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Roma Fiction Fest 2015 — Richard Madden e Frank Spotnitz presentano I Medici – Masters of Florence

Il Roma Fiction Fest 2015 organizza una presentazione di gala per la serie, attualmente in lavorazione e coprodotta da Lux Vide, Rai Fiction e da Wild Bunch, “I Medici – Masters of Florence“, tentativo della Rai di realizzare un prodotto di qualità e dal respiro internazionale, diverso dai classici racconti nazionalpopolari di produzione italiana che occupano, quasi stabilmente, le prime serate di RaiUno.

Ad accompagnare “I Medici”, arrivano nella sala 4 del cinema Adriano: da Lux Vide, Matilde e Luca Bernabei: per Rai Fiction, Eleonora Andreatta; lo sceneggiatore e creatore della serie Frank Spotnitz, autore, tra le altre cose, di molti episodi di “X-Files”, e anche di “The Man in The High Castle”, tratta da “La svastica sul sole” di Philip K. Dick, di cui abbiamo ammirato il notevole pilota, e che ha trionfato nel Concorso Ufficiale del Roma Fiction Fest, premiata dalla giuria capitanata da Steven Van Zandt.

E, last but not least, il più atteso dal folto pubblico presente in sala e ai bordi del red carpet, l’attore Richard Madden, qui interprete del protagonista Cosimo de’ Medici, già Principe azzurro nell’adattamento di “Cenerentola” diretto da Kenneth Branagh e, soprattutto, Rob Stark della saga di “Game of Thrones – Il Trono di Spade“.

Tra gli interpreti, anche l’illustre partecipazione di Dustin Hoffman nel ruolo del padre, Giovanni de’ Medici.

Per raccontare la genesi della serie, la parola va a Frank Spotnitz: «Conoscevo la storia dei Medici, per sommi capi, dalla scuola. Sapevo della loro importanza per il Rinascimento, per l’arte, quello che non sapevo è che hanno cambiato l’economia del mondo, hanno inventato le pratiche bancarie, per la prima volta nella storia persone non ricche potevano chiedere soldi in prestito, hanno in pratica creato la borghesia. La storia è soprattutto quella tra un padre e un figlio, Cosimo e Giovanni, Richard Madden e Dustin Hoffman nella serie.

La serie, inizialmente, è un mistery, noi non sappiamo come sia morto Giovanni all’inizio, Cosimo non sa se il padre sia stato ucciso o meno, c’è anche questo elemento oltre a quello storico. Poi mi sono concentrato su un’altra delle ossessioni di Cosimo, il completamento del duomo di Brunelleschi, che rimase incompleto per circa un secolo. È un’opera architettonica sensazionale, ci sono due duomi in realtà, e uno sostiene l’altro. Noi contemporanei, a volte, crediamo di essere più furbi degli abitanti di quel tempo, ma sono loro che hanno creato il mondo in cui viviamo ora. Ho fatto questa serie anche perché ho creduto nei produttori e nel vostro Paese, voi probabilmente non ve ne rendete nemmeno conto, ma tutto il mondo vuole venire qui da voi».

Matilde Bernabei: «Molta gente va a Firenze ogni anno, vede cose meravigliose, ma non sa cosa ci sia dietro, noi cerchiamo anche di spiegare al grande pubblico i retroscena della storia. Cosimo voleva essere un artista, ma diventa invece un banchiere e l’arte la finanzia, creando, in pratica, il Rinascimento. Noi vorremmo che questo fosse il primo tassello di una serie di storie per televisione e cinema che parlino del Rinascimento: si può raccontare Lorenzo, naturalmente, ma anche i vari artisti, da Leonardo a Michelangelo. Oltre alla Big Light di Spotnitz, abbiamo con noi in quest’avventura anche Wild Bunch, il più grande produttore indipendente europeo, e abbiamo richieste di acquisto da tanti Paesi nel mondo».

