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  • Roots Manuva: Slime and Reason

    Roots Manuva

    Data di uscita: 01-09-2008

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I salvatori dell’hip hop britannico

Quando è uscito il suo primo album nel 1999, Rodney Smith alias Roots Manuva è stato annunciato come il salvatore dell’hip hop britannico. In verità non era una dichiarazione così eclatante: all’epoca si parlava di un nuovo salvatore ogni sei mesi. Ma anche se è ancora relativamente sconosciuto (rispetto a Dizzee Rascal o Wiley), questa volta le previsioni non si sono rivelate un’iperbole.

Il suo quarto album, “Slime And Reason”, mantiene la qualità dei precedenti e offre anche parecchie canzoni a sfidare il suo pezzo più famoso, “Witness (1 Hope)”, del 2001. La produzione, di Toddla T, Metronomy e Roots Manuva stesso, è innegabilmente attuale, ed è più accessibile che mai, ma come sempre Smith dimostra una forte ambivalenza fra il desiderio di ballare e il bisogno di sfogare.

L’opera inizia con l’apparentemente allegra “Again & Again”, in cui, sopra un reggae assolato, Smith esprime la sua lotta musicale. “Do Nah Boddah Mi”, con una produzione dancehall iperattiva, è essenzialmente la sua richiesta di essere lasciato in pace. L’umore contemplativo è anche più evidente in “The Show Must Go On”, che ci restituisce uno Smith seduto ubriaco in un locale a chiedersi che cosa sia diventato.

Non è tutto così angoscioso però. La buffa “Buff Nuff” è una parodia della lascivia di tanto hip hop, in cui Smith, provando a impressionare una donna, le offre un giro in bici. E l’elettro-gospel di “Let The Spirit”, probabilmente il culmine dell’album, è decisamente gioioso.

Queste sono canzoni che dovrebbero portare Roots Manuva sulla scia del mainstream, ma visto il contenuto frequentemente dubbioso e pesante di “Slime And Reason”, sarà difficile che ciò accada. Comunque, se non si avverte più la necessità di proclamare i nuovi salvatori dell’hip hop britannico, è in gran parte merito suo.

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