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Rosamund Pike — Chi è la Amazing Amy di L’Amore Bugiardo – Gone Girl?

In “L’Amore Bugiardo – Gone Girl” di David Fincher, nelle nostre sale dal 18 dicembre, scopriamo l’indimenticabile personaggio di Amy Dunne, o meglio Amazing Amy. Ad interpretarla è una straordinaria Rosamund Pike, attrice britannica di talento che solo ora, proprio grazie alla trasposizione cinematografica del libro di Gillian Flynn, ottiene un’attenzione meritata da tempo.

La vita e la carriera della Pike non sono esattamente ordinarie, e non stupisce dunque che sia stata scelta per un ruolo così fuori dalle righe, complesso, maturo e certamente folle. Anche Rosamund lo è: se non folle, certamente piuttosto “Amazing”. Infanzia avventurosa, educazione di tutto rispetto, poche storie d’amore con uomini interessanti, un paio dall’esito inaspettato (un uomo che si è scoperto gay; un regista di cui parleremo più avanti) e dal dicembre 2009 un compagno dal passato stravagante, Robie Uniacke, ora ricercatore matematico, dal quale ha avuto due figli (Solo, nel 2012, e un bimbo nato pochi giorni fa, il 2 dicembre, il cui nome non è stato ancora rivelato).

Bionda, bellezza elegante e glaciale, un po’ musa hitchcockiana e un po’ ‘ghiaccio bollente’, Rosamund Pike nasce ad Hammersmith, Londra, il 27 gennaio 1979, figlia unica di due cantanti d’opera (il padre ora è professore di musica al Conservatorio di Birmingham) e vive un’infanzia scandita dal ritmo degli ingaggi professionali dei genitori, viaggiando per tutta l’Europa fino ai 7 anni. Il che, a detta della stessa attrice, l’ha resa «una ragazzina strana. Hai una visione della realtà piuttosto distorta. Pensi che la vita sia piena di incredibili intrighi, passione, drammi oscuri, infedeltà, crimini. E di persone dai comportamenti estremi».

Ero una bambina trasandata e ogni sera sul palco mia madre mi sembrava incredibilmente piena di stile ed eccitante.

Da sempre scelta per ruoli più maturi dei suoi anni, si trova spesso a dover assicurare ad intervistatori e colleghi che non sta mentendo sulla propria età. «Il mio primo ruolo al cinema [in un film di James Bond] ha consolidato questa immagine di una donna aristocratica, frigida, inglese e scostante», raccontava a Variety lo scorso settembre al Toronto Film Festival, durante la promozione di “Gone Girl”.

È innegabile che la prima impressione che si ha di lei sia quella di una sensualità altera, un’innata eleganza patrizia, eppure Rosamund Pike ha affermato di trovare strano il fatto che al primo appuntamento gli uomini ritenessero di doverla portare fuori a cena in locali esclusivi, quando la notte più magica che avesse mai trascorso era stata un pattinata a notte fonda tra le strade di una Londra deserta.

Ma torniamo a dare un’occhiata alla sua carriera.

Crescere tra trucco e costumi di scena ha certamente avuto un’influenza sulle scelte di vita («A furia di stare tra adulti nel teatro sono diventata una osservatrice curiosa. Interessata alle vite emotive degli altri, fin da subito ho capito che le persone avevano relazioni segrete»), perciò quando viene notata da un agente in una produzione di “Romeo e Giulietta” al National Youth Theatre, a 17 anni, si imbarca con il suo aiuto in una carriera professionale. Ma inizialmente questa non sembra essere la sua strada.

La laurea ad Oxford e James Bond 

A 19 anni Rosamund presenta domande di ammissione presso diverse scuole di teatro, ma viene rifiutata da tutte. Al riguardo, nel 2010 ricordava: «In seguito incontrai qualcuno che sedeva in una di quelle commissioni, e lui ammise che il mio era stato il miglior provino che avesse mai visto, ma era stato messo a tacere dagli altri colleghi, che mi avevano ritenuto troppo abituata agli agi e viziata, il che non è assolutamente la verità. Non possiedo una casa, i miei genitori non hanno mai posseduto una casa; e non per qualche filosofia di vita, semplicemente perchè non se la potevano permettere. Non mi darebbe fastidio essere considerata privilegiata se solo avessi mai avuto esperienza del benessere che ciò comporta, ma non era davvero il caso nostro».

