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Intervista a Roy Paci: tutta la bellezza di essere italiani

Impegnato come direttore artistico di Villa Ada 2014, insieme a Mamo Giovenco, Roy Paci ha da poco sfornato “Italians Do It Better”. Tra una data e l’altra del suo tour con gli Aretuska, il grande musicista siciliano, di Augusta, ci ha raccontato che cosa secondo lui gli italiani fanno meglio rispetto agli altri popoli.

Roy è già sulla buona strada, e voi? Leggete la nostra chiaccherata per capirlo!

 

Ciao Roy! Bentornato su LoudVision… come stai??
Bene grazie!

 

Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo tour con gli Aretuska?
E’ un tour che ci permette di fare una sorta di revolver di tutti i brani più importanti dei dischi che abbiamo realizzato.  Include quelli che sono i grandi successi di questi anni e l’ultima hit lanciata qualche giorno fa per anticipare il nuovo lavoro discografico che non ho ancora ben idea se riesco a farlo uscire in autunno o entro la fine dell’anno.

 

Sabato ti esibirai a Roma con il  “Roy Paci Aretuska All Stars Tour 2014” . Quanto sei carico?
Io mi sento carico ogni giorno della mia esistenza perché alla fine godo di un grande privilegio che solo noi siciliani, probabilmente, abbiamo avuto la fortuna di avere. Mi auguro che ci siano altri popoli così. C’è una carica energetica insita in tutte le persone che sono nate e che hanno vissuto alle pendici della nostra Etna e che hanno assorbito l’energia del bacino mediterraneo, uno dei posti più belli che esista al mondo. E mi permetto di dirlo perché ho girato veramente tanto ma tanto tanto per poterlo confrontare con altri posti del mondo.
Mi sento carico sempre, non ho la necessità di sentirmi carico solo quando devo andare ad affrontare i concerti. Sono ben felice di avere questa forte adrenalina anche quando sono a casa e mi godo la mia terra, e quelle che sono le cose più belle che ogni tanto riesco a fare. Parlo di quelle cose che facevo quando ero bambino, come coltivare l’orto con i miei genitori che appartengono a questo mondo contadino. Per me è una sorta di rituale “zen” quello di coltivare la terra! (ride).

 

Il tuo ultimo singolo si intitola “Italians Do It Better”. Cosa fanno meglio gli italiani?
Gli italiani fanno meglio le cose, rispetto a tanti altri, quando si pongono nei confronti dei progetti stessi in maniera onesta, equilibrata, eticamente corretta. Abbiamo una marcia in più perché nel nostro Dna è scolpita tutta la storicità, la grande cultura che abbiamo sviluppato per primi nel mondo e che ci portiamo dentro. Da questo punto di vista l’Italia rimane ancora un Paese invidiato da tutti, almeno per quello che concerne la storicità architettonica, le dominazioni che abbiamo avuto..
Gli italiani che si pongono di fronte a un mestiere in maniera onesta hanno una marcia in più che permette di primeggiare.  Non si tratta di gareggiare, ma di farsi portare rispetto quando poi si fa un lavoro, o una professione che diventa visibile agli occhi di tutti. Mi riferisco a tutti quei giovani che ho incontrato negli ultimi tempi e che ho apprezzato perché si sono distinti in maniera eccelsa.
Secondo me abbiamo perso di vista l’ingrediente fondamentale che è l’umiltà e siamo diventati un popolo “spocchioso”, e tra l’altro molto ignorante. Siamo mediocri, in sostanza. Quindi, bisognerebbe prendere come esempio questi giovani che si sono fatti il culo fuori, all’estero, e hanno capito, con il confronto, quello che veramente c’è di bello dell’essere italiano.

