Home > Recensioni > Roggiu De Mussa Pin-A: Slow Migration

Io, te e una ghironda

Sono quelli col nome d’ispirazione deandréana, i Roggiu De Mussa Pin-a. Sono in cinque, e vengono tutti da diverse parti del mondo – ma, cosa più importante, sembrerebbero venire tutti da diverse epoche storiche: tra di loro c’è persino un suonatore di ghironda, santo cielo! Che cosa si può chiedere di più?

La “Slow Migration” del titolo corrisponde a quella delle loro cinque diverse esperienze musicali, che vanno a convergere in un unico, compattissimo, universo musicale. Con interventi solistici di violino, fisarmonica, ghironda, quello dei Roggiu De Mussa Pin-a è un folk senza confini geografici, che si apre alla musica di est Europa e Irlanda ma non disdegna marcette popolari che già in più occasioni sono state accostate a quelle del Nino Rota felliniano. Senza dimenticare, nemmeno per un momento, Yann Tiersen.

Ma che davero? “Slow Migration” è un album d’esordio? “Slow Migration” è un album d’esordio, ed è bello anche se non entusiasmante come avrebbe potuto essere: è un po’ troppo idilliaco e trattenuto nei toni.
Ma non importa quanto il disco sia ben prodotto, non importa quanto il concetto di disco e quello di album siano separati e distinti, questo è proprio uno di quei tipici gruppi che vanno visti dal vivo.

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