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Daniele Luttazzi: Pandemonio 18/06/2010
Daniele Luttazzi: Pandemonio
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Ispirarsi è lecito. Citare è elegante. Copiare getta discredito. Dov'è la discriminante?
Partiamo dall'inizio. Da circa due anni alcuni blogger certosini si sono accorti che qualche battuta di Daniele Luttazzi era molto simile a pezzi di famosi (in patria) comici americani: Emo Philips, George Carlin, Bill Hicks ed altri. Fin qui niente di strano. I comici lo fanno e non solo loro: quante volte in musica capita di sentire pezzi che suonano simili ad altri? La barzelletta poi si tramanda per definizione, si racconta per sentito dire. Ma le segnalazioni che raccoglie il blog continuano a crescere, i pezzi somiglianti sono brani articolati, lunghi monologhi, sketch teatrali, rappresentazioni complesse.

Qualcuno comincia a fare domande. Le risposte di Luttazzi sono molteplici, la chiave di volta sembra essere una caccia al tesoro che il comico avrebbe lanciato già da molti anni, invitando il pubblico a cogliere le citazioni dai famosi autori ai quali di volta in volta si ispirava. Inoltre c'è la motivazione legale, che suona più o meno così: mi denunciano per una battuta ritenuta lesiva o troppo volgare, mi difendo dicendo che non è nemmeno mia, e che questa è certamente satira, perché l'ha detta un grande autore satirico. Il naso dei fan e dei giornalisti comincia ad arricciarsi. Non capiscono bene perché insistere su queste difese traballanti quando già l'ispirazione o la citazione, seppur non esplicitata, sono due motivi leciti per un cripto-comico che ha già abituato a tiri mancini e scherzi di cattivo gusto. Forse non si può parlare esclusivamente di ispirazioni/citazioni/riarrangiamenti per la mole di materiale interessato?
Già, ci chiedevamo dove fosse la discriminante fra le tre possibilità iniziali. La discriminante si trova nella quantità. A titolo di esempio si parla di plagio, in musica, quando si copiano almeno otto battute. Nel cinema e nella televisione, si parla di plagio quando i minuti presi in prestito sono più di due.
Ad oggi i blogger hanno trascritto più di duecento pezzi riciclati da Luttazzi, o presunti tali.

Le questioni sono inevitabilmente due: o le battute che il blog indica come copiate sono in realtà errate, oppure Luttazzi ha copiato (ricalcato, migliorato) più di duecento battute. Sono tante o poche?
I video che girano sull'argomento fanno effetto, perché mostrano chiaramente i singoli casi, ma non provano molto. Sono una quarantina di minuti di materiale, quindi al massimo venti minuti di repertorio (vengono mostrate le due versioni, quella originale e quella interpretata da Luttazzi). Venti minuti di battute prese in prestito ci stanno, anche solo in due o tre spettacoli.

Qualcuno parla di plagio ma in realtà i fan sono poco interessati alla questione legale, se ci sono degli illeciti i comici americani valuteranno e agiranno di conseguenza. Quello che non piace è il mistero che aleggia e non si svela del tutto, l'insieme di dettagli che fanno l'impressione globale. Noi che mastichiamo musica lo sappiamo: inserire il fraseggio di un grande autore in un brano originale può essere citazione. Può aggiungere pepe e può essere anche divertente e bello da scoprire. Ma non ci vuole una legge per spiegare che dieci brani copiati (riarrangiati, migiorati) sono un album di cover. E che se non c'è scritto sopra che è un album di cover, la questione è perlomeno strana.

Ma le vicende sospette non finiscono qui.
I blogger dicono che i due post nel blog di Luttazzi riferiti alla caccia al tesoro siano stati manomessi, retrodatati. Il dibattito è infuocato perché non c'è un sistema certo per sapere se i post siano stati modificati oppure no. Sul tracker del sito si vede che i due post incriminati sono stati curati/modificati da un certo Lloyd (un nickname di Luttazzi), a differenza degli altri, e che l'ultimo accesso è avvenuto nel maggio dello scorso anno, molto dopo la data di registrazione "ufficiale" che appare in fondo al testo. I maliziosi sostengono che le modifiche siano avvenute quando la voce dei presunti plagi cominciava a spargersi. Per chiarire la vicenda si potrebbero rintracciare i precedenti vincitori della caccia al tesoro, alcuni compaiono con nome e cognome sul blog del comico romagnolo, saprebbero testimoniare sulla veridicità di gioco e premiazione. Ma ai blogger importa poco, perché quella della caccia al tesoro è da loro ritenuta una giustificazione debole in rapporto alla quantità di battute interessate.