 

E’ una canzone nata per dare una scossa agli italiani in un momento storico così difficile?
Si, ma la difficoltà l’abbiamo creata anche noi. Dobbiamo essere onestamente autocritici. Ma non voglio che questa autocritica diventi un coperchio.. Piuttosto che piangerci addosso, prendiamo esempio da questi ragazzi che si stanno distinguendo e che potrebbero veramente insegnarci delle cose. Siamo soliti, invece, coltivarci il nostro orticello pur di schiacciare la testa agli altri. Quando i nostri nonni trascorrevano il loro tempo, c’era una condivisione diversa. La condivisione era un’arte del saper vivere.

 

Questo tuo ultimo lavoro è stato realizzato insieme con Dr. Ring Ding e Saturnino. Come è nata questa doppia collaborazione?
Come si dice dalle mie parti “A casa mia è sempre aperta a tutti!” (ride).
Ho sempre avuto un modus operandi delle nostre famiglie, delle nostre mamme: quando c’è un pezzo di pane si divide con gli altri. E’ importante ed è veramente una cosa bella avere un attaccamento alle proprie origini. E’ il senso di condivisione di cui ti parlavo prima. Ho sempre amato ospitare la gente..
Ho pensato subito a Saturnino per questo pezzo che ha un andamento funky –drum molto prepotente. E’ un caro amico e un grande musicista, un “italian do it better” riconosciuto nel mondo.

Dr. Ring Ding è un caro amico tedesco che da circa 30 anni fa reggae. Così, gli ho fatto uno “squillo” ed è venuto in studio e abbiamo fatto questo lavoro insieme!

 

Ci sono tanti altri ospiti dentro il pezzo.. sono molto contento di avere questo atteggiamento di apertura.
Nei cori ci sono dei nuovi talenti musicali come Zibba, Diodato, John Lui di Catania, Grazia Negro. E’ come se fosse una casa dove si dialoga e dove si scambiano impressioni, osservazioni, emozioni e sorrisi.

 

Tra le novità c’è sicuramente l’inserimento dell’elettronica. Come influirà questo sull’esecuzione del tuo repertorio storico?
Con degli arrangiamenti modificati ma che non fanno perdere lo smalto all’opera primordiale. Anzi, ci permettono anche di spostarci su sonorità che sono più vicine a quello che sta accadendo nel mondo internazionale. A quelle che sono le stelle che, in questo momento, stanno indicando il cammino, come Pharrell Williams, o produttori che hanno aperto dei nuovi orizzonti.

 

Ricordiamoci, infatti, che il mio gruppo è italiano, con forti radici siciliane, ma che all’estero è sempre stato considerato come gruppo internazionale. Noi abbiamo la facilità di possedere un messaggio multi-linguistico.
Ho sempre una visione della mia musica, e anche della mia vita, molto glocal. Rispetto le mie radici ma mi apro al mondo intero. Quando arrivano delle cose belle mi metto in discussione e mi faccio contaminare.

Ha un ritmo molto incalzante e decisamente in linea con la stagione. Sei consapevole che potrebbe diventare un tormentone estivo al pari di “Toda Joa”?
Ma Roy Paci porta sempre il sole! (ride). “Toda Joa” è stato un pezzo che ha fatto il botto in tutto il mondo. Me lo sono trovato anche in Brasile!
La cosa simpatica è che io non certo tormentoni, ma qualcosa che sia “catching”, che possa catturare la gente.
Con gli Aretuska do una sensazione di una band che sorride sul palco, che trasmette energia, che vuol far ballare e anche riflettere con i messaggi che lanciamo. Se diventa un pezzo molto apprezzato ben venga, così portiamo acqua al nostro mulino visto che siamo in tanti: dobbiamo mangiare, abbiamo le famiglie, i pannolini costano, e i picciriddi hanno fame! (ride).
Ci sarà tempo e spazio per una tappa nella tua (nostra) Sicilia?
Non lo so ancora. Non sto seguendo le date perché sono molto impegnato in questo momento a Roma in un festival che mi sta succhiando le energie, Villa Ada 2014. Grazie al cielo, non avendo tempo, ci pensa il mio staff. E se arriva la data in Sicilia non posso che essere felice perché ho sempre piacere a tornare nella mia terra.

