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Rock n’ Roll!!!

Chi non ha mai visto gli Hardcore Superstar dal vivo non sa bene cosa aspettarsi dalla serata all’Alcatraz di Milano. Sapranno i quattro svedesi esprimere dal palco tutta la grinta e la carica che li contraddistinguono su disco? Riusciranno a mantenere l’apparenza punk-rock ed eversiva che amano imprimere ai loro video?

La risposta è un sonoro “Sì”! Ma andiamo con ordine. Nella discoteca milanese c’è già una robusta affluenza di pubblico quando i supporter Avatar prendono in mano gli strumenti e scodellano una prestazione di prim’ordine in quanto a impegno on stage e volontà di tirare in mezzo il pubblico. Sfortunatamente la loro proposta musicale, un violento rock-metal tinto a tratti di sonorità estreme, mal si concilia con le aspettative del pubblico accorso per gli HCSS, che partecipa poco e in parte addirittura li snobba. Amen, ce li potremo godere in futuro in un contesto più adeguato.

Dopo la pausa il pubblico è assiepato e le prime file sono ben fortificate da fan determinati a resistere nella loro posizione. Sono passate le 22 quando finalmente, dopo lo spegnimento delle luci e l’intro del nuovo disco “Beg For It” i nostri salgono sul palco tra le acclamazione del pubblico e attaccano con la veloce title-track. Sembrano davvero in forma, oltreché intensamente tatuati! Niente pause e subito si procede con “Into Debauchery” con già mezzo Alcatraz che salta, ammaliato dall’energia che trasmette il carismatico frontman Jocke, davvero inarrestabile ed in perenne movimento. Ma, complice stavolta la qualità dei suoni del locale, ogni strumento rende tantissimo e i musicisti sembrano accorgersene, tanto è l’entusiasmo col quale suonano. Ottima la prestazione in particolare del nuovo chitarrista Vic Zino, più volte amichevolmente sbeffeggiato e messo al centro dell’attenzione dal leader.

Un inizio coi fiocchi, ma il seguito del concerto è sullo stesso livello. I brani proposti, intrisi di elettricità e suonati da una band che, se potesse, entrerebbe nel pubblico tanto gli sta addosso, sono quasi interamente presi dagli ultimi tre lavori in studio, deludendo completamente le attese di chi amava anche le primigenie radici punk-rock-rock anni ’90 degli HCSS. Scorrono quindi, intermezzate dai commenti dell’istrionico Jocke, “Medicate Me”, “Kick On The Upperclass”, un accenno di “Shame” a cui viene attaccata “Standing On The Verge” e avanti così, fino al superlativo inno “We Don’t Celebrate Sundays”. Il pubblico canta e si agita in massa, è un trionfo. È inaspettato invece il ritorno sul palco della band, addirittura dopo i saluti, per la riproposizione di “Someone Special”, un pezzo solamente discreto su disco, ma che in questo contesto dà il colpo di grazia ai presenti ed esalta ancora di più il quartetto svedese.

Cento di questi concerti! Abbiamo la conferma che la voce di Jocke dal vivo è, se possibile, ancora più estesa ed inesauribile di quanto sia su disco. La formazione suona come una sola cosa monolitica, si muove con sapienza e voglia di provocare. Se si potesse organizzare una grande festa di strada all’insegna del rock ‘n roll, gli HCSS sarebbero la colonna sonora ideale.

This Worm’s For Ennio (Intro)
Beg For It
Into Debauchery
Medicate Me
Shades Of Grey
Nervous Breakdown
My Good Reputation
Kick On The Upperclass
Blood On Me
Shame/Standing On The Verge
Need No Company
Bag On Your Head
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Wild Boys
Dreamin’ in a Casket
We Don’t Celebrate Sundays
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Someone Special

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