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Rock e denunce: ecco l’erede di Patti Smith

L’eleganza marmorea di PJ Harvey ancora una volta non si smentisce. Il suo abito nero dai riverberi ottocenteschi e il suo essere scalza fanno da cornice solida e virtuosa a una voce decisa, ampia, energica. Rock. Ricorda Patti Smith, ma poi se ne distanzia per la sua femminilità indiscussa: fermamente intransigente, focalizzata sulla parola, appendice della sua persona e dei suoi umori. L’uso di se stessa e del suo corpo sono la naturale evoluzione dalla scultura. È arte. Ma non è sola: a condividere il palco con lei è John Parish, produttore e musicista britannico nonché songwriter della fortunata Harvey.

I brani che fluiscono dalle sue labbra sono fedeli alla tracklist del suo ultimo disco uscito a fine marzo “A Woman / A Man Walked By”. Il concerto si è aperto con il rock di “Black Hearted Love”: oceanico, quasi grunge; a seguire “Sixteen, Fifteen, Fourteen”, con le corde pizzicate del banjo di Parish. Rotolano “Civil War Correspondent”, la ballata “The Soldier” che dal vivo risulta più incisiva e carica di sentimento e protesta, “Leaving California” giocata in falsetto, fino alla potenza e alla rabbia di “A Woman / A Man Walked By”. Ancora energia e grida con “Political Correct”, dall’effetto inevitabilmente catartico. Poi il tutto viene zuccherato con la dolcezza melodica di “Cracks In The Canvas”. “Pig Will Not” è la canzone del rifiuto, in cui “I will not” viene urlato in modo quasi ossessivo con un tono pungente e disperato: il lamento finale prima dell’esplosione.

Le luci sono essenziali, il palco spoglio: ciò che conta è la sua missione. Una missione che dura un’ora e un quarto e che mira all’essenza eliminando il superfluo. I toni sono rarefatti, le atmosfere perfette. Per tutto il live, Polly è riuscita ad alternare durezza del canto e delicatezza dei movimenti: un rincorrersi quasi convulso e contraddittorio che esalta la sua innata genialità. Due le encores, la seconda delle quali è stata “April”, del nuovo album, cantata in uno stile curiosamente retro e molto evocativo: una retina antipopper sul microfono per incollarci le labbra, la voce: “I don’t know what silence means It could mean anything, April, won’t you answer me?“: conclusione indiscussa che lascia miele e fiele sulle labbra: il piacere della sua voce e la consapevolezza delle sue coraggiose denunce.

Black Hearted Love
Sixteen, Fifteen, Fourteen
Civil War Correspondent
The Soldier
Leaving California
A Woman / A Man Walked By
Political Correct
Cracks In The Canvas
Pig Will Not
April

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