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  • Roma 2015 — Registro di classe (Libro primo 1900-1960)

    Diretto da Gianni Amelio

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Gli sterminati archivi dell’Istituto Luce possono essere utilizzati per una varietà pressoché infinita di documentari storici basati sulle immagini di repertorio, ma un lavoro completo sui mutamenti della scuola italiana nel corso del Novecento non l’avevamo ancora visto.

Gianni Amelio e la sua montatrice di fiducia Cecilia Pagliarani presentano, nella Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2015, la prima parte del loro lavoro antologico intitolato programmaticamente “Registro di classe“, un documentario semplice nella struttura ma ambizioso negli intenti.

Il film, ha rivelato il regista, nasce da un progetto mancato ispirato a una vicenda familiare, quella di sua zia, giovane maestra mandata a insegnare durante il dopoguerra in una scuola serale di un piccolo paesino della Sila, in Calabria. Costretta a percorrere ogni sera svariati chilometri per giungere alla sua numerosissima classe, composta da 350 uomini (alle donne l’istruzione “non serviva”), tutti adulti dai venti agli oltre cento anni. Una storia di profondo amore per l’insegnamento, nella consapevolezza che nella scuola c’è il seme della conquista e del futuro. Uno dei focus su cui ci si concentra maggiormente, infatti, è quello del cambiamento delle classi sociali nel corso degli anni, e dell’inclusione sempre più paritaria via via che l’inurbazione ha portato in città un numero sempre maggiore di italiani.

Si comincia dalle immagini della scuola durante il periodo fascista, con brani di cinegiornali che propagandavano l’eccellenza assoluta degli insegnamenti e l’importanza data all’educazione fisica, vero manifesto di forza e salute per un popolo in realtà ancora molto povero e incolto. Nel dopoguerra, invece, ci si concentra sull’obiettivo principale della scuola repubblicana, creare davvero una “lingua comune”: il documentario ci mostra reportage provenienti da piccoli paesi della Basilicata, della Sardegna, con classi magari affidate a giovani del nord Italia che, inizialmente, non riescono nemmeno a farsi comprendere dai propri alunni.

Una carrellata di foto, di registri di classe, di filmati televisivi, per un’ora che vola via e da la sensazione di sfogliare un album di famiglia, dove ci si può concentrare su svariati aspetti: le mutazioni dell’abbigliamento, l’introduzione delle classi miste, l’indicazione del lavoro del padre al fianco del nome dell’alunno che definisce subito la classe sociale di appartenenza in modo da poter creare classi d’elite e classi popolari. E il monito “libertà è partecipazione” che risuona potente, attraverso le immagini di un giovane Giorgio Gaber che canta, accompagnato solo dalla sua chitarra, davanti a dei bambini delle classi elementari e con la canzone che ritorna ad accompagnare i titoli di coda.

Curiosamente, è presente anche un’immagine del 1968, mentre nel titolo ci si ferma al ’60. Un prodotto utile, ottimo per una visione familiare, dove i giovani comprendono il passato e i genitori lo rievocano. Aspettiamo la seconda parte, attesa entro l’anno, per poter dare un giudizio più completo.

 

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