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Royal Hunt: Les classiques

Semplice e deciso, così ci appare il sig. André Andersen, tastierista e mastermind di quella piccola grande band (forse sarebbe il caso di dire “da culto”) che nei suoi oltre dieci anni di carriera ci ha saputo regalare piccoli capolavori come “Moving Target” e “Paradox” con sugli scudi la voce ineguagliabile di D.C. Cooper. Ma occorre ricordare anche l’ultimo, spettacolare, “The Mission” dove a far da cantastorie è l’ingiustamente bistrattato (almeno in passato) John West (Artension). Eccoci quindi giunti in quel di Bresso, (Indian’s Saloon per la precisazione) a vedere cos’hanno in serbo per noi in questa serata. Ma adesso lasciamo la parola a André.

Cominciamo con una domanda scontata. Il vostro ultimo lavoro verte sui “Martian Chronicles” di Bradbury, cosa vi ha spinto a fare questa scelta? Puoi farci sapere qualcosa di più?
Well, ho scelto questo libro semplicemente perché mi piace. È stata una cosa molto naturale. Il romanzo tratta di una specie di “Nuovo inizio” per la razza umana, che in seguito agli sbagli commessi in passato ha la possibilità di colonizzare Marte, facendo tesoro degli errori passati. Naturalmente l’indole umana porterà alla distruzione anche questo sogno. Vedi, si adatta benissimo alla situazione mondiale attuale, non c’è bisogno di farti esempi. È un modo perfetto e utilissimo per spingerci a riflettere. Su noi, su tutto. Spero che capiate.

E della produzione cosa mi dici? Nell’ultimo disco si sentono molto i suoni “alti”,secchi, a discapito di quelli “bassi”. È stata una scelta voluta?
Certo, è stato una specie di tentativo di ridurre la parte umana nell’espressione musicale, naturalmente in relazione al concept! Non abbiamo mai avuto intenzione di diventare delle macchine (ride). Abbiamo solo voluto creare uno scenario che sapeva di meccanico, di robotico. E, se devo essere sincero, è stata anche una scelta ragionata, un modo di contrapporre questo album a “Fear” il nostro penultimo lavoro, un disco molto caldo, passionale e hard rock!

A proposito del concept, sei tu che ti occupi delle liriche? Che processo segui nel songwriting? Se ne hai uno particolare, s’intende.E per quanto riguarda le fonti di ispirazione? Non so, per esempio le cosidette arti visuali sono un valido spunto?
No, non ne ho uno particolare, sono piuttosto eclettico (ride). No, comunque tendo a scrivere musica e liriche contemporaneamente, così come vengono. È una specie di gioco alchemico. Un miscuglio unico. Per quanto riguarda il modo in cui traggo le mie idee non ragiono in questi termini. Certo i film sono una validissima fonte di ispirazione, ma in generale prendo ispirazione da qualunque cosa sia, bè, ispirata. In qualsiasi campo e da qualsiasi parte provenga.

Cosa pensi della scena metal attuale? Ascolti solo questo genere di musica o ti dedichi anche ad altro? Per esempio nu-metal o cose del genere?
Be’, personalmente penso che la scena metal internazionale sia buona. L’unico ed enorme difetto consiste nell’esistenza di troppe band clone, che lo siano dei Dream Theater o degli Helloween non ha importanza. Ecco, se c’è una cosa che mi sento di rimproverare ai gruppi più giovani è proprio la scarsa mancanza di coraggio, la poca propensione a cercare strade nuove ed inesplorate; anche se non credo che sia tutta colpa loro..In quanto al cosidetto nu-metal, per prima cosa penso che sia una definizione adatta soltanto ai giornalisti e comunque Creed e Nickelback mi piacciono (Nu-metal?). O meglio mi piace qualche loro canzone, un album intero non riesco ad ascoltarlo. Piuttosto ascolto cose tipo Peter Gabriel, Sting o addirittura Madonna. L’ultimo “Rays of Light” (in realtà non è l’ultimo n.d.r) ha girato parecchio nel mio stereo. Insomma per me esiste solo musica “buona” o “cattiva”, non faccio distinzioni di genere.

Visto che siamo in tema di gusti, cosa pensi della scena anni ’80?
Non mi piace per niente. La odio. Odio l’Hair Metal. Le mie radici sono nei solchi degli album dei Deep Purple, dei Rainbow e dei Led Zeppelin. (lapidario n.d.r)
[PAGEBREAK] E, sempre a riguardo della scena attuale, cosa ne pensi di gruppi come i nostrani Rhapsody? Pensi sia difficile per un gruppo giovane avere qualche riscontro?
Allora, ognuno va avanti per la sua strada. Facendo quello che ritiene più giusto. Poi è logico che chiunque trovi difficoltà. A cominciare dai giovani per arrivare ai gruppi in giro da più tempo. Che siano i Royal Hunt o gli Aerosmith non ha importanza. È difficile per tutti, anche per chi è famoso e ricco. Per farti un esempio, solo adesso abbiamo potuto programmare, per la prima volta, di effettuare nel futuro prossimo tour in Sud America e un po’ più in profondità nel resto d’Europa. Fino a questo momento infatti abbiamo dedicato molto del nostro tempo al Nord Europa.

E a riguardo del tuo nuovo solo-project che mi dici? Ho letto proprio oggi la notizia. Chi saranno gli ospiti?
Sarà completamente diverso dal precedente “Changing Skin”. Questo sarà molto meno melodico e rilassato, molto più Hard Rock, più duro. Vi piacerà. (ride).

In quanto agli ospiti, io li odio. Sul mio disco suonano solo amici. È sempre stato così e lo sarà sempre. Comunque ci sarà Ian Perry degli Elegy, li conosci?
Certo! Una domanda a margine per te. Nel vostro Tour Bus abbiamo visto un pallone da calcio. Che squadra tifi?(ridendo) A me non piace il calcio! Sono gli altri che lo adorano, io non ne capisco niente. In compenso adoro l’Hockey, vedi!? (indicando la sua maglietta)

Come ultima domanda, anche alla luce del vostro ultimo disco vorrei chiederti che cosa pensi a riguardo del (nostro) futuro.
Non la vedo né negativamente né positivamente. Come ho già detto abbiamo i mezzi per migliorare e capire gli errori commessi. Sta tutto a noi. Ci sono lati positivi e negativi in tutte le cose. L’importante è riflettere e prendere coscienza.

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