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I Royksopp sono cresciuti, ora sono “Senior”

Quarto disco per i Royksopp. L’affiatata coppia norvegese riesce sempre a rinnovarsi disco dopo disco, ripercorrendo sì i suoni che l’hanno resa famosa, ma mettendo sempre qualcosa di nuovo in quanto ad atmosfere e sperimentazioni sonore.

“Senior” segue (nemmeno a dirlo) “Junior”, del 2009. Le sonorità sono più cupe (“The Alcoholic” riporta ai primi Daft Punk, quelli di “Veridis Quo”) e molto coinvolgenti. Lo si capiva già dal primo singolo “The Drug”, forse quanto di meglio ci si possa aspettare oggi in fatto di elettronica col suo ritmo incalzante e un beat d’altri tempi. Il brano è di quelli che ti fanno muovere la testa (come altri nel disco), segno che non annoia e che riesce a catturare l’ascoltatore. Un bel prodotto che va a completare quel procedimento di maturazione iniziato con “Junior”.

Quest’ultimo lavoro è molto più introspettivo e meno immediato del precedente. Forse nel complesso ha meno varianti sonore al proprio interno e può risultare il più piatto della loro discografia, ma l’omogeneità è proprio il punto forte. Non ci sono eclatanti cambi di passo, ma 47 minuti strumentali piacevoli e godibili. Ascoltandolo in maniera molto approfondita si può dedurre che forse si sarebbe potuto osare di più (come in “Forsaken Cowboy”, troppo monotona), ma pezzi stile-Air come “The Fear” e “Comin’ Home” creano un tappeto sonoro dark/ambient che fa guadagnare punti ad un lavoro già di per sé buono.

Pro

Contro

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