pike frostRosamund Pike ha trascorso però almeno un periodo della sua vita in ambienti prestigiosi ed elitari: temporaneamente accantonate le prospettive attoriali, ottiene di studiare Letteratura Inglese al Wadham College, Oxford. Durante l’esperienza accademica si aggiudica alcuni ruoli minori, soprattutto in tv, ma uno solo è quello decisivo: Rosamund viene scelta per la parte di Miranda Frost, algida Bond Girl del ventunesimo film della serie, “La Morte Può Attendere” (2002).

Nonostante la giovanissima età, la Pike si dimostra una convincente spia doppiogiochista, fredda e calcolatrice anche nella passione, in un film da dimenticare se non fosse per i suoi eccessi trash (Bond arriva con un kitesurf, cavalcando uno tsunami fino al circolo polare Artico, per dirne una). E purtroppo, ciò che di questo primo lavoro viene indagato è il suo essere la prima Oxford Bond Girl che parla tedesco e francese fluentemente, o la scena di sesso con Brosnan (da lui puntualmente liquidata ridimensionandone la rilevanza). Senza dubbio più divertente è l’aneddoto che in questi ultimi mesi ha divulgato riguardo il provino sostenuto all’epoca per la parte di Miranda Frost, presentandosi con un imponente costume di scena della madre, ben lontano dalla sofisticata e sobria eleganza che i produttori avevano in mente. Lo racconta con quella sua dizione impeccabile a Lynn Hirschberg in uno degli screen test per  W Magazine:

Dopo la laurea ottenuta nel 2001, la Pike mette a frutto la fama generata da quella produzione e lavora a diversi progetti sul grande schermo, tra cui “The Libertine”(2004) nel quale recita a fianco di un licenzioso Johnny Depp, tenendogli testa in ogni scena (particolarmente in questo acceso confronto), e che le fa guadagnare il premio come miglior attrice non protagonista ai British Independent Film Awards.

Jane Bennet, l’amore e una carriera da non protagonista.

Solo nel 2005, nei panni di un’incantevole Jane Bennet in “Orgoglio e Pregiudizio”, le cose cominciano a cambiare. Rosamund Pike ha all’attivo già diversi titoli, i più famosi dei quali l’avevano vista ritrarre personaggi a dir poco spregiudicati, e sorprende il candore estremo con cui qui tratteggia una figura secondario, che se nella maggior parte delle previe trasposizioni — cinematografiche o televisive che fossero — era spesso un ruolo debole, sotto la direzione di Joe Wright diventa una fanciulla letteralmente splendente: la Jane di Rosamund è sempre ingenua e dolce, ma davvero bellissima, tanto da mettere in ombra la protagonista (come dovrebbe essere nella dinamica della vicenda), spesso ammantata da una luce dorata, e quella sorta di durezza che l’attrice aveva infuso nelle sue precedenti prove si trasforma qui in qualcosa che conferisce spessore al personaggio smussando lo stereotipo (anche se l’economia del film risente di quella del romanzo, e non approfondisce più di tanto la caratterizzazione).

Rosamund Pike sul set di Orgoglio e Pregiudizio | Foto di Greg Williams

Rosamund Pike sul set di Orgoglio e Pregiudizio | Foto di Greg Williams

Anche da un punto di vista personale, il set di quel film si rivela importante, perché galeotto: durante la lavorazione Rosamund Pike inizia una relazione con il regista Joe Wright. I due si fidanzano nel 2007, con grande gioia dei tabloid che non perdono tempo nel divulgare ogni dettaglio della proposta — sarebbe successo sul Lago di Como — ma pare che Wright abbia avuto un ripensamento un anno dopo, quando gli inviti sono stati già spediti. Viene dipinto come un caso di runaway groom, tanto per cambiare.

