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Rock meticcio

Ippodromo Capannelle, Roma, ore 22:00. La serata non prevede corse ma al “Rock in Roma” si agita ugualmente un cavallo pazzo senza criniera: il fomentatore di folle “Pau”. Sul palco, ai suoi lati, le chitarre di Drigo e Cesare. In seconda linea tastiere e batteria, con il bassista libero di svariare su tutto il fronte. Davanti a loro un impenetrabile rettangolo di corpi, assiepati a stretto giro di gomito, come la falange spartana in combattimento.

Il pubblico pulsa e si accende con un giro di chiavi, come fosse un motore, sotto il rock “meticcio” della band toscana. Il pronti via accoglie soprattutto i brani più recenti, estratti da “HELLdorado” e “Dannato Vivere”, stadi evolutivi di un songwriting in eterno movimento: complice il successo ottenuto con “Magnolia” e “Rotolando Verso Sud”, i Negrita hanno da tempo affiancato alle sonorità prettamente rock un ventaglio di soluzioni più ampio, attraverso aperture elettroniche, scratch, contorni etno e funk, e bardature latine.

Il bagaglio sonoro così variegato non disorienta, anzi, stupisce per la capacità di fusione. Da “Radio Conga” in poi, è tutto “Fuori Controllo” in questa “Notte Mediterranea”.

L’atmosfera è adrenalinica, anche grazie a una serie di pezzi tutto gas come “In Ogni Atomo”, “A Modo Mio” e i santi extravangelo di “Mama Maè”. “Gli astemi sono pregati di allontanarsi“, arriva un pezzo “politicamente scorretto“: “Transalcolico”. Nel mezzo si poga e gli uomini della sicurezza controllano dall’alto, protesi in avanti e con le orecchie tese, come dobermann in stato d’allerta.

Pau tiene tutti sulla corda, infilando nella caldaia palate di carbone non appena il fuoco tenda ad abbassarsi: “Siete stanchi!”, “Siete stanchi! Si! Non arriva un cazzo qua sopra! Noi ce ne andiamo!”. E il pubblico ruggisce ancora, in uno scambio tennistico di rara potenza.
I Negrita fanno il botto consegnando ai fan un ultimo regalo: la “Gioia Infinita”. Di questi tempi è tanta roba. E tutti a nanna.

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