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Royal Hunt: La rivincita del Paradosso

Anche per i Royal Hunt è giunto il momento del sequel. E così, dopo aver recensito su queste pagine il loro ultimo album, ne abbiamo parlato con il mastermind della band, André Andersen.

Ciao André. Voglio innanzitutto che tu sappia che i Royal Hunt sono stati da sempre uno dei gruppi power da me preferiti sin da quando ero giovane! Per questo è un grande onore parlare con te della nuova uscita “Paradox II – The Collision Course”, ossia della continuazione dell’acclamato “Paradox”. Questo nuovo album, infatti, continua le atmosfere della prima parte, anche per quanto riguarda i testi: un concetto molto contraddittorio, appunto paradossale, quello delle differenze culturali e di religione, che questa volta vengono rapportate all’anno 2008. Vorrei che ci rappresentassi la tua opinione sul concept e sulle differenze tra le due parti del lavoro “Paradox”.
Vedi: per me l’essenza del paradosso – in quanto stiamo parlando del problema principale della release del 1997 – è il fatto che, quali che siano (ingiuste o mostruose) le azioni delle persone, sono sempre state e sono tutt’ora commesse con una giustificazione (sto generalizzando) e questa giustificazione diventa sempre “la volontà di Dio”. È sicuramente un paradosso che un “libro sacro” (sia esso la Bibbia, il Corano, o comunque tu lo voglia chiamare) e che riguarda il “bene”, il “divino” e “il diritto e la misericordia” sia stato scritto da uomini per gli uomini, e storicamente sia stato utilizzato dagli uomini come una scusa (o una ragione in alcuni casi) per la maggior parte dei più atroci crimini del nostro tempo. E ancora… Qualsiasi “radicale” movimento – specialmente quelli che abbiano una sorta di sapore religioso – è una palese dimostrazione di contraddizione in termini… assurdo. Quel che è troppo, è troppo!
I cristiani hanno fatto i loro errori secoli fa (crociate e qualsiasi equivalente “missione”) e sono anche riusciti a portarsene alcuni sino al 20° secolo (vedi l’esempio dell’Irlanda che, pur non essendo esattamente la stessa cosa, comunque calza a pennello!). E adesso, dopo tutti questi storici errori, dal Medio Oriente vengono le stesse idee, gli stessi inganni, che stanno rovinando il mondo.
Così, per quanto riguarda i testi, sono tornato fino all’inizio della storia. Ma mentre nel primo album il tema principale è stato la descrizione di “che cosa è accaduto”, su quello nuovo sarà “perché è successo e perché sta succedendo”.
Vedi: già la prima pietra posta per creare la cornice del nostro concetto di religione ha dato vita al primo conflitto che può semplicemente essere descritto come “il mio Dio è più grande di tuo Dio, ergo io/ noi e il nostro modo di vivere siamo superiori rispetto al vostro!”. E mentre questo problema sembra essere in rapido calo in Occidente, è diventato quasi “la questione principale” in alcune parti d’Oriente. Il risultato è una serie di terribili situazioni di conflitto di cui siamo stati e siamo tutt’ora testimoni e ne subiamo gli effetti!

“Collision Course” ha qualche differenza rispetto alle atmosfere di “Paradox” perché la band è dieci anni più anziana e tu hai imparato dai tuoi errori. Parlaci della tua esperienza in questi anni e delle differenze che ha subito la tua musica.
Quando ho iniziato a raccogliere alcune idee musicali per questa nuova release, ho notato che l’atmosfera generale di tutta la cosa mi ricordava “Paradox”. È difficile da descrivere a parole la musica, ma non vi è stato qualcosa di “concettuale” su questo aspetto sin dal primo giorno. Così, in un certo senso, non ho elaborato questa idea, ma è stata questa idea che ha trovato me. Per quanto riguarda le differenze tra i due album… beh.. l’ultimo è uscito dieci anni dopo, quindi è dieci volte meglio!

Raccontaci perché John West ha lasciato la band. È stata per noi una gran sorpresa. Mark Boals è più che un degno successore di John. Cosa hai dovuto fare per convincerlo ad entrare nei Royal Hunt? Che differenze trovi nelle voci dei due? La voce di Mark in “Collision Course” è più “heavy” rispetto al suo predecessore. È stata una scelta voluta o un normale sviluppo?
Era solo il momento giusto per entrambi di andare avanti. Abbiamo fatto un mucchio di album, tour per un po’ di tempo (otto anni in tutto) e siamo arrivanti al punto in cui entrambi avevamo una sintonia totale su tutto ciò che intendevamo e volevamo dire – musicalmente parlando.
Poi abbiamo aggiunto Mark proprio come un qualsiasi altro cantante e ci è piaciuto il modo in cui la sua voce si mescolava con la musica, la creazione di questo tipo di atmosfera “Paradossale”.