Eleonora Andreatta di Rai Fiction: «Vorremmo che questo progetto diventasse un qualcosa di completo e articolato, come quello che già facemmo con LuxVide con “La Bibbia” tanti anni fa. Le cose sono cambiate, però: allora realizzammo film per la Tv, oggi bisogna adattarsi alla moda imperante della serialità, al racconto lungo, approfondito, sfaccettato. Noi abbiamo realizzato questo progetto come broadcaster di servizio pubblico, abbiamo puntato su una specificità tutta italiana, la nostra cultura, un periodo importante per tutto l’Occidente, l’identità …».

Luca Bernabei: «Questa serie è un sogno. Abbiamo Spotnitz alla scrittura, abbiamo Dustin Hoffman, la storica sartoria Tirelli di Roma ha realizzato i costumi, la scenografia è di Francesco Frigeri (“Non ci resta che piangere”, “La leggenda del pianista sull’oceano”, “La Passione di Cristo”) e, soprattutto, la serie non è stata girata nell’Est Europa o in piazze ricostruite in studio, ma abbiamo girato in Toscana nei luoghi reali. Per avere Dustin, poi, la sceneggiatura di Spotnitz è stata fondamentale, un “crime” ambientato in un’epoca affascinante. Noi vogliamo davvero che in questo Paese si torni a sognare, che si cerchino di realizzare progetti che sembrino impossibili, che inizialmente, magari, fanno paura. Questa produzione muove soldi, abbiamo ingaggiato Dustin che ci è costato tantissimo, la serie non è ancora completamente finanziata, ma ci siamo lanciati …   Oggi tutti i produttori del mondo vogliono fare serie Tv ma, vista l’incredibile concorrenza, si è anche alzata l’asticella, per andare sul mercato internazionale bisogna che il prodotto sia buono, molto buono. L’Italia ha alcuni temi che le sono propri,e dobbiamo puntare su quelli, sulla nostra storia che ha formato il mondo moderno».

E diamo la parola, infine, a Richard Madden: «Mi sono visto oggi per la prima volta nella clip che vi abbiamo proposto, e devo dire che mi sono piaciuto. È stato un piacere lavorare con Dustin, e il lavoro è ancora tanto, abbiamo già lavorato per due mesi e ce ne mancano altri tre. Sono davvero dentro questa storia, è un piacere alzarsi ogni mattina per fare un lavoro come questo, è un privilegio. Conoscevo i Medici solo di nome, Spotnitz ha creato delle personalità sfaccettate immergendosi nei documenti d’epoca, ai posteri è stato tramandato quello che hanno fatto, ma non CHI fossero. Una delle cose più interessanti, secondo me, in un mondo odierno in cui ognuno pensa principalmente a sé, è raccontare le grandi azioni di queste persone che lavoravano per il futuro, che pensavano solo e soltanto al futuro, con un’orizzonte di trecento anni avanti.

È il mio ennesimo ruolo in costume, vero, ma è solo un caso, ve lo assicuro: a me piace recitare in storie ambientate in altre epoche, ma amo anche i drammi moderni, la fantascienza, ma con un personaggio come Cosimo posso entrare in un altro mondo, guardare dal vivo affreschi e dipinti meravigliosi, che erano un po’ il cinema dell’epoca.

Non si avverte la gran differenza di budget tra questa serie e “Il trono di spade”, sono circondato da bravi artigiani e artisti ogni giorno. Ma ho notato una grande differenza: nei set britannici si pianifica tutto al dettaglio, se qualcosa non va si chiude il set per cinque ore e si risolve. In Italia non si pianifica niente, invece, siete i migliori improvvisatori del mondo, è una vostra caratteristica. Mi sono anche trovato bene a lavorare con gli attori italiani presenti nella serie (Sarah Felberbaum, Miriam Leone, Alessandro “Brunelleschi” Preziosi, ndr), la più grande difficoltà è stata quella d’interpretare Cosimo in due diverse età della sua vita, a vent’anni di distanza l’una dall’altra, è un uomo molto diverso nelle due epoche».

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