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Romaonfire!

L’esibizione degli Alexisonfire è prevista per le 23:40, questo permette al vostro recensore malato di calcio di gustarsi interamente la semifinale di coppa del mondo tra Uruguay e Olanda. Dopo il triplice fischio dell’inflessibile arbitro uzbeko Ravshan Irmatov che decreta la vittoria degli Orange di Bert Van Marwijk, mi avvio in sella al mio fedelissimo motorino verso il Blackout Rock Club attraversando una Roma torrida e semi deserta.
All’interno del locale c’è poca gente nonostante il secondo dei tre gruppi spalla, gli Hybreed Walk, sia quasi al termine della propria esibizione. L’energico e a tratti adolescenziale metalcore della band è comunque piacevole ed è suonato in maniera perfetta, tecnicamente e dinamicamente, dai giovani musicisti del gruppo.

La situazione pubblico non migliora più di tanto con gli Scenario, band romana dedita ad un connubio tra screamo e metal blueseggiante alla “Load” dei Metallica. Il loro sound potente e cristallino ha un’ottima resa live e la band sa decisamente come tenere il palco.

È mezzanotte passata quando il gruppo di punta della serata fa il suo ingresso on stage dopo un frettoloso cambio palco e un altrettanto breve soundcheck. Il pubblico è aumentato ma non è certo quello delle grandi occasioni. “Young Cardinals”, primo singolo estratto dall’ultimo album “Old Crows/Young Cardinals”, è il brano che apre il concerto romano degli Alexisonfire. Il gruppo post hardcore di St. Catharines sin dalle prime note sembra non volersi risparmiare, e infatti su quel palco sputerà sangue e sudore per tutta la durata del live. Il frontman George Pettit, rigorosamente senza maglietta come a volerci mostrare orgoglioso l’abbozzo della sua pancetta da birra, si muove per il palco come un ossesso. Cerca di stargli dietro il bassista Chris Steele che, sarà l’alcol o qualche tipo di droga, alterna in continuazione balli sfrenati degne della migliore baccante a cadute rovinose ed esilaranti. Ma nonostante questo il concerto va avanti tra classici come “Boiled Frogs”, “Drunks, Lovers And Saints” e “We Are The Sound”, cantate a squarciagola dalla platea, e brani più recenti come “Old Crows” e la bellissima “The Northern”.
Il duo chitarristico Green-McNeil ci offre un’ottima prestazione, precisa e qualche volta anche sopra le righe. Dallas Green, in qualità di vice cantante della band, incalza continuamente gli astanti con le sue linee vocali melodiche e catchy. Il corpulento McNeil dal canto suo sfodera, oltre a una mise in stile gondoliere veneziano, un’inattesa padronanza nell’uso dell’effettistica, tra delay, feedback e altri suoni stranianti.
In coda trovano spazio anche brani dei primissimi lavori, il materiale tendenzialmente più screamo, come “Pulmonary Archery”, “Accidents” e “Happiness By The Kilowatt”.

Roma è stata data alle fiamme un’altra volta!

Young Cardinals
Boiled Frogs
Heading For The Sun
Drunks, Lovers, Sinners And Saints
No Transitory
Old Crows
We Are The Sound
Rough Hands
Accept Crime
Get Fighted
Born And Raised
Btiches

The Northern
Pulmonary Archery
Accidents
Happiness By The Kilowatt

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