Non vorrei sembrare così presuntuoso da emulare Tarkovskij che girava un film ogni dieci anni… forse è meglio che mi dia una mossa!”

Come è nata l’idea di questo film?
L’idea di “Non Pensarci” è nata da un’immagine. Una mattina mi sono svegliato, ho guardato la mia chitarra elettrica e mi è venuta in mente l’immagine di un punk-rocker fallito che guarda un vasetto di ciliegie prodotto dall’azienda di famiglia. Non ho potuto fare a meno di ridere.

Questo è il primo film prodotto da La7 in collaborazione con la sua casa di produzione, la Pupkin. Sarebbe stato possibile realizzarlo allo stesso modo con Rai Cinema o con Medusa?
Sai, in genere in Italia puoi lavorare nel cinema se sei figlio di, nipote del fratello di, amante di… però secondo me le cose stanno cambiando, o almeno così mi piace pensare.

La Pupkin Production è una casa di produzione indipendente. Ma che significa indipendente?
In genere significa sfigata… Negli Stati Uniti la produzione indipendente è molto forte, ha una vetrina importante come il Sundance Film Festival. Indipendente, nel nostro caso, significa riuscire ad esseri il più sinceri possibile. Produciamo film a budget contenuto, profondamente ancorati alla realtà, ma spiazzanti nelle scelte tematiche e di racconto, film che non si prendano troppo sul serio e che siano pensati e realizzati con grande serietà.

Ecco, “Non Pensarci” riesce ad essere sincero e irresistibilmente divertente. È questa la vera anomalia rispetto alla tendenza della commedia oggi in Italia e rispetto ai molti film “serissimi” ma bozzettistici televisivi?
L’ironia e la leggerezza sono servite a stemperare la realtà anche drammatica di una famiglia della provincia italiana. Quella del vero è una scelta di racconto e di gusto. Leggendo la sceneggiatura, per quanto fosse dettagliata e strutturata, mi rendevo conto che potevano uscirne film completamente diversi a seconda di quanto saremmo stati finti oppure no. Ho voluto girare in una fabbrica vera, con operai veri. Può sembrare marginale, ma è una delle cose che ha dato il “La” e che ci ha fatto capire immediatamente il film che stavamo andando a fare. Per questo ringrazio tutti gli operai, e i signori Toschi, che ci hanno fatto lavorare mentre tutti lavoravano attorno a noi.

Il tuo film ha ottenuto la “benedizione” di Monicelli, e subito si è inneggiato alla rinascita della “commedia all’italiana”. Un commento?
Questi paragoni mi spaventano! Intendiamoci, è un gran complimento essere elogiati da Monicelli, però andiamoci piano… Quello della commedia all’italiana è stato un periodo favoloso della storia del cinema ma non credo sia ripetibile, né rapportabile alla nostra esperienza; magari come spettatori sì, ma non come narratori. Certo, ti ispira quello spirito gioiosamente anarcoide di certa commedia all’italiana, però almeno io non riesco a pensare programmaticamente e dire “adesso facciamo la commedia all’italiana”. Credo che “Non Pensarci” è una commedia, forse anomala, ma una commedia oggi in Italia.

I tre interpreti principali, Mastandrea, Battiston e la Caprioli, sono molto affiatati. Parlaci un po’ di loro.
Valerio (Mastandrea, ndr) riesce ad usare toni non parodistici, ma allo stesso tempo giocare sulle sfumature umane e sui sentimenti. Battiston è un vulcano, un attore gioiosamente creativo che ha una presenza straordinaria, ma non nel senso “adesso ti faccio vedere come recito”, sembra un attore danzante. Anita porta una dolcezza strana che è, allo stesso tempo, accompagnata da carattere e temperamento.

E le musiche? Si passa dalla traviata di Verdi a pezzi indie-rock americani, ma anche italiani, poi Chopin, e per concludere “Agnese” di Ivan Graziani… È proprio un film punk!
Faccio sempre fatica a spiegare come sia potuta accadere una cosa del genere… Il film è “punk” nel modo in cui racconta la storia. Talvolta mi capita che qualcuno mi dica “bello quel film, l’ho trovato molto rigoroso”, e mi cascano le braccia. Per me un film è qualcosa di più vicino ad una canzone, ad un viaggio. Sai quando prendi lo zaino e vai? Tu lo faresti un viaggio razionale e rigoroso?

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