C'è poi, sempre secondo i blogger, un altro post che sarebbe sparito dal sito di Luttazzi in merito al Letterman Show, consultabile qui. Bill Scheft non era autore del Letterman come dice Luttazzi e non si è ispirato ad una sua battuta, come spiega ironicamente il comico americano nel suo stesso blog.
Come sottolinea la stampa, sembra anche che l'agenzia di intrattenimento Krassner, riconducibile a Daniele Fabbri (Luttazzi), abbia chiesto la rimozione da Youtube dei filmati comparativi tra le sue battute e quelle dei comici americani definendoli diffamatori, in particolare uno di questi, titolato Il meglio [non è] di Daniele Luttazzi. Un comportamento che più di altri fa storcere il naso al popolo della rete, avverso ad ogni censura, specie quando viene dal re dei censurati, una delle tre vittime del famoso (gli inglesi direbbero in-famous) Editto Bulgaro.

La storia di recente diventa nota al grande pubblico proprio perché Luttazzi non convince appieno i giornalisti. A partire da quelli de l'Unità, che pubblicano dieci domande in stile D'Avanzo, alle quali Luttazzi risponde un po' sbrigativamente. Non convince i giornalisti di Repubblica, che riportano la vicenda in edicola e online. Non convince del tutto nemmeno i giornalisti de Il Fatto Quotidiano, che prima lo intervistano (a dirla tutta con domande poco ficcanti) e poi pubblicano un'analisi di più ampio respiro in rappresentanza dei fan delusi.

Wu Ming già ne parla al passato "Luttazzi era...", come se la carriera del comico dovesse finire qui, ma in filigrana traspare comprensione, apprensione e forse anche una difesa, se riconoscerne i meriti è configurabile come difesa. E il talento comico di Daniele Fabbri non è in discussione. Un esempio recente, le battute recitate durante il fenomeno multimediale Raiperunanotte hanno suscitato risate e applausi a ripetizione, valgono (quasi) gli otto anni di assenza dai palinsesti RAI, ed almeno una è inequivocabilmente sua. Insomma non si tratta di una caduta in disgrazia, di un nuovo Stephen Glass, per intenderci. Perché Luttazzi è attivo da vent'anni, ha scritto una ventina di libri e interpretato altrettanti spettacoli teatrali. Con i numeri attuali farebbero circa dieci battute copiate all'anno, o dieci a libro/spettacolo.
Forse i numeri attuali sono al ribasso? Stando alle sue parole un po' lo si teme:

"Ogni querela (per plagio o diffamazione) sostiene sempre che la mia non è satira, ma insulto e volgarità gratuita. Idem i giornali di destra, che poi gli avvocati dell'accusa usano nelle citazioni come prova che la mia non è satira. Quando riportano i miei monologhi "pieni di insulti e volgarità", però, inevitabilmente citano anche i brani di Bruce, Carlin, Hicks, Rock, Schimmel ecc. che vi ho inserito."

In che senso inevitabilmente? Quanti ne sono stati inseriti?

Le spiegazioni di Luttazzi forse miglioreranno, i suoi sostenitori se lo augurano. Dopo lo shock iniziale probabilmente i vecchi fan se ne potranno fare una ragione, quello che era a prima vista inaccettabile piano piano sarà digerito, compreso, sublimato. Ma ora servono delle risposte puntuali dal comico romagnolo. Insomma, gli internauti sono allergici al diritto d'autore e copiare, rimaneggiare, rinnovare è il loro credo. Sotto sotto, delle citazioni a loro non importa.
Però vorrebbero un chiarimento cristallino su tutte le incongruenze e le piccole ombre che oggi si allungano sulla vicenda, per tornare nuovamente a ridere come una volta.

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