Home > Recensioni > Roma 2015 – Ouragan, l’odyssée d’un vent
  • Roma 2015 – Ouragan, l’odyssée d’un vent

    Loudvision:
    Lettori:

Uno sfoggio di perizia tecnica e sapiente uso delle nuove tecnologie di ripresa, questo è “Ouragan, l’odyssée d’un vent” di Cyril Barbançon e Andy Byatt, nella Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2015. Ed è un vero peccato, perchè l’idea di base e il materiale girato potevano diventare ben altro, potevano rappresentare il nuovo paradigma per i documentari “naturalisti”, grazie anche al diretto rapporto causa/effetto tra la furia degli elementi e i danni riportati dai tre luoghi su cui questa si abbatte: il Senegal, Cuba, la Louisiana. Ma la coppia di registi decide di tentare la strada della rappresentazione artistica, del racconto, della caratterizzazione e dell’umanizzazione del fenomeno naturale, in questo l’uragano Lucy che attraversò l’Atlantico dall’Africa al continente americano: l’uragano parla con voce femminile, spiega, si difende, espone le sue motivazioni e tutto questo, semplicemente, non funziona.

Il film è un viaggio di 15mila chilometri sulle tracce di uno degli eventi più devastanti del nostro pianeta: l’uragano atlantico. Distruttivo e sconvolgente, al tempo stesso è fondamentale per la vita sulla terra. Comincia che è solo una brezza. Quando si diffonde rapidamente sul Sahel africano diventa un monsone carico di vita, prima di spostarsi lungo l’Atlantico con una potenza crescente. L’uragano è il protagonista, mentre gli altri personaggi del film sono gli uomini, le donne, le piante e gli animali che incontra nel suo viaggio, sconvolgendoli in qualche modo, nel bene o nel male. Vivremo la tempesta in 3D. Vista dallo spazio è uno spettacolo placido e bellissimo. Da terra, invece, assieme alle urla del vento, è assolutamente spaventosa.

Le riprese stereoscopiche in tre dimensioni dello scatenarsi dell’uragano sono il vero motivo per cui quest’opera merita di essere guardata, e in una sala cinematografica: si provano sensazioni quasi fisiche, si sente il freddo, si percepisce il pericolo. Le riprese della tempesta in atto sono alternate a rappresentazioni di varia umanità che la stessa incontra lungo il suo cammino, i meteorologi che misurano l’intensità e, dallo spazio, hanno il tempo di accorgersi della bellezza del fenomeno atmosferico, gli abitanti dei villaggi caraibici che cercano di rinforzare le loro capanne, gli anziani statunitensi che rifiutano l’evacuazione e l’abbandono della propria casa …

C’è troppa carne al fuoco, in sostanza, e una perniciosa voglia di narrare quando sarebbe bastato solo mostrare, la voglia di strafare della coppia di registi (un apologo umanista e antropologico misto all’esplicitazione della forzata convivenza con la furia degli elementi) risulta alla fine perniciosa per l’opera stessa. Ma non bisogna nemmeno essere troppo severi perchè, come si diceva all’inizio, siamo di fronte ad un’opera che ci mette di fronte a tecnologie di ripresa all’avanguardia, ad un uso “artistico” della GoPro che sarà preso a modello dai cineasti futuri. Dovesse essere distribuito in sala (ma la vedo dura) dategli un’occhiata, magari basta essere possessori di un televisore 3D …

Pro

Contro

Scroll To Top