Home > Rubriche > Eventi > Roma Indipendent Festival: Alessandro Haber al Nuovo Cinema Aquila

Roma Indipendent Festival: Alessandro Haber al Nuovo Cinema Aquila

Loudvision partecipa il 12 febbraio all’anteprima dell’ottava edizione del RIFF (Roma Indipendent Film Festival), in occasione della quale l’attore Alessandro Haber incontra il pubblico per presentare il film “Scacco Pazzo”, prima pellicola che lo vede in qualità di regista.
Apre la serata “L’Oro Rosso” di Cesare Fragnelli, vincitore del RIFF Award 2008 come miglior corto italiano, che vede impeganto come attore anche il sopra citato Alessandro Haber.

Il regista del cortometraggio taglia corto: “Questa è una storia che la cronaca quotidiana ci ha reso familiare … ma non voglio parlarne molto, al cinema parlano le immagini”.
Fortunatamente i 12′ del cortometraggio, nel quale l’attrice finto-rumena prova con qualsiasi cliché a muoverci a commozione (dalla storia della povera emigrante, alla violenza sessuale, alla schiavitù degli immigrati, alla bambina figlia di un futuro “nuovo”), scorrono velocemente.

Alessandro Haber si concede un po’ di più e quando il direttore della manifestazione gli fa notare che è sempre protagonista di almeno 2 o 3 corti del RIFF, ci rivela che ” il cortometraggio è una dimensione fantastica: non è molto impegnativo e ti mette in contatto con i giovani … certo, ti pagano una miseria; allo stesso tempo è a tutti gli effetti una scrittura cinematografica, non come il documentario” e aggiunge che la bellezza del cortometraggio è nella totale assenza di “ansia da prestazione: non hai l’ansia dell’incasso, della ricerca di distribuzione, puoi trasmetterlo più facilmente”. Guardando Cesare Fragnelli, e raccomandando al pubblico di non perderlo di vista per le sue qualità, aggiunge “e poi sono quasi sempre opere prime, fare un corto con un esordiente è un salto nel buio; poi magari diventano grandi registi … e ovviamente non ti chiamano più, appartieni al loro passato, alla fase dei cortometraggi, pensano di averti prosciugato”.

Si passa a parlare della sua opera prima, “Scacco Pazzo”, girato nel 2003 e tratto da uno spettacolo teatrale del 1991 con lo stesso Haber e Monica Scattini (che ritroviamo anche nel film), per la regia di Nanni Loy.

Haber sembra più che convinto di aver fatto “non un capolavoro perché i capolavori sono quelli di Wells, Truffaut e via dicendo” ma sicuramente “un gioiello, uno dei migliori film italiani degli ultimi cinque anni; ma lo so solo io!”
Si ripropone così un tema caro al cinema italiano degli ultimi anni: la caccia alla distribuzione che in tempo di crisi, tagli e fondi misteriosamente concessi a film mai (o purtroppo) realizzati, affligge molti cineasti.
[PAGEBREAK] Haber comincia a raccontarci la “via crucis” del suo primo lungometraggio: “Siamo usciti qualche anno fa, senza locandina, senza trailer, mia sorella ha dovuto saperlo da me …” Poi gli squilla il telefono, risponde, fissa un appuntamento per dopo la presentazione, e perde il filo del discorso; il direttore lo riporta sul tema caldo del problema della distribuzione in Italia, “ah già, in Italia c’è questa malattia: si vedono solo i filmoni che escono in 500 copie…”.

L’attore/regista è molto disilluso e parla amareggiato, come chi non riesce ad emergere in un mare stracolmo di pesci: “So benissimo che da questo incontro non nascerà niente… Infatti basta, è l’ultima volta che porto in giro questo film, perché poi mi assale la tristezza … perché so che il film è molto bello. Anzi scrivete, scrivetemi sul serio … così se tutti voi mi dite che il film fa schifo, che sono un illuso, io mi metto l’anima in pace, ci rinuncio e la storia finisce qua.”

Ma la storia non finisce qua, Haber riflette, sembra quasi parlare a se stesso quando ci dice che è “così amareggiato per questo film, perché so che a molti piacerebbe, me l’hanno detto tutti che è un gran film, eppure non riesce ad arrivare a quei molti, perché non riesce a trovare una distribuzione … perché andate tutti a vedere solo i film con Will Smith! Perché ormai la cultura non interessa più, preferiamo rincoglionirci con i Grandi Fratelli, e intanto si taglia e basta.”

Interviene quindi il direttore del Cinema Aquila (che ha ospitato anche Will Smith in occasione dell’uscita del sopra citato film di Gabriele Muccino) e sottolinea che il problema non è il cinema da 500 copie, “il problema è che le nuove generazioni non vengono proprio più al cinema, sono proiettati verso i videogiochi e le nuove tecnologie.”

Resta però difficile credere che il cinema abbia perso il suo fascino e che l’unico cinema possibile sia quello dei blockbuster: l’esempio migliore è il recente successo di un film come “Pranzo Di Ferragosto”, uscito tutt’altro che in 500 copie, e con protagonista tutt’altro che Will Smith.

Segue la visione del film, e allora si capiscono molte cose; soprattutto perché non abbia distribuzione.

Scroll To Top