Parliamo proprio di Roma. Assieme a Mamo Giovenco sei il direttore artistico di “Roma incontra il Mondo”, un evento partito proprio mercoledì sera che coinvolgerà numerosi artisti. Cosa avete preparato per il pubblico capitolino?
Ho invitato una band di giovani ragazzi, e probabilmente faremo delle cose, delle sorprese, insieme sul palco. Ovviamente, Villa Ada è una bella piazza e ci siamo trovati sempre molto bene. C’è stato un grande supporto da parte degli amici che ci seguono e abbiamo fatto sempre dei bellissimi concerti.

Il tuo curriculum vitae è pieno di numerose collaborazioni sia nazionali che internazionali…

Pure troppe!

Senza togliere nulla agli altri, con chi ti è piaciuto collaborare di più finora?
Guarda tutti quanti mi hanno dato un pezzettino che sono andato a incasellare nel puzzle della mia vita. Tutti sono stati fondamentali. Ognuno degli artisti con cui ho collaborato, scambiato musica, ha dato qualcosa nel percorso della mia vita. Bisogna sempre prendere la parte bella della gente per rimpolpare il nostro bagaglio culturale.

Se Vinicio Capossela mi ha dato la follia, Manu Chao mi ha dato il grande carisma, Ivano Fossati la grande saggezza. Teresa De Sio mi ha dato la grande caparbietà, forza.. la tenacia. Se ci penso, ognuno ha dato si qualcosa a quello che ho fatto.

Sei sempre in prima linea per quel che riguarda le tematiche sociali, e ne parli anche sui social network. Spesso sulla pagina Facebook i tuoi follower leggono i tuoi pensieri e le tue idee. Tra gli artisti sei uno di quelli che fa più “rumore”.. Questo ti fa onore sia per il ruolo di artista che ricopri che per umanità. Non è da tutti avere un rapporto così bello e cristallino con le persone.. Sei consapevole di questo?
Si, sono consapevole, ed è anche bello il fatto che dire una cosa con molta chiarezza ti porta anche a scontrare con opinioni diverse. Anche perché altrimenti questi network non si chiamerebbero social! La cosa per me fondamentale è la condivisione e la critica delle idee che uno ha. Il social network, oltre al pubblicizzare, ti porta a condividere delle emozioni con gli altri. Il mio percorso è quello di dare voce a tutto questo.

 

Forse è proprio questa tua semplicità e il tuo modo di fare aperto al mondo, alla vita che le persone apprezzano di te e che ti ha portato ad arrivare dove sei arrivato.
Io sono contento di questo perché tante persone per strada si permettono di abbracciarmi. Chi mi incontra non mi saluta e basta. Non c’è una riverenza del personaggio quasi intoccabile. Io ho permesso a tutti quelli che mi seguono e anche a chi non mi conosce di avere un approccio diverso come se fossi una persona uguale a tutte le altre. Non sono differente dal pescatore, dall’operaio. Io faccio il mio mestiere come gli altri fanno il loro.

 

Prima di fare questo nella mia vita ho fatto dei mestieri “forti” come il muratore, il contadino, che mi hanno permesso di capire veramente che cosa è importante nell’arte del mestiere stesso! La gente la metto a suo agio, ed è bellissimo ricevere per strada questi abbracci.

Sono la linfa vitale della mia vita stessa.

Non sono assolutamente io quello figo, sono gli altri che sbagliano a comportarsi così. Non faccio niente di cosi spettacolare, faccio l’uomo, non solo il musicista o il personaggio pubblico. Da uomo devo comportarmi eticamente e dignitosamente. E’ giusto avere questo tipo di educazione con le persone. Quelli che non si comportano così secondo me sono delle grandi persone sbagliate e mi dispiace perché mi rendo conto che alcuni sono proprio colleghi e non hanno capito una minchia di come ci si comporta nella vita!

