Home > Recensioni > Roma 2015 — Ville-Marie

Ville-Marie” del canadese Guy Édoin, in Selezione Ufficiale alla Festa del Cinema di Roma 2015, è il classico film corale nel quale le vite di un gruppo di personaggi si intrecciano seguendo, in modo più o meno forzato, un tema comune.

Qui gli argomenti sono forti e ingombranti: vita, morte, maternità, senso di colpa. Nulla di male, basta scegliere gli attori giusti – ne parlavamo qualche giorno fa riguardo a “Truth” – e anche una struttura narrativa imperfetta può riuscire a stare in piedi e risultare credibile.

Non è purtroppo il caso di “Ville-Marie” (il titolo si riferisce all’ospedale di Montréal al centro della storia ma è anche il primo nome dato dai francesi alla città): Guy Édoin assegna a Monica Bellucci un ruolo complesso, sia dal punto di vista fisico sia psicologico, che lei non è assolutamente – e prevedibilmente – in grado di sostenere.

Oltretutto, Monica Bellucci interpreta un’attrice, e lunghi segmenti di “Ville-Marie” sono dedicati al film-nel-film: l’intenzione sarebbe quella di delineare un racconto parallelo (con tanto di rimandi estetici al melodramma hollywoodiano anni 50) che rispecchi la realtà vissuta dalla protagonista Sophie, ma il risultato è talmente inadeguato (Bellucci non è capace di gestire un registro recitativo, figuriamoci due) da sfiorare la parodia. Allo stesso modo, la scena in cui Sophie canta “Can’t Help Falling in Love” di fronte al figlio dovrebbe essere un momento poetico e toccante ma scivola subito nel ridicolo involontario.

Nelle note di regia Guy Édoin definisce il proprio stile «introspettivo e stilizzato, ma allo stesso tempo eccessivo e barocco». Non gli diamo torto, e dispiace infierire così su una sola interprete (gli altri, da Pascale Bussières a Patrick Hivon, se la cavano molto meglio), ma Monica Bellucci è indifendibile anche nelle scene più semplici che richiedono solo di camminare o restare immobile in modo naturale.

Regista e attrice che ha scelto sono evidentemente di un altro parere (qui l’incontro con la stampa). Ne prendiamo atto, con un po’ di sconforto.

Pro

Contro

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