Oltre a Mark, in questo album collaborano anche altri grandi cantanti come Doogie White, Ian Parry, Henrik Brockmann, Kenny Lubcke, e ciascuno di essi ha dato alle canzone una personalità diversa. Vorrei sapere se hanno collaborato in studio oppure ciascuno ha registrato la sua parte separatamente, come oggi usualmente si fa!
Ho pensato che questi ragazzi potessero creare maggiore tensione a questo tema particolare dell’album, assegnando loro alcuni personaggi delle storie. Comunque non è stato dato loro tanto spazio, ma solo qualche diversivo qua e là.
Non riesco a render loro onore a sufficienza. Ognuno di loro è un caro amico ed un ottimo professionista. È vero, loro hanno veramente fatto la differenza e sì, tutti hanno registrato le loro parti nel mio studio: è il miglior modo (non sono un fan dei cosiddetti “album di posta”).

Abbiamo notato anche una maggiore presenza di voci femminili, nell’album, all’interno dei caratteristici cori della band.
Certo! Ciò rende le cose ancora più eccitanti…
[PAGEBREAK] Poche cose sono cambiate nello stile della band rispetto alle precedenti opere. I Royal Hunt sono una band dai segni distintivi molto delineati: grandi melodie delle tastiere ed elementi sinfonici sempre ornati con eccellenti voci di coro. Ma ritengo che, in questo album, la vostra chiave di lavoro si discosti un po’ dal precedente “Paper Blood”. Mi sembra infatti che i riff chitarristici abbiano più peso. Non è così?
Non ci abbiamo mai pensato. Le cose sono avvenute così da sole… Avvengono così, quando prendi il mood della migliore canzone.

La canzone “Exit Wound” mi ricorda parecchio “Message To God”. È stata una scelta deliberata oppure un frutto del caso?
Nulla negli album dei Royal Hunt avviene per caso!

Molta gente si è chiesta perché DC Cooper non abbia collaborato in quest’album. Ho sentito dire che tra voi non è finita “bene”. Come sono i vostri rapporti ora? C’è qualche progetto di fare qualcosa insieme nel futuro?
Non ci sentiamo da quando se n’è andato dalla band… [telegrafico e chiarissimo N.d.r.]

Tu suoni molti degli strumenti, componi, scrivi i testi, produci. Potremmo dire che i Royal Hunt sei soltanto tu! Infatti la band ha sofferto il cambio di molti elementi negli anni, ma di fatto non è mai cambiata. Credi che in qualche modo ciò abbia influenzato la musica che tu hai scritto? Gli altri componenti della band hanno avuto un ruolo nel processo di composizione?
Ho scritto tutte le canzoni, ma solo quando è stato il tempo giusto per la registrazione e l’arrangiamento. Tutti i ragazzi hanno comunque un loro ruolo, una personalità musicale e siamo tutti al lavoro per far in modo che tutto avvenga nel migliore dei modi, anche se abbiamo dovuto modificare talvolta alcune disposizioni proprio negli ultimi minuti.
Anche se io scrivo tutta la roba, i Royal Hunt sono una band vera e propria e tutti possono dare il loro contributo, che peraltro è sempre apprezzato.

Non ci credo André! Dicono tutti così! Alla fine, secondo me, sei tu il mastermind dei Royal Hunt e sei tu che componi il materiale, dai le direttive alla band e prendi tutte le decisioni. Del resto, perché avresti sentito l’esigenza di comporre due album solisti come “Changin Skin” (il nome la dice tutta) e “Three” con Paul Laine e David Readman? Forse avevi tra le mani del materiale che non si “addiceva” ai Royal Hunt” o è stato solo un modo per prenderti una pausa fuori dalla band e suonare qualcosa di differente con persone differenti?
La verità è che sono uno stacanovista e così, quando i Royal Hunt sono in un momento di pausa, faccio qualcos’altro, tipo un album solista o la colonna sonora di un film o altro ancora. Ma quest’anno mi sono dedicato unicamente ai miei Royal Hunt. Quindi nessun lavoro solista in vista per adesso!

Quali sono le differenze più eclatanti tra il nuovo album ed i precedenti, a tuo parere?
Tutti i nostri album sono tra loro un po’ diversi. Prendi per es. “Paper Blodd” o “Eyewitness” o ancora “The Mission”. È difficile per me sceglierne uno migliore o uno peggiore. Ciascuno di essi ha un valore in sé, guardandoli in retrospettiva. In altre parole, ti sto dicendo che non avremmo potuto scrivere “Collision Course” se non ci fossero stati tutti gli altri album. Abbiamo comunque cambiato molte cose, altre cose le abbiamo definitivamente abbandonate (un certo tipo di sound più sporco), abbiamo lasciato quelle chitarre pesanti che dominavano in “Eyewitness”, abbiamo avuto degli elementi tecnici su “Paper Blood”, abbiamo avuto un sound più techno su “The Mission” e tutto ciò ha fatto sì che scrivessimo “Collision Course”.
Non è neanche possibile dire se c’è stato un album che mi abbia soddisfatto di più. Ognuno ha il suo significato.

Bene André! Vorrei ringraziarti per il tempo che hai perso per noi. Cercherò di vederti nello show che farete in Italia.
Grazie a voi per il supporto. Mi raccomando, seguite i Royal Hunt!

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