Cosa ti dà la grinta per andare avanti, nonostante lo schifo che c’è in giro?
Adesso ti svelo un segreto! Io mi “ammucco” circa 200 gr di peperoncino al giorno! (ride, ndr). Sono figlio di una grande mangiatrice di peperoncini, la mamma Pina,  che mi ha introdotto alla cultura del piccante sin da piccolo. Mangio peperoncino a livelli impressionanti, ma anche molto piccanti a livello di gradazione. Il peperoncino mi rende già bello schizzato ed elettrico!

Sono talmente elettrico che già il caffè mi fa male. L’unica sostanza che introduco ed è in grado di purificare il mio corpo è il peperoncino.. e ne mangio veramente quintali! (ride)

 

Oltre al messaggio lanciato con “Italians Is Better”, qual è il consiglio o il conforto che dai agli italiani in questo momento di grande disagio che il nostro Paese sta vivendo? Hai un “pensiero felice” anche per la tua Sicilia che ti pensa sempre?
Mmm.. Io non sono nessuno per potermi mettere su un piedistallo.. Devo ricollegarmi al concetto espresso prima nelle altre domande. Vorrei tanto che la gente, e in primis il mio popolo che conosco meglio di tanti altri, si facesse un attimo una bella e seria riflessione, un grande esame di coscienza. Siamo tutti quanti, e non solo i siciliani, sempre capaci.. e simpaticamente cretini, a puntare il dito al prossimo, ma non abbiamo la forza di fare autocritica.

 

Io sto cercando di migliorarmi e ho sicuramente degli angoli da smussare. Si cresce e fa parte del cammino della propria vita. Ho sempre avuto come obiettivo, lanciando uno sguardo alla mia vecchiaia, non tanto quello di diventare un personaggio famoso, un grandissimo musicista, ma divenire un saggio. Un vecchio saggio che ti arricchisce con le sue perle di saggezza.

 

Il mio percorso è quello di raggiungere una saggezza infinita, luminosa. Per arrivare a quella saggezza bisogna veramente farsi un grande esame di coscienza, anche quando gli altri ti fanno incazzare, uno si deve chiedere dove ha sbagliato.
Se io mi comportassi in maniera diversa con alcune persone, in un modo che magari non si aspettano, probabilmente potrei cambiare le cose. Mi sono accorto che rivolgendomi educatamente a questo tipo di personaggi che hanno questa rabbia, strafottenza, li spiazzo, e li faccio pensare.

 

Il grande segreto della vita forse è riuscire ad essere puri. Quella purezza che ho visto nei grandi mentori come Gino Strada.. persone a cui dedico la mia vita. Alla buon anima di Don Gallo. Gente che ha lasciato un candore, una grande verità, che ti fa pensare che non esistono solo persone che cercano di buttarti giù.

Torniamo a te. C’è grande attesa per il nuovo album che uscirà in autunno. Puoi darci qualche anticipazione?
Guarda non ho anticipazioni. Sono solo ossature dei brani e non ho nemmeno il titolo dell’album. Sicuramente, e spero, sarà un album esplosivo!
Voglio lavorarci ancora perché siamo in una fase troppo embrionale per poter tirare delle somme. Magari riuscirò a capirlo verso settembre!

Invece, una curiosità! La conferenza stampa di presentazione di Villa Ada era un picnic.. Di chi è stata l’idea? Che rapporto c’è tra musica e buon cibo?
E’ stata una mia idea perché io sono ormai legato da tempo alla gastronomia. Mi occupo di gastronomia da vicino, degli orizzonti sonori del cibo, della ricerca sonora del cibo.
Anche Villa Ada quest’anno è molto legata al cibo. Anche il cibo, se fatto bene, è un’arte.. non solo per soddisfare il palato, ma anche i sensi. Viaggiando su territori di percezione del gusto, quindi di una percezione sensoriale, si crea una grande sinergia tra musica e cibo, in questo caso. E’ quello che ho voluto portare avanti dentro Villa Ada e che sta anche funzionando. Le nostre aperture alla gente devono essere conviviali. E da qui l’idea di un picnic molto semplice ed è anche bello!

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