Intanto, oltre che in teatro e televisione, la Pike continua a lavorare al cinema, in ruoli perlopiù da non protagonista che ne ripropongono l’immagine di donna bella e acuta, o fredda, o arrivista: il suo inglese dalle “cut glass vowels”, ovvero dalla pronuncia perfetta, cristallina, e la splendida voce bassa e sensuale sono state utili in film minori come “Il caso Thomas Crawford” (2007), dov’è un’ambiziosa donna in carriera, o “Il Mondo dei Replicanti” (2009), in cui incarna una dei “surrogati”, ovvero intelligenze artificiali, o ancora “Jack Reacher – La Prova Decisiva” (2012) nel quale interpreta un avvocato molto capace e determinata.

Col passare degli anni, sempre più spesso viene descritta come “nuova Grace Kelly”, o la tipica “Rosa Inglese”. Etichette che non ha mai trovato appropriate:

Semmai una rosa con petali stropicciati — non per ragioni emotive, piuttosto… delle imperfezioni. Mi ritrovo troppo spesso nei guai per colpa della perfezione. C’è un’impressione generale che io abbia vissuto una vita di agi, ma non è proprio così.

Seguono altri ruoli più o meno piccole, e fino al 2014 gli unici due titoli che vale la pena menzionare sono “An Education” (2009) e “La versione di Barney” (2010).

Nel primo Rosamund è una donna ancora una volta bellissima, ancora dall’aspetto sofisticato ma sopratutto vacua. Di una vacuità invincibile, estremamente affascinante, e perfettamente riassunta in una battuta che dovrebbe essere cult: alla citazione francese di Jenny (Carey Mulligan) che cerca disperatamente di essere à la page, Helen (Pike) chiede chiarimenti, e quando Jenny ripete in inglese ciò che aveva appena detto, la risposta dell’altra, con occhi sgranati e un sorriso che è più che altro una smorfia fatua è «Oh no, hai detto qualcosa di completamente diverso!»

In “La Versione di Barney”, invece, Rosamund Pike affronta il provino per la parte di Clara, personaggio bohémien e chic che aveva nel romanzo di Mordecai Richler. E non riusce a vedere dentro di sé, una trentenne, la capacità di interpretare una donna la cui vicenda si dipana per alcune decadi, fino alla piena maturità, ovvero il ruolo che il regista Richard J. Lewis scegli invece per lei.

La donna romantica ed elusiva

Nella primavera del 2009 Rosamund rilascia un’intervista interessante e per la prima volta più personale, in forte contrasto con l’idea che il mondo dello spettacolo aveva creato fin dagli esordi. Nella cornice della sua abitazione a Kensington, una casa in affitto (quando ogni tentativo di acquistare proprietà è fallito, commenta: «Ho deciso: i miei genitori non hanno mai comprato una casa da nessuna parte, e forse finirò come loro, una vita da nomade, trasferendomi ogni volta che non mi potrò più permettere un posto»), la Pike rivela molti lati di sé a Lynn Barber che se da una parte ci confermano che non è un’entità eterea e imperfettibile, dall’altra, proprio per questo, la rendono ancora più ideale (una curiosità: Lynn Barber è la giornalista le cui scandalose — per l’epoca — vicende sentimentali sono raccontate proprio in “An Education”).

La Barber accenna infatti alla torta raffinata che l’attrice ha preparato per lei, alla sua mise semplice e sensuale; il fatto che sia un’amante del cibo capace di pranzi di lavoro di dieci ore coronati da cena con amici in un ristorante indiano e sprezzante della bilancia; che preferisca posare nuda piuttosto che farsi ritrarre solo il volto, cosa che la fa sentire troppo esposta; è una donna profondamente romantica, ma fino a quel momento sfortunata con gli uomini: oltre alla debacle con Wright, il suo primo fidanzato è ora compagno del direttore creativo di Burberry (sorte che dì li a breve sarebbe cambiata, grazie all’incontro con Uniacke e la famiglia che hanno costruito insieme); ma soprattutto all’epoca Rosamund è un’attrice che evita la fama, convinta che «se lo si vuole, si può mantenere sempre un profilo basso».

Anche per questo non vuole vivere a Los Angeles, che descrive come «una città quasi di fantasia, e solo finché ne rimango fuori per me può rimanere un parco giochi dove tutto è possibile».

Rosamund Pike, by Patrick  Demarchelier

Rosamund Pike | Foto di Patrick Demarchelier

Ma sarà difficile tener fede a questo proposito d’ora in poi, con la svolta fondamentale che la sua carriera ha subito grazie alle scelta di David Fincher di farne la sua Ragazza Scomparsa.

