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Ri-”nascita” per i Rotting Christ

Diciamo la verità: quanti là fuori avevano apprezzato le ultime release dei Rotting Christ? Troppo strane per ritagliarsi un posto nei cuori dei fan della prima ora e troppo estreme per i nuovi seguaci. Oggi, però, ci si trova di fronte ad un album di spessore artistico affatto irrilevante, completo e complesso, segno tangibile di una crescita musicale portatrice di un messaggio che il titolo bene incarna: “Genesis” ovvero “Nascita”, venuta alla luce di una “new-era” per i Rotting Christ. Un percorso inedito che sonda senza remore tutti i lati dell’estremismo musicale melodico fondendo abilmente lidi sonori distanti anni luce gli uni dagli altri. Dal black metal, matrice innegabile del “Rotting Christ sound”, si evolve in thrash, in avantgarde, per ricadere poi sul death sinfonico: si passa dalla strofa pseudo-dance di “Release Me” (che molto ricorda “Enter To My Me” dei Plasma Pool) al prog di “Under The Name Of Legions” che diventa quasi power/black sinfonico aprendosi poi ad un coro melodico di stampo gothic black. Davvero per tutti i gusti. Ma l’elemento che colpisce maggiormente è che tutti i brani stanno al posto loro e mantengono una linea-guida concreta e coerente al massimo col “viaggio” che i Rotting vogliono proporre. “Genesis” contiene una gamma di suoni/campioni/brani/melodie davvero enorme, un tappeto strumentistico vario e compatto al tempo stesso, è un lavoro estremo (il cantato è in scream) ed oscuro, ma anche solare e difficile da inquadrare con semplici parole. “Daemons”, “Lex Talionis”, “Quintessence”, “Nightmare”, “Dying”, “Ad Noctis”, tutti brani che, dopo circa venti ascolti, non stancano ancora, e più il cd gira nello stereo, più emergono elementi nuovi ed intriganti alimentando la longevità del prodotto. Tutto questo poema per giungere ad un’unica conclusione: “Genesis” andrebbe acquistato da chiunque, amante dell’estremo o no.

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