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  • Roma 2015 — Game Therapy

    Diretto da Ryan Travis

    Data di uscita: 22-10-2015

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Dopo una campagna di lancio crossmediale che ha contribuito ad amplificare l’attesa tra le migliaia di adolescenti italiani, arriva alla Festa del Cinema di Roma 2015, in proiezione speciale fuori concorso nella sezione Alice nelle Città, “Game Therapy” di Ryan Travis, il film che segna l’esordio al cinema dei quattro youtubers italiani più famosi del momento (pare): Favij, Federico Clapis, Leonardo Decarli e Zoda.

Ed è subito delirio qui all’Auditorium capitolino, con torme di ragazzini eccitati che accolgono i quattro ragazzi con entusiasmo misto a delirio: noi ultratrentenni guardiamo tutto questo dall’esterno e capiamo, tutt’a un tratto, quanto i gusti e gli idoli delle generazione dei nativi digitali siano drasticamente cambiati nel giro di pochi anni. Guardare il film in sala insieme a loro è quasi un esperimento sociologico, più di una volta si ha la sensazione che, per una volta, bisognerebbe girare la poltrona di 180 gradi ed osservare quello che accade tra le poltrone della sala Sinopoli, anche perchè il film…

Francesco (Favij) sta per finire la scuola, è un ragazzo intelligente e ironico, ma la sua intelligenza e ironia si esprimono al meglio nel mondo dei videogame, in cui si rifugia per sfuggire alla realtà, che trova noiosa, limitata e pericolosamente imprevedibile. Le ore passate chiuso in camera sua al computer preoccupano i suoi genitori, che lo trascinano periodicamente da diversi psico-specialisti. Il desiderio di Francesco è di approdare su una sua personale Isola che non c’è, dove tutto quello che ha sempre sognato è possibile.

Giovanni (Federico Clapis), pluribocciato ancora alle superiori, è bloccato dall’idea di dover fare delle scelte: l’università o il lavoro, uscire di casa o restarci ancora. Sua madre lo tiene sotto controllo con l’aiuto di diversi specialisti nel tentativo di aiutarlo. Francesco svela la sua invenzione a Giovanni la Game Therapy, ovvero l’ingresso nella realtà virtuale, arena in cui sconfiggere le loro difficoltà. Peccato che la parola risolvere abbia per i due amici un significato leggermente diverso…

Mai come questa volta, la breve sinossi chiarisce senza bisogno di troppe spiegazioni il senso di tutta l’operazione. Personaggi della stessa età del pubblico di riferimento (anche un po’ più grandicelli, a dire il vero) alle prese con i problemi comuni a tutti nel rito di passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta. Chiariamo subito una cosa: l’operazione produttiva è legittima e anzi auspicabile, la realizzazione di uno young adult nostrano è un segno di vitalità quantomeno nel tempismo dello sfruttamento di questi fenomeni da cameretta e webcam che in questo momento sono sulla cresta dell’onda, e non si sa quanto ci metterà quest’onda a infrangersi pesantemente sul bagnasciuga.

Ma la qualità del prodotto finale è davvero bassa, con una sceneggiatura infarcita di battute che ricordano più il famigerato “The Lady” di Lory Del Santo che le produzioni di serie Z dell’Asylum, a cui la veste grafica vorrebbe un po’ rimandare. Tutti sbagliati i dialoghi, molto azzeccate, dobbiamo riconoscerlo, le tematiche: le difficoltà di approccio con la real life di ragazzi che ormai, sempre nel chiuso della loro cameretta, giocano, chattano, e s’intrattengono con produttori di contenuti generati all’interno di altre camerette, è un fenomeno sociale che andrebbe trattato e approfondito senza snobismi da turris eburnea e rifiuti preconcetti. Il reale va analizzato per quello che è, non per quello che si vorrebbe che fosse.

La recitazione dei quattro ragazzi (due dei quali davvero protagonisti, e altri due che lo diventeranno nel sequel che il finale aperto lascia intuire) è ampiamente sotto il livello di decenza, e di sicuro un regista anglofono dietro la macchina da presa non è stato di aiuto per dei non-attori che andavano pilotati molto di più e molto meglio. Travis riesce a fare un lavoro accettabile per quanto riguarda il comparto visivo, dando una veste credibile ai mondi virtuali dove si svolgono le avventure dei protagonisti; credibile per le aspettative nulle che abbiamo noi italiani riguardo all’inesistente cinema di genere nostrano però, perché non mi sembra sia un prodotto con una minima chance di esportazione in altri mercati che non siano quelli dell’Est Europa.

In chiusura, se voi o i vostri figli e nipoti siete dei fan dei quattro in questione, non c’è nulla che io possa dirvi per tenervi dalla sala cinematografica; se, invece, siete solo degli accompagnatori obbligati, vi sganascerete più volte per le risate involontarie che il tutto non può che generare. Il cattivo meno carismatico del mondo, un eroe che vorrebbe essere il matrixiano Neo ma risulta un ibrido tra Renato Pozzetto e un giovane Mauro Di Francesco, una ragazza che vuole andare negli Usa perchè “lì la gente non ti volta le spalle”: lo scult dell’anno e forse del decennio, in sostanza.

Pro

Contro

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