La vita da Amazing Amy 

Rosamund Pike riceve la notizia di aver ottenuto la parte di Amy in “L’Amore Bugiardo” mentre si trova in un angolo remoto di Scozia, bardata in una maschera contro gli insetti pestiferi del luogo, saltando in aria a braccia spalancate: dopo lunghe conversazioni con Fincher, tenutesi anche via Skype da una palestra e di persona a St Louis, per dare modo al regista di capire se fosse la scelta giusta, alla Pike arriva l’agognata conferma con un sms, in un set fuori dal mondo, privo di ricezione, dove per comunicare col resto del mondo deve arrampicarsi su una collina e attendere che compaia almeno una linea di segnale.
Il messaggio l’ha cancellato per errore, ma Jimmy Fallon ha potuto mostrare la testimonianza  fotografica della reazione, al Tonight Show:

Il ruolo le era stato proposto nel 2013, e pare che abbia dovuto vedersela con Charlize Theron, Natalie Portman, Emily Blunt, Abbie Cornish e Olivia Wilde, ma alla fine Fincher ha optato per una faccia meno conosciuta, fattore determinante che reputava di maggior interesse per lui e per il pubblico.

La preparazione per il ruolo è meticolosa: l’attrice, aiutata da un grafologo, ha creato la calligrafia di Amy in modo che rispecchiasse il carattere del personaggio. Voleva che la grafia di Amy fosse immacolata quanto quella di Rosamund disordinata; lavora poi duramente per l’accento, soprattutto nelle voci fuori campo registrate sotto l’attentissima cura di Fincher, al punto da cambiare la dizione parola per parola fino ad ottenere l’effetto voluto, e il risultato è ottimo. La voce profonda, femminile e carezzevole di Amy è forse il tratto più importante del personaggio, o un personaggio a sé, il primo mezzo tramite cui lo spettatore ha esperienza diretta, seppur non completa, di Amy stessa.

Anche la preparazione fisica intensa: dovendo rimodellare il proprio corpo, pratica la boxe per asciugare la figura nelle scene in cui Amy è giovane, e prende peso per le altre parti del film.

Inutile dire che ne è valsa la pensa: per Rosamund Pike questo è il ruolo della carriera, anche qualora, come ci si augura, dovesse realizzarne ancora molti ed altrettanto importanti. È per lei forse ciò che “Attrazione Fatale” è stato per Glenn Close, sicuramente il personaggio al quale la sua faccia sarà indelebilmente associata, complice anche l’insistenza della regia di Fincher, che apre e chiude tutta la pellicola proprio sul volto di Rosamund.

Rosamund Pike fotografata David Fincher per W Magazine

Rosamund Pike fotografata David Fincher per W Magazine

Una parte talmente magnetica da far dimenticare che l’attrice è comparsa anche in uno dei film più disdegnati dalla critica nello stesso anno (“Hector and the Search for Happiness” con Simon Pegg) e uno quasi ignorato (“What We Did on our Holiday” con David Tennant); ma anche un ruolo talmente totalizzante e impegnativo da farle affermare:

“Gone Girl” è stato così intenso, un’esperienza così dura che nel momento in cui ho finito ho pensato ‘Ho bisogno di portare qualcosa di positivo al mondo. La vita è più bella con i piccoli’.

Ed ecco come l’attrice si è trovata a promuovere in lungo e in largo il film della vita quando era incinta di sette mesi.

La recentissima nascita del bambino la porterà ad eclissarsi di nuovo: «Voglio spegnere i telefoni e sparire per un po’. C’è un livello di attenzione nei miei confronti del tutto nuovo, e non ho pronto un sistema per far fronte a tutto questo, non ho uno scudo da utilizzare».

Difficile immaginare che possa però rimanere off radar per tutta la stagione dei premi, considerando che è in pole position per quelli maggiori. E se anche anni fa auspicava la vittoria del “Discorso del Re” di Hooper sul “Social Network” di Fincher, non pare probabile che stavolta mantenga posizioni così patriottiche. In fondo, una statuetta sarebbe un perfetto — e meritato — coronamento per questa nuova fase della sua vita.

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