Home > Recensioni > Roma 2015 — Four Kings

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Arriva il Natale in una clinica per adolescenti con disturbi psicologici. Clima tutt’altro che festoso, quindi. L’ospedale si svuota, e rimangono solo quattro ragazzi, il loro psicologo e vari infermieri. Dei quattro ragazzi, due sono nuovi arrivati, e uno arriva dritto dritto dalla detenzione in isolamento. L’eccentricità di una, la timidezza di un altro, il trauma di un’altra ancora e la violenza del nuovo arrivato si scontrano e si incontrano e, pian piano, arrivano persino a aiutarsi gli uni con gli altri, in barba alle convenzioni accademiche che li vorrebbero soggetti a regole e protocolli non sempre efficaci.

I disagi adolescenziali, dal disadattamento fino ai traumi psicologici, sono evidentemente un segno distintivo dell’epoca contemporanea, e il cinema non è rimasto insensibile alle derive tragicomiche di questo fenomeno. Uno dei film più importanti di questa generazione, “Mommy” di Xavier Dolan, tratta proprio di questo.

Molto simile anche Patrick’s Day, visto alla scorsa Irish Film Festa, nonché “The Road Within”, vincitore di Alice nella Città nella scorsa edizione del Festival di Roma. “Four Kings”, in concorso proprio in Alice nella Città quest’anno, sembra balzare subito in cima alla lista dei favoriti della sezione dedicata ali ragazzi, e a buon titolo. I traumi dei quattro protagonisti sono complessi, non immeditamente etichettabili, e le interpretazioni dei loro attori ne riflettono la complessità senza cercare la ricetta del sicuro effetto. Molto più stereotipato lo scontro fra il medico progressista (personaggio preso paro paro dai dottori sexy di “Grey’s Anatomy”…) e l’infermiera conservatrice, che poteva rimanere sullo sfondo invece di impadronirsi addirittura del climax finale.

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Contro

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